MATTIA TEDESCO, professione chitarrista
intervista
Classe 1985, Mattia Tedesco è attualmente in tour con Achille Lauro e Federico Nigiotti, ma nel suo palmares ci sono anche diversi big della musica italiana: Eros Ramazzotti, Vasco Rossi, Mina, Celentano, Il Volo, Gianluca Grignani, Dolcenera, Noemi, giusto per fare nomi. Non trascura inoltre la passione per l’insegnamento ed è docente dei corsi online della Rock Guitar Academy di Milano. Abbiamo intercettato Mattia Tedesco in un day-off e ci siamo fatti raccontare parecchie cose interessanti, che condensiamo nell’intervista che segue.
Ciao Mattia, che piacere risentirti. Attualmente sei impegnato su più fronti live, con Enrico Nigiotti e Achille Lauro, ed anche la tua attività in studio pare non conoscere soste: ti va di parlarcene?
Cominciamo col “Nigio”, Enrico Nigiotti, un fratello ed un amico col quale collaboro da quasi dieci anni. Ci siamo conosciuti ad X Factor nel 2017: io ero nella band, lui era un concorrente. Poco dopo sono stato contattato per il suo primo album e non ci siamo più lasciati. Ogni anno si va in...
l'articolo continua...
Facciamo un passo indietro nel tempo: il 27 luglio 2025 è venuto a mancare Celso Valli, monumento della musica italiana, e tu sei stato una presenza fissa nel suo studio di registrazione. Vuoi parlarci di questa esperienza?
E’ la prima volta che mi viene chiesto di Celso in una intervista e ti ringrazio. Ho perso un maestro, un amico, una persona alla quale vorrò sempre bene. Ho iniziato a lavorare con lui nel 2013 ma…dal nulla! Ho avuto la fortuna di suonare con suo figlio, Paolo Valli, per Anna Oxa. Nel luglio del 2013 mi arriva una chiamata da un numero sconosciuto, era Celso. Mi dice che suo figlio gli ha parlato bene di me e che vuole conoscermi; un paio di giorni dopo, riempio la macchina di chitarre, ampli e pedaliere, e parto per Bologna. Si trattava di una produzione di un ragazzo di Roma di cui non ricordo il nome, che aveva chiamato Celso per gli arrangiamenti di un disco in cui avrei suonato la chitarra. Al termine del lavoro, Celso mi ha detto una frase che non dimenticherò mai: “se non ti dovessi più chiamare è perché io non ho lavoro. Benvenuto nel team!” Da lì mi ha chiamato per tantissimi dischi: Vasco Rossi, Mina, Celentano, Noemi, Nigiotti, Ramazzotti, Il Volo, Dolcenera, Baglioni, Grandi. Talmente tanti nomi, che di sicuro qualcosa mi starà sfuggendo. Sono stati degli anni bellissimi; anni nei quali ho imparato qualsiasi cosa. Non vedevo l’ora di andare a Bologna, per me era come Natale ogni volta. Sono davvero onorato di aver lavorato al fianco di Celso per così tanti anni, porterò tutti i suoi insegnamenti sempre con me. Ho la fortuna di portarmi dentro un po' del suo modo di vedere la musica e il mio impegno è cercare di diffonderlo il più possibile. Lui è la persona che cito in assoluto come modus operandi. Sarà sempre una figura insostituibile: non solo per me, ma per tutta la musica italiana.
Come abbiamo detto, il tuo è un percorso di tutto rispetto: qual è il segreto, ammesso che ci sia, per fare di una passione una professione come la tua? Quali sono, inoltre, i tratti musicali e caratteriali da cui un musicista professionista non può prescindere?
