MIXWAVE Yvette Young Plugin Signature

di Barbara Felici
01 settembre 2026

test

MixWave
Yvette Young Plugin Signature
plugin
Il suono di Yvette Young nasce dall’incontro tra una tecnica precisa, quasi pianistica, e una pedalboard impiegata come parte integrante di ogni composizione. Nei Covet, così come nel suo lavoro da solista, tapping, accordi aperti e linee melodiche vengono circondati da delay, riverberi, modulazioni e alterazioni d’intonazione che trasformano la chitarra in uno strumento che lavora per strati. MixWave trasferisce questa filosofia in una mirata suite di plugin.

Il nuovo Yvette Young Plugin firmato MixWave prova a trasferire l’approccio sonoro della chitarrista californiana in un unico ambiente digitale; non si limita quindi a riprodurre un amplificatore associato alla stessa chitarrista, ma ne ricostruisce la filosofia di signal chain attraverso nove effetti, una sezione cabinet dettagliata e diversi strumenti pensati per la produzione. Il math rock resta il territorio d’elezione, ma il plugin vuole spingersi ben oltre i clean più scintillanti.

OVERVIEW
MixWave: Yvette Young è il primo plugin signature dedicato alla chitarrista dei Covet e prosegue il percorso intrapreso dall’azienda con Manuel Gardner Fernandes, Mike Stringer degli Spiritbox e JHS. Il centro del plugin è la modellazione di un combo britannico valvolare, chiaramente riconducibile al Vox AC30, utilizzato da Yvette Young dal vivo. Anche l’interfaccia dell’amplificatore ne riprende ingressi...

l'articolo continua...

e disposizione dei controlli, compresa l’assenza di un potenziometro dedicato alle medie frequenze. L’obiettivo non sembra però quello di realizzare soltanto una riproduzione filologica dell’amplificatore. Il combo rappresenta piuttosto la piattaforma sulla quale costruire il suono attraverso nove stompbox virtuali: compressor, drive, fuzz, octave, chorus, tremolo, lo-fi modulator, delay e reverb. Ogni modulo può essere spostato liberamente nella catena, anche prima o dopo l’amplificatore e il cabinet. Un grado di libertà determinante, concepito per l’ottenimento di risultati lontani da quelli di una pedaliera cablata secondo un ordine convenzionale.

La sezione Cabinet tratta quattro speaker separatamente, permettendo la scelta tra gli Alnico Blue e i Greenback. Disponibili 15 microfoni virtuali, accompagnati dalla regolazione di posizione, distanza, angolazione, ritardo, livello, panoramicità e polarità. A questi strumenti si aggiungono EQ e compressor utilizzabili alle estremità della catena, accordatore, transpose e i controlli Focus, Contour e Vibe: se Focus interviene sulle frequenze più aspre, Contour opera come equalizzazione conclusiva, mentre Vibe enfatizza le armoniche superiori.

INTERFACCIA E EFFETTI
L’interfaccia segue una struttura ormai familiare a chi utilizza plugin di questa tipologia. La parte inferiore mostra l’intera catena del segnale (signal chain) sotto forma di blocchi: basta trascinare un modulo per cambiarne la posizione, fare clic con il tasto sinistro per aprirlo a tutto schermo e utilizzare il tasto destro per attivarlo o escluderlo. La possibilità di portare delay, riverbero e modulazioni prima dell’amplificatore, oppure di collocare drive e fuzz in punti meno ortodossi, trasforma MixWave: Yvette Young in una sorta di sandbox.

I preset aiutano a comprendere rapidamente la portata del prodotto. Oltre ai suoni firmati da Young, sono presenti contributi degli Holy Fawn, del produttore Taylor Larson e di Ryan “Fluff” Bruce, ma non costituiscono soltanto una collezione di scorciatoie, bensì mostrano bene quanto il carattere del rig cambi modificando l’ordine dei moduli. Chi desidera registrare senza affrontare ogni parametro può partire da un preset e intervenire su pochi controlli; chi d’altro canto preferisce costruire il suono da zero dispone invece di un ambiente piuttosto profondo.
Il Compressor deriva concettualmente da un circuito ottico, con risposta morbida e una buona capacità di allungare il sustain senza appiattire completamente il tocco. L’Overdrive offre simulazioni di differenti modalità di clipping, tra cui silicon, MOSFET e open diode, oltre a un boost opzionale e può quindi lavorare come semplice spinta davanti all’amplificatore, oppure assumere un ruolo più evidente, con maggiore compressione e saturazione.

