HIWATT PedalSmith 50 Valve Head
test
Firmata Hiwatt, PedalSmith 50 è una testata valvolare, il cui riferimento dichiarato è il DR504, circuito entrato nel lessico della chitarra rock dei Settanta, attraverso dischi e palchi legati a nomi come The Who, Led Zeppelin e Pink Floyd, fino ad arrivare a realtà più recenti come IDLES e Russian Circles. Non si tratta quindi di un semplice esercizio nostalgico, ma di una piattaforma che riprende una grammatica ben precisa: Normal e Brilliant come due voci da miscelare, ingressi High e Low per gestire pickup e livelli differenti, una sezione di equalizzazione che lavora con una logica propria e una risposta generale orientata a headroom, definizione e presenza nel mix.
COSTRUZIONE
PedalSmith...
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Un dettaglio centrale è la presenza di trasformatori “oversized”, sovradimensionati rispetto a una logica strettamente minimale, e per un amplificatore di questo tipo non è un particolare secondario considerando che il trasformatore contribuisce in modo sostanziale alla resa delle basse frequenze, alla tenuta del finale e al modo in cui la testata entra in saturazione quando viene spinta. Nel caso di PedalSmith 50, l’obiettivo dichiarato è ottenere maggiore low-end e maggiore output prima che il circuito inizi a comprimere in modo evidente.
L’estetica mantiene il codice Hiwatt: frontale nero, logo centrale, grafica essenziale, controlli allineati e impostazione leggibile anche da una certa distanza. È un linguaggio visivo che non rincorre il modernismo a ogni costo. Il pannello posteriore è dotato delle uscite speaker su jack da 1/4", con impedenza selezionabile a 16, 8 o 4 Ohm. La presenza del loop effetti e dell’ingresso per footswitch completa un quadro pratico, pensato per chi porta l’amplificatore dentro setup strutturati senza rinunciare alla logica valvolare più classica.
PANNELLO CONTROLLI
Il pannello della PedalSmith 50 è costruito attorno alla doppia anima Normal e Brilliant: i due canali sono ‘ponticellati’ internamente, così da permettere una miscelazione diretta delle due voci senza dover ricorrere a cablaggi esterni: una soluzione intelligente, finalizzata a conservare la filosofia Hiwatt classica, rendendola però più immediata. Il chitarrista può dosare il corpo del canale Normal e l’apertura del canale Brilliant in modo progressivo, usando i due volumi come veri strumenti di bilanciamento timbrico. Gli ingressi High e Low permettono di adattare la sensibilità dell’amplificatore al livello dello strumento: con pickup single coil vintage output, l’ingresso High può valorizzare attacco e presenza, mentre con humbucker più generosi o pickup ad output elevato l’ingresso Low può offrire un maggiore margine di controllo.
I controlli Normal Volume e Brilliant Volume regolano i due canali: Normal lavora sulla parte più piena e rotonda della voce Hiwatt, quella che fornisce struttura, corpo e fondamentali; Brilliant introduce invece maggiore apertura, più mordente sulle alte e una sensazione di dettaglio più evidente sulle pennate. La possibilità di combinarli consente di passare da una base più scura e compatta a una risposta più tagliente, utile per emergere in contesti rock densi, dove basso, batteria e seconde chitarre occupano molto spazio. Il controllo Filter è uno degli elementi più caratterizzanti, poiché pensato per modificare la risposta sulle frequenze alte e basse, aiutando a scolpire l’amplificatore in rapporto al cabinet, alla stanza e ai pedali utilizzati. In pratica, diventa un punto di raccordo tra equalizzazione e comportamento generale della testata. Non sostituisce Bass, Middle e Treble, ma lavora in modo più ampio sulla sensazione complessiva del suono, permettendo di renderlo più aperto, più contenuto o più centrato in base al contesto.
La sezione Bass, Middle e Treble offre il classico intervento tonale a tre bande e, su un circuito di questa scuola, non va intesa come una semplice equalizzazione correttiva, ma come parte integrante del comportamento dell’amplificatore. Il controllo Presence agisce sul top end, intervenendo sulla sensazione di aria, proiezione e immediatezza, su un amplificatore che con molta headroom può fare la differenza tra un pulito “ampio” ma troppo educato e un suono che mantiene precisione e dettagli.
