MILES DAVIS "Birth Of The Cool"
recensione
“Si tratta di un audace lavoro di squadra da parte di architetti del suono, intenti a rimodellare in tempo reale il linguaggio del jazz...” – ha detto Harley – “Birth Of The Cool è un’atmosfera, una tavolozza, dove spazi e arrangiamenti diventano vitali quanto le note stesse. Si sente Miles suonare in piedi e seduto nelle session documentate dalle registrazioni originali su bobine...”
Dopo il suo periodo degli esordi alla metà dei Quaranta nel quintetto di Charlie Parker, Davis emerge con il suo impulso creativo, intenzionato ad esplorare nuove direzioni, questa volta nel ruolo di emergente bandleader.
Nove musicisti stellari legati da notevole affinità (Gerry Mulligan, Lee Konitz, J.J. Johnson,...
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Kai Winding, Gunther Schuller, John Lewis, Al Haig, Max Roach e Kenny Clarke), si ritrovano con Davis nello studio di Manhattan di Gil Evans (arrangiatore) e creano il laboratorio in cui prende vita il Miles Davis Nonet, ma anche le registrazioni degli undici brani pubblicati da Capitol Records dapprima come singoli a 78 giri e raccolti poi nel 1957 in Birth Of The Cool: quest’ultimo, l’album ora rimasterizzato che celebra il centenario di Miles Davis, tra i più influenti, innovativi e originali musicisti del XX secolo.
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