Non c’è nessun segreto, caro Dario. E’ tutta una questione di sliding doors. Il grande fatto, però, è poter fare qualcosa che ti rende felice. Se hai entusiasmo nel fare quella cosa, tutto è più facile. Se sono contento di lavorare in studio e magari suonare semplicemente un Do maggiore o un La minore senza la puzza sotto il naso, il produttore lo percepisce. La naturalezza e l’onestà intellettuale, le persone le avvertono. Se viceversa suoni scazzato, non avrai il giusto timing, la giusta attitudine, e saranno sotto gli occhi di tutti. Inoltre, non conoscere l’invidia e, ulteriore fattore importante, essere puntuali! [ride]
Fra i tanti aneddoti e le curiosità che ti hanno coinvolto nel corso degli anni, ne ricordo uno in particolare: se ti dico Grignani e Big Muff, cosa ti viene in mente?
Che meraviglia… Con Grignani praticamente ho fatto il militare! Il mio primo tour importante, il primo artista col quale ho lavorato per tre anni. Lui mi ha fatto scoprire tutto un mondo fatto di sonorità legate al grunge, ai Radiohead, aspetti che non avevo mai analizzato davvero a fondo. Mi ha insegnato come usare il Big Muff, il Leslie, lo Space Echo, i Ratt, e tutta quella tipologia di pedali che non facevano parte del mio rig di chitarrista pop e di cui ora non riuscirei più a farne a meno. Me la ricordo questa cosa del Big Muff… Eravamo a un soundcheck ed ero già col volume del pedale a 10. Gianluca mi diceva di alzare di più, ed io gli dicevo che ero già al massimo. A quel punto, è corso sul palco dal fondo della sala del teatro, ha regolato il tono e il drive del pedale e, magicamente, il volume si è alzato. L’ho guardato incredulo chiedendogli come avesse fatto, e a quel punto, sorridendo, mi ha detto: “non dire mai non si può... si può fare tutto, soprattutto con i suoni!” Ho imparato che nella realtà non esistono regole precostituite e questa cosa mi ha aperto un mondo: se hai una determinata sonorità in testa, in qualche modo sei in grado di ottenerla. Sì, Gianluca mi ha insegnato ad andare oltre regole.
Non possiamo non parlare di gear nel dettaglio: quali sono le chitarre, gli ampli e i pedali che utilizzi maggiormente?
Essendo un sessioman e non considerandomi un guitar hero, ho un parco strumenti bello fornito. Io mi sento sereno e rilassato anche con una chitarra, un cavo ed un ampli ma, visto il mio lavoro, mi piace investire tanto per avere a disposizione una tavolozza di suoni il più estesa possibile. In tutti i casi, il mio gear non può prescindere dalla Stratocaster e da quelle sonorità che non mi annoiano mai. In questo momento, le mie preferite sono due: una del 1986, nata con la finitura nera, che ho distrutto in anni di liscio, e una vintage del ‘69 acquistata da Francesco Balossino, il classico sogno di una vita! E’ proprio Francesco, lasciami dire che considero alla stregua di un fratello, ad aver restaurato la mia Strat in collaborazione col Tone Team (Romano Burini e Matteo Rufini): grazie a loro è tornata in forma smagliante e con una finitura sunburst incredibile!
La pedaliera strizza parecchio l’occhio ad Hendrix e Landau, quindi Ibanez Tube Screamer, Maxon SD9 Fuzz (Octafuzz) e il pedale Volume che mi permette di controllare le dinamiche a dovere e che dunque non lascio mai a casa. Inoltre, non posso fare a meno dei classici Timeline e Blue Sky della Strymon ed aggiungo che sono anche un amante degli Univibe e dei Leslie. Tutto finisce in una testata M-Tech Audio [celebre marchio di Modena] costruita da Massimo Mantovani. In realtà, ne ho un paio, una più moderna che arriva ai livelli di saturazione di una Soldano e l’altra con un canale di stampo Fender ed uno di stampo Plexi, che è quella che utilizzo di più. Il discorso cambia quando vado in uno studio e allora mi porto le testate M-Tech Audio e chitarre come Strato, Tele, 335 e Les Paul. Anche chitarre offset all’occorrenza, come un paio di Jazzmaster costruite da Liutart [marchio di Seniga, Brescia] che adoro per versatilità e silenziosità. All’occorrenza, mi porto anche una Martin D41, una baritona di Bacci Guitars [marchio di Pescia, Pistoia], una baritona acustica e due 12 corde, acustica ed elettrica. Tutto dipende dalle richieste della produzione. Alcune volte, invece, si utilizzano determinati strumenti che sono già in studio. Tutto fantastico in fatto di gear... e pensare che mi viene da sorridere quando la take migliore la faccio con chitarra, cavo e ampli. In effetti, quel che conta sono le idee. Se hai una buona idea puoi registrarla anche con una chitarra da 100 euro con le corde marce. E se sei felice di suonarla e funziona, stai tranquillo che quella sarà la take della vita.
