ULI JON ROTH Welcome To My ULIverse
Hannover, maggio 1977 – Rudolph Schenker ha appena riposto nella custodia la sua affilatissima Flying V, fumante dopo il massacrante tour europeo di supporto al loro Big Bang, Virgin Killer (1976): settanta sudatissime date in sette mesi che hanno fatto sedere definitivamente gli Scorpioni al tavolo delle grandi rock band europee, fino ad allora riservato ai gruppi inglesi... Proprio in quel momento, squilla il telefono di casa: è Michael Schenker, lo svalvolato fratellino di Rudolph che, divenuto l’arma segreta degli UFO dopo aver mollato gli Scorpions nel mezzo del loro primo tour, fa lo zio d’America da Los Angeles: “Non ci crederai mai, Rudy! Qua sul Sunset Strip c'è un gruppo che riempie i locali suonando...
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i vostri pezzi! Dovete assolutamente venire in America, siete già famosi!” Rudolph rimane di sale. Ma è vero. Un olandese volante, trapiantato in California, aveva deciso di cambiare le regole della chitarra rock facendo il funambolo su pezzi degli Scorpioni come Speedy's Coming e Catch Your Train: il suo nome? Eddie Van Halen.
Gli Scorpions hanno sgomitato come rugbisti in mischia per trovare un posto al sole, facendosi largo fra le pernacchie del kraut rock in casa e la spocchia inglese oltre la Manica, contro la bufera punk che sta per arrivare... Del resto, nel 1977, una band rock tedesca è come una squadra di bob giamaicana. Surreale.
C’era stata una sola rock band teutonica, The Rattles; buoni amici dei Beatles, suonavano anche loro allo Star Club di Amburgo dove i Fab Four erano di casa... peccato che i duecentocinquantamila marchi tedeschi stanziati per il tour americano con i Beatles li avevano dissolti per comprarsi quattro Ford Mustang, perdendo per sempre l’occasione della vita.
Rudolph invece vuole conquistare l'America dando ciò che ha capito che sta cercando: ganci melodici sollevati da power chord duri come il quarzo.
L’AVANZATA DEGLI SCORPIONS
Il diamante pazzo Michael Schenker lascia gli Scorpions, freschi del debutto psichedelico Lonesome Crow (1972), per unirsi agli inglesi UFO, per i quali gli Scorpioni stanno aprendo il tour in Germania, scioccati dal binomio Flying V+chioma bionda che quel diciottenne strafottente detona sul palco. Prima di salutare tutti, il giovane Schenker chiede all’amico Uli Jon Roth dei Dawn Road, di dare una mano alla band del fratellone a concludere gli impegni live, ed è così che al termine del calendario, la prima incarnazione degli Scorpions – fondati nel 1965 da Rudolph Schenker ad Hannover – si scioglie per poi rinascere dalle ceneri nell’estate del 1973.
Rudolph Schenker e il frontman Klaus Meine uniscono le forze proprio con i membri dei Dawn Road, fra i quali domina il poderoso basso di Francis Bucholz. Poco dopo, i rinnovati Scorpions suonano in un programma televisivo tedesco di gran seguito che li porta a un contratto discografico di addirittura 5 anni con una delle principali case discografiche internazionali dell'epoca, la RCA. Inizia così il periodo artistico più fervido e audace della band.
Con Roth abile chitarrista solista, solido autore e occasionalmente (criticatissimo) cantante, gli Scorpions resettano il contachilometri e pubblicano quattro album in studio e un live (il doppio e potentissimo Tokyo Tapes, 1978). La band amplia a dismisura i propri orizzonti, combinando la fascinazione di Roth per Hendrix, Vivaldi e le scale folk più esotiche con il riffing marziale ma melodico di Schenker, un mix stordente nel quale la possente estensione vocale del folletto Meine, la risposta pop teutonica a Ronnie James Dio, vola sospeso fra dramma e headbanging.
Fly To The Rainbow (1974) è ancora paciugato fra le acidità sixties degli esordi e le durezze rock seventies ma piazza storiche gemme: la fucilata Speedy's Coming di Uli Jon Roth (se l'abuso da whammy bar fosse un reato, Roth rischierebbe l'ergastolo per questo assolo), la mostruosa lisergia di Drifting Sun cantata da Roth e gli epici, alterati dieci minuti della titletrack, una cavalcata psycho-prog mozzafiato fra Wishbone Ash e Pink Floyd con le bombe di Hendrix caricate nella coda dinamitarda.
