GIBSON Victory Floyd Rose

di Arturo Celsi
02 luglio 2026

test

Gibson
ictory Floyd Rose
chitarra elettrica
Ci sono modelli che nascono nel momento giusto, altri che arrivano un po’ fuori tempo... La Gibson Victory appartiene a quella seconda categoria affascinante: una chitarra pensata per intercettare una trasformazione epocale, ma rimasta ai margini del grande racconto elettrico degli anni ’80. In un’epoca dominata dalla corsa alla velocità, dalle palette appuntite, dai pickup senza troppi complimenti e dai ponti flottanti messi alla prova da dive bomb sempre più teatrali, Gibson provò a entrare in un territorio che non era il suo cortile naturale. Il marchio di Nashville veniva da un immaginario fatto di Les Paul, SG, ES, Firebird, strumenti con una grammatica chiara, già scolpita nella storia del rock, del blues e dell’hard rock. La Victory cercava invece un’altra lingua: più moderna, più affilata, più vicina alla generazione cresciuta tra hard rock tecnico, heavy metal e shred.

Il rilancio del 2024 ha riportato la Victory dentro il catalogo Gibson con una lettura aggiornata, capace di rispettarne il profilo originale senza trasformarla in un semplice esercizio vintage. Ora, con la Victory Floyd Rose, Gibson compie il passo che molti chitarristi avevano chiesto fin dall’inizio: aggiungere un sistema vibrato Floyd Rose Locking.
Non è un dettaglio secondario, perché...

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cambia la destinazione d’uso della chitarra e ne chiarisce l’identità: dove la Victory Figured Top già suggeriva una certa propensione moderna, la versione Floyd Rose lo dichiara apertamente. Qui il riferimento non è solo alla chitarra solida da rock generico, ma a un oggetto progettato per tenere testa a fraseggio rapido, leva usata con decisione, bending ampi, accordature ribassate e un vocabolario chitarristico che guarda tanto alla tradizione hard rock quanto alle esigenze del playing contemporaneo.

La Victory Floyd Rose si inserisce inoltre nella campagna “Handcrafted in Nashville, Tennessee”, con cui Gibson sottolinea la centralità della costruzione americana, della lavorazione dei legni e di quel rapporto tra tradizione e precisione moderna che da sempre definisce l’identità del marchio. Il punto interessante è proprio questo: non siamo davanti a una fuga dal DNA Gibson, ma a un suo adattamento. Corpo in mogano, top in acero figurato AA, manico incollato, finitura in nitrocellulosa lucida e custodia rigida parlano una lingua classica. Scala da 25,5 pollici, 24 tasti, compound radius, paletta in stile Explorer, pickup scoperti zebra e Floyd Rose spostano invece l’ago verso un’estetica più aggressiva. Il risultato è una chitarra che sembra voler chiudere un vecchio cerchio: dare alla Victory la configurazione che avrebbe potuto renderla più appetibile nel pieno della stagione shred e che oggi, a distanza di decenni, le consente di tornare con un’identità molto più definita.

COSTRUZIONE
La Gibson Victory Floyd Rose è una solidbody a doppia spalla mancante costruita con corpo in mogano e top in acero figurato AA. È una scelta che mette insieme due anime: da una parte la tradizione Gibson, con il mogano a dare corpo, sustain e presenza sulle medie; dall’altra una risposta più brillante e definita, favorita dall’acero figurato. Le tre finiture disponibili (Iguana Burst, Deep Ocean Burst e Translucent Ebony Burst) sono realizzate in lacca nitrocellulosa lucida e valorizzano la venatura del top senza trasformare lo strumento in un semplice esercizio estetico.
Il manico è in mogano, incollato al corpo, con profilo SlimTaper.

La sensazione è quella di una Gibson moderna, pensata per fraseggi rapidi, cambi di posizione frequenti e un accesso agevole a tutta la tastiera. La scala da 25,5 pollici è uno degli elementi più significativi del progetto: offre maggiore tensione delle corde rispetto alla misura Gibson più tradizionale e rende la Victory Floyd Rose più adatta ad accordature drop, riff serrati e linguaggi hard rock o metal contemporanei.

La tastiera in ebano ospita 24 tasti medium jumbo e un compound radius da 10 a 14 pollici. Nella pratica, la curvatura più rotonda nella prima parte del manico rende confortevoli accordi e parti ritmiche, mentre la progressiva apertura verso i registri alti favorisce bending, vibrati ampi e action bassa. Gli intarsi dot in acrilico mantengono il look pulito e funzionale.
La paletta in stile Explorer, con sei meccaniche in linea Grover Mini Rotomatic, rafforza l’identità più aggressiva del modello. Il ponte Floyd Rose con capotasto bloccacorde è il vero punto di svolta, permettendo un uso deciso della leva, da vibrati controllati a dive bomb, mantenendo la stabilità dell’accordatura. Hardware cromato, battipenna nero a cinque strati, punta del selettore nera e manopole Top Hat nere portano la Victory in un territorio dichiaratamente shred, senza cancellare l’impronta Gibson.

