MUSE "The Wow! Signal"
recensione
L’apertura di The Dark Forest chiarisce subito la direzione: il celebre “Wow! Signal” non è un semplice richiamo concettuale, ma il varco attraverso cui i Muse entrano in un racconto che ha il passo del rock sinfonico e la densità del metal, con frequenti accensioni prog a dare spessore alla corsa. Il risultato è un brano che suona come una dichiarazione d’intenti.
Lungo l’ascolto del disco, la sensazione è quella di una band tornata davvero centrata e “The Wow! Signal” è probabilmente il lavoro più compiuto dei Muse da anni: più coerente, più ispirato, più libero di prendersi tempi, sospensioni e deviazioni senza perdere il filo. La produzione resta enorme ma non soffoca il respiro dei...
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Nightshift Superstar introduce una deviazione electro-funk con venature quasi disco, grazie a un basso elastico e a una ritmica più mobile del solito; Shimmering Scars, invece, porta il disco in una zona più vulnerabile, dove Bellamy abbassa la voce e lascia parlare la fragilità. È uno dei passaggi più riusciti del lavoro, poiché mostra una band capace di non dover sempre alzare il tiro per farsi sentire.
Anche i brani più immediati hanno una funzione precisa: The Sickness In You & I colpisce dritto, mentre Unravelling ha tutta l’energia del pezzo pensato per esplodere dal vivo; più laterale, ma riuscita, la collaborazione con Ellie Goulding in Hush, che porta dentro il disco una sfumatura pop elettronica più soffusa senza spezzarne l’identità. E poi c’è il finale, Space Debris, che richiude il cerchio con una malinconia sospesa e un crescendo orchestrale di forte impatto, come se dopo la corsa cosmica restasse soltanto il riverbero delle cose perdute.
The Wow! Signal è un disco grande, teatrale, e finalmente necessario, con cui i Muse che ritrovano il fuoco e lo fanno unendo suono, visione e scrittura.
[Nota – The Wow! Signal è uno dei misteri cosmici più affascinanti dell’ultimo secolo: un potente segnale radio a banda stretta viene rilevato il 15 agosto 1977 da Jerry R. Ehman, impegnato allora con l’università dell’Ohio in un progetto alla ricerca di vita extraterrestre. Il radiotelescopio BigEar intercetta l’anomalo segnale per 72 secondi e registra sui tabulati l’ormai iconica sequenza “6EQUJ5” che l’astronomo, stupito, cerchia in rosso, scrivendo accanto Wow! La provenienza del Segnale Wow non è mai stata accertata ma la riflessione sulle possibili forme di vita extraterrestre non ha mai abbandonato l’umanità e con essa i misteri del cosmo: tutto questo è il concept in cui gravita il nuovo album dei Muse, dieci tracce capaci di spaziare dall’electro-rock al pop di maniera, da fraseggi elettrizzanti a sonorità sintetizzate, con le chitarre e i groove aggressivi che sono la firma a cui la band britannica non sa rinuciare]
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