SCORPIONS TRILOGY 1975 – 1977
In Trance (1975) è il primo vero colpo di cannone degli Scorpions, il primo capitolo dell’inscalfibile trilogia con Uli Jon Roth.
L’album segna l’esordio del celeberrimo logo della band e la prassi delle cover scandalose, oltre che l’ingresso del funambolico belga Rudy Lenners alle pelli. Ma, soprattutto, segna l'inizio di una lunga e fruttuosa collaborazione con il produttore Dieter Dierks, colui che metterà sulla mappa il sound della band allontanandolo sempre più dalle inclinazioni psichedeliche e radicandolo nel mondo dell'hard rock della metà dei Settanta, con le radio e le arene americane nel mirino, con il pirotecnico virtuosismo della setosa Stratocaster di Roth a rappresentare un contrappunto vitale alle inclinazioni più commerciali e al tuonare spietato della croccante Flying di Rudolph.
È davvero qui che sono iniziati gli Scorpioni come li conosciamo. È davvero qui che Uli comincia a imporre il suo magistero. Dieci brani di una bellezza suggestiva, caleidoscopica e inquieta, In Trance è forse qualitativamente il più bel disco della band. Fra inequivocabili riferimenti a Blackmore, Hendrix e Page, diventa subito, se non un best seller, un modello per la chitarra shred neoclassica: arpeggi in sweep picking, scale armoniche minori ridotte, fingerpicking, dive bomb e whammy ad alzo zero.
Ma Uli non è mai fine a sé stesso. La sua dote principale consiste nel creare assoli di chitarra profondi ed emotivi. La sua doppia melodia di chitarra solista e i trilli discendenti che accompagnano la titletrack sono storia. Dura solo 28 secondi, ma per quei 28 secondi Roth sembra suonare solo per te che lo ascolti.
Se l'inquietante assolo in Evening Wind manda fuori di testa, in Life's Like A River Roth ne sciorina uno che guarda negli occhi David Gilmour e Gary Moore, un monumento che si erge come un dito medio alla stampa musicale che li considera come semplici headbanger in grado di produrre solo rumori.
La band ha sempre suonato ovunque e comunque, tenace come il cuoio, battendo incessantemente la Germania in lungo e largo in articolati tour che li hanno aiutati a plasmare il loro stile e il loro suono, oltre che affinare le loro abilità da live performer. E con In Trance si apre anche l'estero.
Nel novembre 1975 gli Scorpions debuttano dal vivo nel Regno Unito al Marquee Club di Londra a supporto di In Trance, fra le prese per il culo di stampa e pubblico, che tutto si aspettavano nella vita tranne che vedere una sera cinque tedeschi baffuti slegare hard rock con un potentissimo twin attack alla Wishbone Ash e Thin Lizzy nella loro reale madrelingua. Ne usciranno da vincitori.
Il successo della band cresce esponenzialmente di anno in anno creando un seguito solido, soprattutto in Belgio, Francia e Inghilterra, ma anche in Giappone, dove ottiene il suo primo album d'oro, nel 1976, con il monumentale Virgin Killer, l’album con cui gli Scorpions compiono una progressione pazzesca trovando definitivamente la propria nicchia, sfidando a apertamente i colossi dell’hard rock britannico sul loro terreno, nella loro lingua e in casa loro, ma con un sapore autenticamente teutonico, senza scimmiottare l'hard blues dei patriarchi britannici. Fuori dall'isola di Albione nessun altro suonava così.
Roth (che nella primavera del 1976 si è legato all'artista tedesca Monika Dannemann e che diventerà la sua musa ispiratrice), sciorina tutta la sua versatilità: sul proiettile argentato Catch Your Train piazza un assolo spettacolare ispirato dal concerto per violino di Brahms, mentre nella titletrack fa pelo e contropelo ai futuri metallari con una rasoiata psicopatica, aprendo poi tutta la sua coda di pavone sulla elegiaca power ballad Yellow Raven e prendersi, infine, scena e microfono accendendo il wah sul mammuth Polar Nights e funkeggiando poi selvaggio, quasi rap, sul bisbetico Hell Cat. Gli Scorpions, da curiosità folkloristica germanica diventano pesi massimi internazionali con i quali fare i conti.