Il Fuzz conserva una certa articolazione anche nelle regolazioni più estreme. La taratura predefinita, tuttavia, presenta i parametri sostanzialmente al massimo: attivarlo senza avere prima controllato il pannello può produrre un salto di volume e saturazione poco piacevole. L’Octave mette a disposizione le componenti a una e due ottave sotto e a un’ottava sopra, affiancate dal livello del segnale diretto: è possibile quindi costruire raddoppi discreti, rinforzare il registro grave, oppure ottenere impasti sintetici accoppiandolo a fuzz e compressor. Il Chorus, invece, guarda ai circuiti analogici più classici, ma il parametro Lag introduce un leggero disallineamento capace di renderlo meno prevedibile. Il Tremolo armonico spazia da pulsazioni lente a modulazioni profonde e dispone della sincronizzazione con il tempo che caratterizza il brano. La stessa funzione è presente nel Delay e nel Lo-Fi Modulator, facilitando la costruzione di pattern ritmici coerenti con ogni sessione.

Il delay è scuro e caldo, con ripetizioni che tendono a inserirsi dietro la nota anziché sovrastarla. Il riverbero è invece concepito come un generatore di ambiente: oltre ai filtri passa-alto e passa-basso comprende il controllo Pitch, utile per introdurre componenti trasposte nelle code, ed è qui che il MixWave: Yvette Young comincia ad allontanarsi dal ruolo di semplice simulatore per avvicinarsi a uno strumento destinato anche alla creazione di pad, swell e tessiture.

Il Lo-Fi Modulator rappresenta l’effetto più particolare: wobble, instabilità d’intonazione e oscillazioni simili a quelle di un nastro maltrattato portano il segnale deliberatamente fuori asse. Non è il modulo più universale della raccolta, ma ben si comprende considerando la scrittura di Young: riff ripetuti a lungo possono evolvere attraverso variazioni minime, senza cambiare realmente parte. In questo contesto, il Lo-Fi Modulator introduce movimento e imperfezioni controllate, divenendo, in un certo senso, il gemello meno rassicurante del Chorus.

La sezione Cabinet è il punto in cui l’interfaccia diventa più impegnativa. Quattro speaker possono essere configurati singolarmente, abbinando microfoni e posizionamenti diversi. Asse, distanza, angolazione e ritardo, permettono di lavorare sulle relazioni di fase, mentre panorama e livello trasformano il cabinet in una ripresa multicanale già pronta per il mix. Infine, il comando per uniformare il livello dei microfoni evita che un confronto tra configurazioni venga falsato da differenze di volume.

Meno riuscita è la zona dedicata ai quattro ingressi dell’amplificatore. La grafica vuole rimanere fedele al pannello di un Vox AC30, ma i cavi virtuali coprono in parte scritte già molto difficili da leggere. Chi conosce un AC30 comprenderà subito la logica, ma per tutti gli altri sarebbe stata utile una rappresentazione più leggibile. Anche l’assenza del controllo delle medie è storicamente corretta, ma un parametro aggiuntivo avrebbe reso più semplice sfruttare il solo amplificatore con maggiore versatilità. Del resto, la sezione Cabinet si concede già diverse libertà rispetto alla configurazione originale: estendere la stessa filosofia al pannello dell’amplificatore non avrebbe compromesso il richiamo al modello di riferimento.
L’accordatore, viceversa, è chiaro e riposante da leggere, sebbene risulti un po’ nascosto all’interno dell’interfaccia.

