FENDER Vintera III Early ‘60s Bass VI
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Il Vintera III Early ’60s Bass VI riporta il progetto nella produzione Fender in una veste dichiaratamente fedele ai primi anni Sessanta. Costruito in Messico, affianca all’estetica Jaguar tre pickup dedicati, tremolo flottante, selettori individuali e sistema di sordina in gomma. Il risultato resta affascinante e volutamente anomalo: familiare nelle forme, straniante appena si posa la mano sulla tastiera.
COSTRUZIONE
Il corpo offset in ontano del nuovo Fender Vintera III Bass VI richiama la Jaguar, ma le proporzioni maggiorate ospitano una scala da 30 pollici, pari a 762 millimetri. È una misura short...
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scale, quattro pollici più corta dello standard Fender da 3, conserva la tensione per l’accordatura Mi-Mi un’ottava sotto della chitarra senza l’estensione di un basso tradizionale. Il manico in acero ha profilo Early ’60s C e finitura lucida, scorrevole sull’esemplare esaminato, mentre la tastiera in palissandro round-laminated presenta un radius da 7,25 pollici e 21 tasti; il capotasto è in osso con ampiezza di 42 millimetri. Sono misure vicine a quelle di una Jaguar d’epoca, ma devono accogliere corde sensibilmente più grosse. La spaziatura delle corde al ponte di 54 millimetri è decisamente ridotta, ma si tratta di una caratteristica strutturale del Bass VI: accordi completi, bending e fraseggi veloci richiedono dunque adattamento, mentre double-stop, arpeggi e riff su corde singole risultano molto più naturali.
L’hardware costituisce le criticità del Fender Bass VI della serie Vintera III. Le meccaniche in stile vintage devono operare su corde molto pesanti e quella del Mi grave richiede una certa tensione; in quanto al ponte, è regolabile, ma con le sei sellette dalla filettatura trasversale, le scanalature finiscono per non costituire delle vere sedi per le corde da basso: ciò significa che le tre corde più gravi rischiano di spostarsi sotto una pennata energica, andando ad alterare spaziatura e intonazione. Alzare le sellette può attenuare leggermente il problema, incidendo inevitabilmente sull’action; viceversa, interventi più radicali dovrebbero guardare allo spessore del manico o alla sostituzione del ponte. Il setup, è cosa nota, coinvolge la risposta e da uno strumento da €1.449,00 sarebbe lecito aspettarsi un assetto di fabbrica convincente... Detto ciò,
il tremolo flottante completa l’impostazione vintage, mentre la sordina in gomma sulla placca del ponte genera attacchi brevi e decadimenti del suono secchi, quasi fosse un palm muting incorporato.
In quanto all’aspetto estetico, il Vintera III Bass VI si propone in tre finiture: Olympic White, 3-Color Sunburst e Candy Apple Red. La gig bag Fender completa la dotazione. Non è disponibile una variante mancina.
ELETTRONICA
I tre single coil Vintage-Style Early ’60s Bass VI sono tarati per conservare la corposità del registro basso e un attacco decisamente presente. Ciascuno ha un interruttore on/off, dunque le combinazioni non dipendono da un selettore tradizionale, e possono comprendere anche la selezione di tutti i tre pickup contemporaneamente. Un quarto interruttore attiva il Low Cut, noto anche come strangle-switch, ed è il filtro che, sottraendo le frequenze basse, porta il timbro verso la componente più tagliente del Bass VI: un elemento che determina l’identità sonora dello strumento, capace di trovare spazio accanto a basso e chitarre distorte, rendendo più intelligibili arpeggi e parti ritmiche. Volume e Master Tone completano il comparto dell’elettronica.
SOUND
In un contesto clean, il Vintera III Early ’60s Bass VI alterna un attacco presente e un “jangle” scuro che una tradizionale chitarra baritona non può riprodurre allo stesso modo. Il pickup al manico offre la voce più rotonda, utile per linee lente, o per quei groove che raddoppiano il giro del basso; il pickup centrale conserva peso ma sposta l’accento sulle medie frequenze, mentre il pickup al ponte introduce maggiore definizione; si tratta certamente di combinazioni che ampliano notevolmente la tavolozza sonora, benché manico e centrale possano accumulare basse frequenze e perdere nitidezza.
Il Low Cut è il comando che cambia però la prospettiva. Attivandolo, il suono diventa più focalizzato, attraversa meglio il mix e acquisisce quella qualità secca e leggermente nasale che tipicamente distingue il Bass VI. Con la sordina si entra in un territorio ancora diverso: note brevi, quasi percussive, adatte a un sound rétro e linee che devono sostenere il brano senza invadere il registro grave.
Suoni fuzz, overdrive e più in generale distorti, mettono in evidenza le differenze fra i pickup più di quanto faccia un suono clean. Un overdrive trasparente regolato con poco gain può aggiungere presenza e separazione tra le note; un fuzz può trasformare invece riff monofonici e bicordi in masse compatte particolarmente efficaci per chi ama alt-rock o progressive di stampo moderno. In ogni caso, non ci si trova di fronte a un basso a sei corde in senso moderno, né una chitarra elettrica semplicemente accordata più in basso. Gli accordi estesi tendono a impastarsi, gli assoli richiedono adattamento alle misure della tastiera e del manico, e le linee di basso più articolate devono fare i conti con una spaziatura tra le corde che può risultare molto stretta.
Il Bass VI rende meglio quando gli si assegna un compito preciso: raddoppiare una parte, costruire contrappunti nel registro grave, sostenere riff essenziali o aggiungere un colore che chitarra baritona e basso short scale non possono offrire. Il suo limite coincide quindi con il suo pregio: non sostituisce nulla, ma apre una zona timbrica tutta sua.
IN BREVE
Il Fender Vintera III Early ‘60s Bass VI made in Mexico è una riedizione coerente con le sue origini. Profilo Early ’60s C, scala da 30 pollici ed ergonomia offset rendono gestibile l’incontro fra chitarra e basso. I tre pickup e il Low Cut offrono suoni estremamente riconoscibili, ma la fedeltà alla storia presenta il suo conto: radius da 7,25 pollici, capotasto da 42 mm e corde grosse affollano la tastiera, mentre ponte e angolazione con incidenza ridotta, richiedono un setup accurato. E’ uno strumento di nicchia, convincente nel carattere e meno nell’hardware, soprattutto guardando al portafoglio. Il fascino, infatti, potrebbe non bastare a giustificare la spesa...
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