Tuttavia, se Rudolph Schenker ha messo il Madison Square Garden nel mirino, Uli Jon Roth ha in testa la sua prossima avventura, gli Electric Sun. La scelta del metallico Herman Rarebell, futura colonna degli Scorpions per trent'anni al posto dell’esausto Lenners, scava irrimediabilmente il solco tra i due ed è con questi sentimenti in contrasto che le due asce teutoniche entrano in studio per l’attesissimo seguito dell’obelisco Virgin Killer.
Taken By Force (1977) suggella l’apice degli Scorpions anni Settanta, quelli con Uli Jon Roth nel motore, ma anche l’album che certificherà il suo addio alla band.
Teso, serratissimo, caleidoscopico, umorale, schizofrenico, drammatico, in bilico fra trionfo e fallimento ne riflette l’abisso: la band dà il sangue, Uli no. È sconnesso, la sua mente sta già lavorando al materiale della sua nuova band, non sottopone neanche agli Scorpioni le sue idee, eccentriche e visionarie, ebbre di Hendrix ai limiti dell’ossessione, ormai palesemente inconciliabili, ma quando lo fa accadono autentici prodigi. I’ Ve Got To Be Free è il messaggio neanche in codice al boss Rudolph Schenker di mollarlo, affidato a un funky sotto steroidi di Hendrix che sembra un voodoo.
Your Light è un gospel hippie anni ‘60 fra groove hendrixiani, con quel “You Are Not Alone” urlato nel microfono da Klaus [Meine] che arriva ad abbracciare il cielo e con l’assolo finale di Roth che sbalordisce non per la velocità ma per il feeling da pelle d’oca.
We ’ll Burn The Sky è invece una meravigliosa ode a Hendrix con il testo scritto dalla sua allora ultima fidanzata, Monika Danneman, ora compagna di Uli; con il basso magmatico di Francis Bucholz a trainare un ritmo irrefrenabile in cui Roth intarsia il suo virtuosismo neoclassico.
Ma è The Sails Of Charon, audace e rivoluzionario, a conquistare la vetta del chitarrismo degli Scorpioni e certificare l’ingresso di Roth nel Pantheon dell’heavy metal. Una sorta di flamenco esoterico ma suonato col piglio rock, con armonici e scale classiche a creare un arazzo sonoro esotico e conturbante che sposta più avanti i confini della chitarra dura.
L'assolo di apertura di Uli è memorabile e sconcertante: l’atmosfera neoclassica di Blackmore asciugata dal blues e irrorata dalle nuances prog di Allan Holdsworth. È il primo utilizzo dei modi armonico minore/frigio mai sentito in un contesto heavy metal. Ogni chitarrista sa già che arriverà secondo. È il manifesto definitivo dello stile di Uli: arpeggi veloci che inglobano diverse ottave, corse altamente melodiche, a volte non ortodosse, l'ingegnoso uso dei modi frigio e misolidio... una generazione di cosiddetti shredder, da Malmsteen a Satriani, da Sykes a Rhoads o Vai, senza dimenticare Hank Shermann, Kirk Hammett, Chris Poland o Marty Friedman ammetteranno di essersi fatti i calli suonando su questo capolavoro di Uli.
Ma la trance chitarristica non si arresta certo qua. La drammatica The Riot Of Your Time mulina l'acustica e scudiscia power chord come Townshend, con il magistrale groove upbeat sull'hi hat di Herman Rarebell a tarantolare una vera lectio magistralis sul ritmo.
Le furibonde fughe chitarristiche di Taken By Force saranno la benzina pesante nei motori di band rivoluzionarie come Megadeth e Mercyful Fate, un disco peraltro determinante nello sviluppo dei futuri power metal ed epic metal, i futuri piatti tipici dell'incipiente e inconfondibile scena metal tedesca. Rulli compressori come Steamrock Fever o He's A Woman, She' s A Man, con i loro ritornelli da Octoberfest spingerà la generazione tumultuosa di Accept e Helloween a prendere una chitarra e correre sulla strada spianata dagli Scorpions e da Uli Jon Roth.