SOUND
Il carattere di base è quello che ci si attende da un buon combo britannico: clean brillante, risposta rapida e la gamma di medio-alte ricca di armoniche. La sensazione non è però quella di un suono già corretto e lucidato per adattarsi automaticamente a qualunque esecuzione: MixWave: Yvette Young mette in evidenza la precisione del tocco, l’uniformità del tapping e la gestione dinamica degli arpeggi, e pertanto anche piccole imprecisioni, corde sfiorate o accenti fuori posto, restano estremamente percepibili. È un comportamento che può sembrare meno accomodante rispetto ad altri simulatori, ma contribuisce a restituire una risposta più vicina a quella di un amplificatore reale. Con pickup single coil il sistema mostra il suo lato più convincente, con un attacco che rimane definito, le corde che conservano separazione anche sotto riverberi estesi e il registro acuto che possiede il mordente necessario per attraversare delay e modulazioni. Sulle posizioni intermedie di una chitarra con tre single coil si ottengono con facilità i clean elastici associati al math rock di Yvette Young, mentre il pickup al manico produce timbri rotondi ma non troppo scuri. Il controllo Vibe può aggiungere aria, sebbene vada dosato per evitare che plettro, unghie e transienti diventino eccessivamente evidenti.

Gli humbucker non vengono certo messi in difficoltà, ma spostano MixWave: Yvette Young verso un territorio più denso. Con pickup dall’output elevato è utile intervenire su Focus, sui filtri del riverbero e sulla scelta dei microfoni, così da contenere l’accumulo nelle medio-basse. Anche una chitarra a otto corde può essere gestita senza perdere completamente articolazione, soprattutto combinando Greenback, drive e qualche sottrazione sulle medie superiori. Resta tuttavia evidente che questa non è una piattaforma progettata principalmente per il metal ritmico. Compressor, Octave, Fuzz e Drive collocati prima dell’amplificatore possono produrre timbri moderni e sufficientemente compatti per qualche incursione nel djent e il risultato ha personalità, ma non possiede la pressione sulle basse, la rigidità dell’attacco e il controllo del palm muting offerti da simulatori nati espressamente per i suoni high gain.

Nel complesso, MixWave: Yvette Young dà il meglio con clean, breakup leggeri, parti ambient e sovraincisioni destinate a riempire lo sfondo del mix. Può essere utilizzato come amplificatore principale in ambito indie, pop, jazz moderno e blues, oppure come generatore di pad e swell all’interno di produzioni rock e metal. La quantità di effetti non si traduce soltanto in una lunga lista di funzioni; la catena modificabile permette di ricombinarli in modo credibile e, all’occorrenza, di usare i singoli pedali davanti ad altri simulatori di amplificatori. È proprio questa elasticità a impedire che MixWave: Yvette Young resti confinato al ruolo di prodotto destinato esclusivamente agli appassionati dei Covet.

IN BREVE
MixWave: Yvette Young trasferisce nel dominio digitale il rig della chitarrista dei Covet e il suo modo di utilizzare gli effetti come parte della scrittura; l’amplificatore britannico preso come riferimento offre una base brillante e dinamica, mentre i nove pedali spaziano dal breakup alle modulazioni e agli effetti d’ambiente. La catena del segnale completamente modificabile consente tanto di ottenere risultati immediati attraverso i preset, quanto di costruire configurazioni articolate, intervenendo in maniera dettagliata su cabinet e microfoni; l’interfaccia che ricrea gli input dell’amplificatore potrebbe essere più leggibile e la sezione cabinet può disorientare i meno esperti, ma sono limiti aggirabili con un po’ di pratica. Il math rock rimane il riferimento principale della suite in questione, sebbene possieda risorse sufficienti per diventare uno strumento di produzione più trasversale.

Podcast

Album del mese

Kim Thayil
A Screaming Life
Harper Collins

Tra le pagine di “A Screaming Life”, Kim Thayil, chitarrista e fondatore dei Soundgarden, guarda dietro le quinte e racconta la band che ha spinto...

Willow
The Thread
Three Six Zero

Con "The Thread", Willow prosegue il sodalizio con Chris Greatti, iniziato con COPINGMECHANISM e consolidato con Empathogen, scegliendo un tema antico: la Madre Divina come...

The Durutti Column
Renascent
London Records

Definire The Durutti Column una band è corretto soltanto fino a un certo punto... ...