LYNDON LANEY

di Francesco Sicheri
01 maggio 2026
C’è una versione alternativa della storia che narra di un Lyndon Laney che si iscrive a ingegneria elettronica, frequenta i corsi, si laurea e fa carriera in qualche azienda dell'Inghilterra centrale. Non sarebbe una storia particolarmente interessante. Quella vera, invece, comincia nel 1967, due giorni prima dell'inizio dei corsi, con una decisione presa in fretta e senza troppa retorica: collocarsi nel garage a costruire amplificatori. Una deviazione temporanea, almeno nelle intenzioni. In realtà, definitiva.

Laney aveva diciannove anni e già un passato da musicista. All'inizio degli anni Sessanta suonava il basso nella Band Of Joy, insieme a Robert Plant e John Bonham – due nomi che di lì a poco avrebbero ridisegnato il panorama del rock mondiale.... Quando nel 1968 nacquero i Led Zeppelin, fu proprio Plant a rivolgersi a Laney per acquistare un impianto P.A destinato ai tour americani. Era un segnale preciso: quel garage di Birmingham stava già producendo qualcosa di affidabile, prima ancora di essere diventato un'azienda.

Il passaggio chiave arrivò poco dopo, con il LA100BL. Una testata valvolare, quattro EL34, un suono che Tony Iommi scelse per registrare i primi album a nome Black Sabbath. Non una semplice coincidenza di mercato: era l'incontro tra un...

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costruttore ancora in fase di definizione e un chitarrista alla ricerca di un linguaggio che non esisteva ancora. Il risultato finì per impregnare l'immaginario sonoro del rock pesante in modo così profondo da risultare, ancora oggi, quasi impossibile da separare dall'idea stessa di chitarra elettrica distorta.

Il rapporto tra Laney e Iommi non si esaurì con quella collaborazione. Durò oltre cinquant'anni, più in laboratorio che sotto i riflettori: circuiti, modifiche, idee discusse direttamente tra chi li costruiva e chi li suonava ogni sera. Alla notizia della scomparsa di Lyndon Laney, Iommi ha parlato di una perdita devastante, e le parole suonano come la descrizione di qualcosa di molto più vicino all'amicizia professionale che a una questione di endorsement.

La crescita della Laney è stata progressiva, priva di salti bruschi. Dalla sede originale di Digbeth allo stabilimento di Halesowen, il marchio britannico ha attraversato i decenni senza perdere la coerenza del progetto iniziale. Negli anni Ottanta le serie AOR hanno intercettato il linguaggio chitarristico più estremo, dando voce a nomi come Randy Rhoads e Vinnie Moore. Linee più recenti, come la Lionheart, hanno riletto la tradizione valvolare con maggiore raffinatezza tecnica, senza però rinnegarla: evoluzione continua, non reinvenzione. È una distinzione sottile, ma per chi costruisce strumenti non è affatto irrilevante.
Nel 2004, all'inaugurazione della nuova sede, accanto a Laney c'era Iommi, e non come testimonial, non come presenza illustre, ma come testimone coerente di una storia condivisa nel tempo.

Laney raccontava di aver lasciato l'università con l'intenzione di costruire amplificatori “per un paio d'anni”. Il tono era quello di chi, guardando indietro, trova ancora divertente la proporzione tra le intenzioni e quello che è successo davvero. Quegli anni sono durati una vita intera: oltre sessant'anni di attività, un marchio a tutt’oggi riconoscibile, un'eredità sonora che attraversa decenni di rock britannico.

A 77 anni, Lyndon Laney se ne va. La notizia è arrivata con un comunicato ufficiale del brand, oggi guidato dal figlio James all'interno del gruppo Headstock. Il percorso è tracciato e riconoscibile, e questo (per chi ha scelto un garage invece di un'aula universitaria) è probabilmente la forma di continuità più nobile e sensata che si potesse immaginare.

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