Con l’ingresso del più gregario e funzionale Matthias Jabs nel successivo Lovedrive del 1979 (con l’estemporanea rimpatriata di Michael Schenker che griffa gli assoli di sei brani), lo Scorpion-sound si affilerà come una katana per non fallire l’obiettivo con le chart americane, smussando (i chilometrici) orpelli chitarristici di Roth e aumentando il tasso di testosterone. Ma questa è una nuova storia per gli Scorpioni.
Da seminale archetipo dell’heavy metal più neoclassico, e patriarca di quello epico tedesco durante l'era-Roth, gli Scorpions diventeranno la più grande rock band dell'Europa continentale, il colossale juke box dell’hard rock melodico, stella polare dell’ A.O.R. e dell’hair metal anni 80, il panzer dai live atletici e da Guiness dei primati con le loro corse, le loro acrobazie, le loro pose capace di fare tre sold-out consecutivi al Madison Square Garden come di suonare a Leningrado in barba alla guerra fredda davanti a 350mila sovietici increduli, con le loro staffilate possenti e catchy da far crollare gli stadi, le loro proverbiali power ballad da sedile reclinabile, fra le quali Wind Of Change, nientemeno che la colonna sonora della caduta del Muro di Berlino, i loro testi e copertine sessisti, meritandosi di farsi intitolare addirittura l’aeroporto di Hannover e farsi dedicare un francobollo.
Se Rudolh Schenker contenderà a Malcolm Young (AC/DC) il titolo di meridiano di riferimento del rock duro, per i futuri pionieri del thrash americano Scott Ian, Dave Mustaine e James Hetfield, Uli si trasformerà invece in una sorta di Gandalf hippie cosmico, sgargiante ed esoterico con cappello di velluto con piume e bandana, con il consueto atteggiamento sciallo new age, in continua e instancabile evoluzione, inseguendo la chimera di una chitarra sempre più multidimensionale e orchestrale.
L'era dell'heavy metal sta arrivando. Uli Jon Roth invece non ne ha più. Colui che ha salvato dal naufragio gli Scorpions entrando in corsa al posto di Michael Schenker e proiettandoli nello spazio con il suo schizofrenico mix di Hendrix e Vivaldi, vuole scendere dal treno e proseguire in solitaria la sua Odissea nel rock. Uli non è interessato a far maturare ciò che ha seminato nei fondamentali dischi precedenti... che il raccolto lo mietano pure altri. Che l’inevitabile blockbuster da più di cento milioni di dischi venduti nei cinque continenti che diventeranno gli Scorpioni se lo godano pure altri.
ELECTRIC SUN
Ulrich Roth è nato a Düsseldorf il 18 dicembre 1954, figlio del noto giornalista Carl-Joseph Roth, che fin da bambino gli trasmette l'amore per le arti visive, tra cui pittura e fotografia, oltre alla letteratura, incentivandolo anche a scrivere poesie e piccoli romanzi.
Ma al pennello Uli preferisce presto la chitarra elettrica. Il 1968 è arrivato, la sua prima chitarra è una tedesca Framus, una sorta di incrocio tra una Strat e una Gibson.
Negli anni successivi, trasferitosi ad Hannover, ancora al liceo Uli suona in diverse band, tra cui i Dawn Road, ma è un rocker atipico. La semplice accoppiata Fender/Marshall gli sta ben stretta. L'amore totalizzante per la sei corde lo porta a studiare chitarra classica, rimanendo ammaliato dai patriarchi Andrés Segovia e Julian Bream, ma anche da chitarristi di flamenco come Manitas de Plata. Ma è la musica classica a rapire la creatività immaginifica di Roth. Affascinato dagli archi e dalle orchestrazioni, studia pianoforte cercando di carpire le strutture sinfoniche di Beethoven, Mozart, Vivaldi, Bach, Paganini, innamorandosi perdutamente del grandioso violinista Yehudi Menuhin.
Con i Blue Infinity rompe il ghiaccio con il suo primo concerto. Il fulcro delle sue influenze sono Beatles, Cream, Jeff Beck, i Blues Breakers di John Mayall: il manuale di istruzioni del blues elettrico. Ma è un concerto di Jimi Hendrix a Dusseldorf, nel gennaio del 1969, a illuminarlo. Hendrix diventerà una ossessione per Uli, rappresentando un faro dal punto di vista artistico ed esistenziale.