ELETTRONICA
L’elettronica della Gibson Victory Floyd Rose ruota attorno a due pickup humbucker 80s Tribute scoperti, con bobine zebra. Il riferimento è evidente: il mondo sonoro del rock e dell’hard rock anni ’80, ma reinterpretato con un cablaggio più flessibile rispetto alla classica configurazione a due humbucker, due volumi e due toni. Qui Gibson sceglie una via più essenziale: un volume master, un tono master, entrambi push/pull, e un selettore a tre posizioni.
La scelta dei pickup scoperti non è solo estetica. Il look zebra rimanda immediatamente a una certa grammatica hard rock, fatta di chitarre modificate, humbucker più diretti e strumenti pensati per bucare il mix; gli 80s Tribute humbucker sono pensati per restituire spinta, presenza e articolazione, evitando di ridurre la Victory Floyd Rose a una macchina da gain indistinto. In una chitarra con scala da 25,5 pollici, tastiera in ebano e ponte Floyd Rose, la risposta del pickup deve infatti lavorare con un attacco naturalmente più netto rispetto a molte Gibson tradizionali. Serve corpo, ma anche definizione.

I controlli push/pull permettono coil splitting e selezione delle bobine interne o esterne quando i pickup vengono splittati. Questo amplia in modo significativo il vocabolario disponibile. Con il selettore a tre posizioni si ottengono le classiche combinazioni ponte, ponte più manico e manico; attraverso i push/pull si passa invece da timbriche humbucker piene a sonorità più scariche, asciutte e vicine al territorio single coil. Non si tratta, naturalmente, di trasformare la Victory in una chitarra con veri single coil tradizionali, ma di offrire alternative credibili per parti pulite, arpeggi, funk rock, intro meno compresse o sovraincisioni in cui serva liberare spazio nel mix.

Master Volume e Tone consentono interventi rapidi, il selettore a tre posizioni mantiene una logica immediata, mentre la flessibilità arriva dai push/pull, ma senza compromettere la semplicità operativa.
Il pickup al ponte è il territorio naturale per riff, ritmiche compresse, power chord e lead ad alto gain. Il pickup al manico aggiunge rotondità e sustain, utile per linee cantabili e passaggi più fluidi. La posizione centrale permette di sommare le due voci, soprattutto in modalità splittata, ottenendo timbriche più aperte e meno dense. È qui che la Victory Floyd Rose mostra una certa intelligenza progettuale: l’estetica è shred, il ponte è un Floyd Rose, ma l’elettronica non costringe il chitarrista a restare sempre nello stesso canale saturo.

SOUND
La Gibson Victory Floyd Rose nasce per suonare veloce e controllata, e la scala da 25,5 pollici cambia subito la percezione rispetto a molte Gibson più tradizionali: l’attacco è più pronto, la corda risponde con maggiore tensione e il riffing in accordature drop conserva compattezza. Il mogano mantiene un centro timbrico solido, con medio-basse presenti, mentre il top in acero figurato aggiunge definizione alla plettrata. Il risultato è una voce che non rinnega la scuola Gibson, ma la sposta verso un registro più moderno. Con il pickup al ponte, la Victory Floyd Rose entra nel suo habitat più naturale: distorsioni corpose, palm muting serrati, armonici artificiali, power chord scolpiti e parti soliste con sustain abbondante. Gli 80s Tribute humbucker hanno il compito di richiamare una stagione sonora precisa, ma senza cadere in una caricatura da high gain incontrollato. Il ponte Floyd Rose porta inevitabilmente una sensazione diversa sotto la mano destra rispetto a un ponte fisso: l’attacco è più elastico, il sustain assume un comportamento differente e la leva diventa parte attiva del fraseggio.

Il pickup al manico offre una pasta più morbida, adatta a lead cantabili, legati e vibrati ampi: un timbro da rock solista, con buona fluidità sulle note alte e sufficiente corpo sulle corde basse. In pulito, la chitarra mantiene una certa brillantezza naturale, favorita dalla scala lunga e dalla tastiera in ebano. Lo split delle bobine amplia il campo d’uso: le sonorità single coil ottenute dai push/pull sono più asciutte, meno compresse, utili per arpeggi, clean chorus, parti funk rock o passaggi in cui serva togliere massa al segnale.
Il Floyd Rose è la chiave espressiva della Victory. Dive bomb, vibrati ampi e estremi, e ritorni d’accordatura stabili sono il motivo stesso per cui questa chitarra esiste. Per chi suona hard rock, metal o fusion, la chitarra offre una piattaforma credibile: più aggressiva di una Gibson classica, ma meno anonima di molte macchine shred costruite solo sulla velocità.

IN BREVE
La Gibson Victory Floyd Rose è la versione che molti chitarristi aspettavano: una Victory moderna, costruita a Nashville, con ponte Floyd Rose e capotasto/bloccacorde. Corpo in mogano, top in acero figurato AA, manico incollato in mogano, scala da 25,5 pollici, tastiera in ebano con compound radius e 24 tasti medium jumbo la collocano in un territorio più aggressivo rispetto alla Gibson tradizionale. I due pickup 80s Tribute humbucker, gestiti da volume e tono push/pull con coil splitting e selezione delle bobine, offrono sonorità piene ma anche opzioni più scariche e brillanti. A 2.799 euro, con custodia rigida inclusa, è una chitarra pensata per hard rock, metal e shred, e per avere una chiara memoria Gibson sotto le dita.

www.gibson.com
Prezzo: Euro 2.799,00

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