TAMIKREST "Assikel"

di Andrea Martini
01 giugno 2026

recensione

Tamikrest
Assikel
Glitterbeat Records
Per vent’anni la musica dei Tamikrest ha illuminato il suono, la cultura e la coscienza del popolo Kel Tamasheq (Tuareg) del Sahara. Tamikrest significa connessione (o unione in tamasheq) e la band è diventata una delle voci più vitali del loro popolo, raccontandone le difficoltà e canalizzando esperienze di esilio, perdita e resistenza: Assikel, sesto album dell’ensemble a quattro, significa viaggio e intende mostrare quanto lontano siano arrivati.

Nati nel 2006 dall’incontro tra Ousmane Ag Mossa e Cheikh Ag Tiglia, musicisti Tuareg, i Tamikrest iniziano a suonare grazie all’influenza dei Tinariwen, pionieri della chitarra ishumar.
Al Festival au Désert nel Mali (2008) avviene l’incontro fortuito con Chris Eckman (co-fondatore dell’etichetta Glitterbeat) ed il suo gruppo (i Dirtmusic) ed è da questo momento che ha inizio la partnership che contribuirà a portare la band all’attenzione internazionale.

Ag Mossa e Cheikh Ag Tiglia, sono affiancati da Paul Salvagnac (chitarra) e Cédric “Momo” Maurel (percussioni) ed il suono dei Tamikrest si fa ancora più diretto e viscerale, una svolta deliberata, come Assikel mostra appieno. Forte di anni di tour e libera improvvisazione, la band sceglie di registrare un live su nastro analogico, coadiuvata da Jasper Geluk (Altın Gün), il sound engineer che...

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Maurel descrive affettuosamente “un tecnico old-school, musicista, poeta del suono e sognatore, con un cacciavite sempre in mano”.

Le registrazioni si svolgono in dieci giorni nell’ottobre 2025 ai Tone Boutique Studios di Haarlem (Olanda), utilizzando un registratore a 16 tracce risalente alla fine degli anni ’60: “Ha un carattere sonoro meraviglioso, anche se a volte può essere impegnativo; un po’ come guidare un vecchio 4×4 che richiede attenzione totale. Ma è sempre un brivido...” – racconta Geluk, mentre Salvagnac aggiunge: “Registrare in presa diretta ha richiesto dedizione assoluta, poiché sapevamo che non avremmo potuto rifarlo dieci volte. Il risultato cattura la spontaneità e la ruvidità del processo, un ritorno alle origini che, devo dire, si riflette anche nell’artwork lavorato da un’immagine su pellicola per un’estetica granulosa e senza tempo...”.

Assikel prosegue l’esplorazione dei Tamikrest di temi profondi, come l’esilio, lo sradicamento e l’assouf, l’intraducibile parola tamasheq che racchiude i concetti di nostalgia, desiderio e malinconia. “I temi non sono cambiati molto perché la situazione nel Paese non è migliorata, anzi è peggiorata...” – afferma Ag Mossa – “il Mali vive un momento drammatico: una giunta al potere dal 2021, l’opposizione politica bandita, i media repressi, il ritiro della missione ONU del 2023, la presenza dell’Africa Corps controllato dal Cremlino e le violenze quotidiane da parte di jihadisti, forze maliane e paramilitari russi...”. Non sorprende quindi che gli otto brani di Assikel siano carichi di urgenza e sfida, pur lasciando spazio a momenti più quieti e contemplativi, da sempre parte del dna della band. L’intreccio strumentale combina chitarre elettriche e acustiche, lap steel, bassi profondi e dub, percussioni suonate con le mani, calebasse e un drumkit completo, sfociando in brani che oscillano tra rock ishumar, meditazioni folk ipnotiche e narrazioni guidate dalla voce e dalla scrittura di Ag Mossa. “È musica che solo i Tamikrest potevano creare!”, viene scritto da più parti.

Se Adagh Oyanted, apertura pulsante con chitarra e slide, si prefigge di richiamare la regione montuosa del nord del Mali, mettendo in guardia contro lo sfruttamento delle terre ancestrali, dal canto suo Aiytma (co-scritto con il poeta Mahmoud Ag Ahmouden) è una ballad apparentemente gentile ma in realtà un invito alla resistenza, paragonata da Ag Tiglia a un canto per motivare i compagni in trincea.


Imanin apre con il synth inquietante del belga Wouter Van Asselbergh, per poi esplodere in un mix di chitarre distorte e percussioni implacabili; in sostanza, il brano più elettrico e ruvido del disco; mentre dal canto suo, Eillal (Mirage) torna alla calma, corredato dalla voce pacata di Ibrahim Ag Alhabib (dei Tinariwen) qui alla sua prima collaborazione registrata con la band. Chiude Adounia ed è un omaggio al compianto Mohammed Ag Itlale (dei Tinariwen), mentore di Ag Mossa: una meditazione lenta sulla fugacità della vita, capace di unire voce malinconica, organo e una registrazione di Japonais che declama una sua ode.

Il suono essenziale e d’atmosfera di Assikel amplifica la forza spirituale della scrittura di Ousmane Ag Mossa e gli arrangiamenti melodici della band, riaffermandone la posizione tra le voci più autorevoli dei Kel Tamasheq: “Ciò che ci motiva oggi è lo stesso che ci motivava all’inizio: l’amore per la musica...” – ha detto con orgoglio Ag Mossa.

A vent’anni dal loro esordio, il ruolo musicale/culturale dei Tamikrest pare più vitale che mai.

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