Roth forma gli Electric Sun, il power trio con cui pubblica tre album molto diversi e davvero fuori dai sentieri battuti: il debutto Earthquake (1979), tributo allo spirito di Jimi Hendrix, Fire Wind (1981), dedicato al leader egiziano Anwar Sadat assassinato proprio quell'anno, che include la fantastica Enola Gay (Hiroshima Today?) e infine Beyond The Astral Skies (1985), dedicato a Martin Luther King, con l’ex-Jethro Tull, Clive Bunker, alla batteria e ai timpani.
Il costume post-Scorpions di Roth lo vede attenuare le tendenze metalliche e raddoppiare il lato prog e psych. Gli hendrix-ismi sono ai massimi storici e gli assoli sono al centro della scena. Inutile dire che quando gli Electric Sun fanno tappa a Los Angeles, a fare headbanging fra il pubblico ci sono anche le zazzere impazzite dei futuri membri di Metallica e Megadeth.
Earthquake spinge verso un suono più caldo e più organico, poche distorsioni pesanti, niente power chord. L'epopea strumentale dei dieci minuti di Earthquake o brani come Still So Many Lives Away, Burning Wheels Turning sciorinano una chitarra neoclassica poi ripresa dalle leve più giovani.
Firewind si inclina invece verso un guitar playing più elaborato e sperimentale, mentre
Beyond The Astral Skies, è probabilmente l'album più forte poiché il più completo oltre che molto più sinfonico. Basti ascoltare Eleison / Son Of Sky che racchiude la visionaria ambizione di Uli, esagerata nel tentativo di rappresentare tutta un'orchestra con la chitarra. Ma non è niente in confronto a ciò che la sua mente sta elaborando.
SKY GUITARS
Nel 1986, quando il rock business macina cifre a sette zeri e scopre le chiome mesciate dell’hair metal e i macchinoni, Uli manda in soffitta gli Electric Sun e realizza la sua ambizione più grande, lavorare con un'orchestra nel progetto Sky Of Avalon.
Il desiderio di Roth di emulare l'estensione e l'espressività del violino lo porta a pensare a una chitarra che ha più tasti di una elettrica tradizionale: si affianca al liutaio Andreas Demetriou che aveva aggiunto tasti extra alla sua Strat, e progetta la celeberrima Sky Guitar a sei corde, oltre a due versioni a sette corde, Mighty Wing e Destiny. La prima nata ha 30 tasti ma quelli dei registri alti sono troppo stretti ed è necessario allargarli a intervalli di un tono; le successive Sky sono invece prive dei tasti oltre il 30esimo e, come variante, hanno la spaziatura dei tasti di un tono intero oltre il 27esimo tasto, per un totale di 35 tasti con distanza di un semitono. Tutte hanno la tastiera scalloped e perché tutti i tasti siano agilmente raggiungibili, Roth disegna un body a goccia con un taglio drammatico, che garantisce al contempo il bilanciamento delle stesse chitarre.
“L’idea della Sky Guitar mi è venuta all'inizio degli Ottanta” – spiega Roth all’epoca – “Sono sempre stato un amante delle Stratocaster. Le suonavo sempre, ma l’unico problema che avevo (in realtà con tutte le chitarre elettriche) era che tendo letteralmente a finire i tasti. Ero abituato ad ascoltare musica per violino e musica classica. Dato che scrivo i miei assoli di chitarra anche con gli Scorpions, molto spesso la logica della melodia che avevo in testa richiedeva molte note più alte. Quindi non riuscivo a metterle sulla chitarra, finché non ho incontrato questo costruttore di chitarre, Demetriou, a cui ho chiesto di aggiungere qualche tasto extra alla mia. Ha fatto un gran lavoro, poi mi ha detto: ‘posso costruirti qualsiasi chitarra tu voglia’ e questo mi ha fatto riflettere. Così ho immaginato quella che era nella mia mente, la Sky Guitar.
La genesi dei pickup è piuttosto tribolata. Seguace delle Stratocaster, Uli vuole però anche le sonorità morbide di una Les Paul, quindi coinvolge John Oram (progettista dei mixer Trident) nel sogno del suo MegaWing 4-coil, capace di passare dalla potenza di un humbucker alla pulizia di un single coil: “posso switcharlo da humbucker a single coil e modificare output ed Eq” – spiega Roth all’epoca – “Questo mi consente il totale controllo dell’amplificatore dalla chitarra. Ne ho persino montato uno sotto la tastiera al 24esimo tasto...”