Che rapporto hai con gli in-ear?
Un rapporto puramente lavorativo. Ormai è cosa comune utilizzare le sequenze ed avere i clic in cuffia, ed il loro utilizzo è necessario. Oltretutto, quando gli in-ear sono gestiti da grandi fonici, è fantastico, un po’ come ascoltare un disco in cuffia. Però, se mi dici di andare a suonare in trio e mi chiedi di portare gli in-ear, ti dico di no. Preferisco i monitor a terra, gli ampli dietro con la cassa microfonata e un volume spropositato, perché ogni elemento ha la sua valenza e linguaggio.
Sei un amante del suono vintage ma non hai mai avuto un atteggiamento ostile nei confronti del digitale…
E’ perché sono un curioso per natura e mi piace addentrarmi in mondi diversi. Mi è capitato di registrare dischi con strumenti vintage microfonati a regola d’arte, che passavano dentro mixer, banchi o preamplificatori vintage, ottenendo dei suoni meravigliosi. Così come mi è capitato di registrare in studi grossi come una cucina, arrivando solo con il plettro in tasca, dove mi davano un cavo e una chitarra che entrava in una scheda audio con dei plugin... eppure mi sono divertito, nonostante il suono di chitarra fosse iper-processato da effetti che solitamente si usano per la voce, modellando la peculiarità del brano. Rispetto il modo di lavorare di ogni studio, non sono uno schizzinoso. Tutto ha diritto ad avere uno spazio, che si tratti di digitale o di vintage: si tratta di mettersi tranquilli e carpire le potenzialità di ogni sistema.
Il sessionman deve avere la capacità di entrare nel respiro di ogni brano, carpirne il lessico e il feel, e suonare per la sua massima espressione e resa, non è semplice. Tuttavia, ci sono sessionmen che lasciano sul campo quella firma sonora che li distingue e, personalmente, sostengo che tu sia uno di loro... tu come la vedi?
Anzitutto ti ringrazio, non posso che essere felice! Mi metto sempre al servizio del brano. Ho fatto delle session bellissime suonando solo delle pennate verso il basso. Adoro registrare dischi, suonare le canzoni. Se mi chiamano anche solo per suonare Mi minore, Do, Re con le pennate in basso con l’acustica, significa che il mio modo di suonare e di esprimermi sono stati considerati adeguati allo scopo. E non perché io sia il più bravo, non sarà mai una gara! Di fatto, metto tutto l’entusiasmo che ho anche quando si tratta di piccoli interventi... adoro suonare!
Mattia, ora ti lasciamo al tuo day-off... grazie per la bella chiacchierata.
Grazie a Guitar Club per avermi dato questa bellissima opportunità e un grosso saluto ai lettori chitarristi!
Leggi anche
Podcast
Album del mese
Angelo Bordieri
Armonia Negativa, Guida Pratica
Volonté & Co
Armonia Negativa, Guida Pratica. Una Tecnica Speculare per L’Armonia Tonale: con la sua nuova opera didattica dal titolo eloquente, Angelo Bordieri, virtuoso chitarrista genovese,...
Peter Frampton
Carry The Light
UMe/Universal Music
A 75 anni, e a 50 dallo storico successo di Comes Alive!, Peter Frampton dimostra che l’ispirazione non si è spenta e pubblica Carry The...
Muse
The Wow! Signal
Warner Records/Helium-3
The Wow! Signal è il disco con cui i Muse tornano a guardare il cosmo, ma lo fanno passando da una frattura intima e totalmente...
-->