Dunque, suono pieno e gran sustain anche nei registri alti della chitarra ma, questione non da poco, con i suoi 80 db di guadagno, il MegaWing minaccia l’integrità degli amplificatori che gli capitano a tiro: “in mezz’ora ho mandato in tilt un Vox AC30, mentre il Fender Twin è durato un’ora. Una volta ho fatto una jam con Steve Morse e mi piaceva il suo 5150, quindi ne avevano mandati due. Suonavano benissimo, per poco, poi sono bruciati!”
Diversamente, i Blackstar Artisan e i Marshall Super Lead hanno retto l’onda d’urto guadagnandosi la medaglia di ampli in grado di gestire il mostruoso MegaWing montato sulle Sky Guitars.
LA CARRIERA DA SOLISTA
Uli Jon Roth inizia a comporre brani con l'intento di fondere il mondo delle sinfonie classiche con la voce e il fascino della sua Sky Guitar: il primo di questi è un epico viaggio per Sky Guitar e Orchestra Sinfonica, adeguatamente intitolato Sky Concerto; Uli comincia a comporlo nella seconda metà del 1987; un anno dopo viene completato dalla partitura per pianoforte, ma non viene mai finalizzato in termini di orchestrazione e quindi di registrazione.
Ormai immerso in tale mondo, Roth compone quattro sinfonie e due concerti, spesso esibendosi insieme a orchestre sinfoniche in tutta Europa. Dai paesaggi eterei di Transcendental Sky Guitar (... Sky Overture è una tesi di dottorato di otto minuti sullo stile di Uli con la sua chitarra Sky in cui invita l’ascoltatore a un “viaggio attraverso cinque secoli di musica”) alle parti del Requiem di Mozart, alla Quinta Sinfonia di Beethoven, alle Quattro Stagioni di Vivaldi (Uli John Roth è il primo chitarrista elettrico ad eseguire nota per nota il capolavoro senza tempo di Vivaldi, cosa possibile solo grazie alla sua Sky Guitar), fino al commovente Requiem For An Angel, opera rimasta inedita dedicata alla moglie Monika Dannemann, morta suicida nel 1996: in sintesi, la discografia solista di Roth mette in mostra la sua immaginazione sconfinata e la sua coraggiosa esplorazione dei confini musicali, capaci di plasmare un originale mix di musica classica e rock.
Tra una collaborazione con José Carreras, concerti con quartetti di archi e il tour dei G3 del 1998, con Joe Satriani e Michael Schenker, Uli Jon Roth rafforza il suo status di nume della chitarra che, partendo dal ritmo funky e dai feedback di Hendrix si è spinto fino a Mozart, impastando Jan Akkerman, The Shadows, Eric Clapton, Dave Davies, Jeff Beck (soprattutto le radiazioni della bomba atomica Blow By Blow) Brian May (decisivo nel plasmare il modo in cui Uli orchestra le sue linee di chitarra, le sue armonie e la sua visione musicale), ma anche Bach, Paganini, Beethoven, Chopin e Vivaldi, superando la pentatonica blues e ampliando l'utilizzo della scala minore eolica introdotto da Blackmore.
Roth ha lo stesso Marshall Super Lead (EL34) da 100 watt del 1972 che usa da quando è entrato negli Scorpions: questo amplificatore, che in realtà ha raggiunto la potenza a 140 watt, lo collega a un cabinet 4x12” equipaggiato di altoparlanti Celestion da 80 watt per il suo suono live. Per le ritmiche pulite Uli usa spesso quattro amplificatori Fender Showman (con Chorus) e talvolta c'è un Vox AC30 nel mix. In studio, tende a privilegiare il Marshall per il crunch.
Nell’era degli Scorpions e degli Electric Sun, Roth usa Strat dei Settanta dell'era CBS, con body in acero e single coil standard: le sue ritmiche sono interessanti e distintive. Molto spesso suona a ottave invece che con accordi, come ben dimostrano, ad esempio, Electric Sun, Sundown e Earthquake. Gran parte del suo stile ritmico si basa fortemente sull’influenza di Hendrix, dai ritmi veloci e funky ai tipi di voci e tecniche impiegate; il suo suono-Strat sulle ritmiche è molto pulito e, poiché spesso non dà voce alle corde basse Mi e La, i suoi accordi sono piuttosto delicati. In studio, Roth ama sviluppare armonie intricate e Dark Lady e In Your Park sono esempi emblematici dell'era degli Scorpioni. Nelle vesti di chitarrista solista, il suo suono è Marshall: caldo, ma meno distorto rispetto a Hendrix.
Uli Jon Roth è uno dei veri shredder delle origini, uno dei chitarristi chiave che nella metà dei Settanta hanno portato l’asticella a un livello superiore. E’ uno dei primi a viaggiare ad alta velocità (insieme a Michael Schenker) ma, a differenza di molti suoi discepoli, emozione e tecnica ricercano l’equilibrio. È un solista raffinato e molto più lirico nei fraseggi rispetto a gran parte dei musicisti neoclassici dell’epoca: tocco molto leggero e soprattutto miracolosamente melodico, concentrato sull'eolico che talvolta (stranamente) suona vicino a quello di Michael Schenker. L’assolo in Backstage Queen potrebbe essere scambiato per uno “made in Schenker”.
Tra le scale di cui Roth fa uso più spesso, c’è la pentatonica di Hendrix, ci sono le scale derivate dalle influenze classiche e, naturalmente, c’è il caratteristico sapore eolico tedesco. Tutte le melodie dovrebbero fare capo a determinate scale, ma Uli infrange costantemente la regola: frigio, tzigano minore, ungherese minore... Detto ciò, il suo senso della melodia e il controllo della sua seicorde, gli consentono di improvvisare magnificamente. Talvolta c’è il legato nel suo linguaggio e rakes e sweep quando suona gli arpeggi, inconfondibili per i loro ampi intervalli e per il suo tocco emotivo. Quando però è il momento della velocità, Roth diventa un puro picker alternativo: ha un ottimo vibrato tra le dita; veloce e pungente alla stregua di un violino, il che non sorprende troppo visto che lo suona con regolarità.
In Speedy's Coming, Drifting Sun o nel terrificante Robot Man (la fonte di ispirazione di Steve Harris, Iron Maiden, per Sanctuary) si ascolta Uli con gli Scorpions che ci dà dentro con il tremolo; il suo è un utilizzo così pesante da averlo costretto a farsi costruire una trem-bar speciale, sovradimensionata da sembrare il cavalletto di una vecchia bicicletta. Il vibrato che inietta nell’assolo emozionale di Enola Gay è fuori da questo mondo...
Per quanto riguarda gli effetti, il suono pulito e corale di Roth proviene da un Roland Chorus Echo, mentre dell’overdrive fa un utilizzo molto parsimonioso. Il massiccio uso del wah negli Scorpioni (quasi in ogni assolo) lo usa per implementare il colore e il sustain del suono, ma in modo delicato ed emotivo, come Far Away, Evening Wind e Catch Your Train, mostrano a lettere maiuscole.
Per finire, Uli Jon Roth ha fondato la Sky Academy e, con il suo approccio olistico che unisce l’educazione musicale all’approccio alla spiritualità, ispira i musicisti emergenti a perseguire sogni e intenti.
In una carriera poliedrica estesa in oltre cinque decenni, animata dall’incrollabile dedizione alla chitarra, Uli Jon Roth continua con il piede sull’acceleratore: il recente e trionfante tour negli Stati Uniti per celebrare i 50 anni di Virgin Killer e l’esibizione al teutonico Wacken Open Air Fest, lo hanno dimostrato appieno. Welcome To The ULIverse...
“Ho aiutato gli Scorpions a creare quel rock grave e possente, ma nella mia mente sentivo suoni che volevo e dovevo esplorare. E quando l’ho fatto, ho abbandonato gli schemi della musica che conoscevo, e non mi sono più voltato indietro...”
“Per produrre un grande suono di chitarra occorre molta immaginazione. Devi sentirlo dentro te stesso e desiderarlo. Il processo richiede impegno: serve la chitarra giusta e l’amplificatore giusto, devi adattare il tuo modo di suonare, non è facile. Ed è una cosa molto mentale... Immaginare il tuo suono con la visione del tuo subconscio.”
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