SOUND
PedalSmith 50 va compreso partendo da un presupposto: il suo territorio naturale è l’headroom. Non è un amplificatore che cerca di sedurre con una saturazione immediata o con una compressione evidente già ai primi gradi di volume, la sua forza sta nella capacità di mantenersi dinamico quando molti altri circuiti iniziano a comprimere la risposta all’attacco. È questa la ragione per cui Hiwatt propone l’ampli come base per pedali: boost e overdrive non vengono inghiottiti da un preamp già saturo, ma possono davvero aumentare livello, spinta e densità.
Con il canale Normal in evidenza, il suono tende a privilegiare basse controllate e una gamma media composta. È una base ideale per chi usa chitarre con single coil e vuole evitare eccessi di brillantezza, oppure per chi lavora con humbucker e cerca una risposta piena ma non impastata. Il canale Brilliant introduce una voce più aperta e incisiva. Non va confuso con un semplice aumento delle alte frequenze: il suo contributo riguarda anche la percezione dell’attacco e della presenza armonica; miscelato con prudenza al Normal, permette di aggiungere luce al suono senza renderlo sottile. Spinto di più, può diventare il punto di partenza per parti ritmiche più tese, riff con palm muting definiti e linee che devono tagliare il mix senza necessariamente ricorrere a gain elevati.
La combinazione dei due canali è il centro operativo di PedalSmith 50 ed è qui che la testata recupera il senso della vecchia architettura Hiwatt e lo rende più pratico. Un settaggio: con Normal prevalente e Brilliant appena accennato restituisce un sound ideale per blues rock, classic rock e tutte le situazioni in cui la chitarra deve rimanere piena ma non invadente. Alzando il Brilliant, il suono guadagna focus e attacco, diventando più adatto a ritmiche post-punk, alternative rock e contesti moderni dove la chitarra deve convivere con basse frequenze importanti e batterie molto presenti.
Il rapporto con i pedali è probabilmente il motivo principale per cui questa testata esiste. Un overdrive leggero può lavorare come vero stadio di “spinta”, aumentando volume e grana senza trasformarsi in una massa indistinta. Un boost pulito sfrutta il margine del preamp per alzare il livello e aumentare l’impatto. Un fuzz, specie se impostato con molta saturazione, trova una piattaforma stabile che non cancella completamente la struttura del segnale. In questo senso, PedalSmith 50 si comporta più come una lente di ingrandimento che come un filtro pesante.
La presenza delle EL34 contribuisce a un finale fermo, autorevole e familiare a chi ama il linguaggio britannico. A differenza di molte testate più orientate alla saturazione, qui il finale sembra lavorare per mantenere ordine. La compressione arriva più tardi e questo consente di sfruttare il volume come reale riserva dinamica. Con una band rumorosa, questa caratteristica diventa preziosa: il chitarrista non deve necessariamente aggiungere gain per sentirsi, ma può contare su proiezione, transienti e gamma media.
Non è però un amplificatore per chi cerca gratificazione istantanea a basso volume. PedalSmith 50 richiede una logica da testata valvolare vera e propria. Il suo carattere emerge quando le si lascia spazio: volume adeguato, cabinet coerente, mano destra consapevole e pedali scelti con criterio. In cambio, offre una risposta che molti sistemi più compressi non riescono a restituire: il suono cresce con il chitarrista, non lo accompagna semplicemente con una pasta già confezionata.
IN BREVE
Firmata Hiwatt, PedalSmith 50 è una testata valvolare pensata per chi considera l’amplificatore il fondamento del suono, non un accessorio secondario della pedalboard. Il riferimento al DR504 definisce il carattere generale: headroom elevata, risposta dinamica, puliti autorevoli e saturazione che arriva più tardi rispetto a molti circuiti coevi. La coppia di EL34, le quattro ECC83 nel preamp e i trasformatori sovradimensionati lavorano nella direzione di un suono solido, leggibile e fisicamente presente.
La doppia voce Normal/Brilliant, ponticellata internamente, è una delle soluzioni più riuscite. Permette di miscelare corpo e brillantezza senza complicazioni, mantenendo il sapore della progettazione tradizionale ma con un’operatività più immediata. Gli ingressi High e Low ampliano la compatibilità con pickup diversi, mentre il controllo Filter aggiunge un margine di adattamento utile quando cambiano cabinet, ambiente e pedalboard.
Il loop effetti, con selettore Send LineIinstrument, è la parte più moderna del progetto e rende PedalSmith 50 più gestibile con delay, riverberi e modulazioni. Le uscite speaker con impedenza selezionabile a 16, 8 o 4 Ohm confermano una destinazione d’uso concreta: palco, sala prove, studio, cabinet reali e chitarristi che sanno cosa chiedere a una testata.
È una piattaforma per pedali nel senso più classico e rigoroso del termine: accetta boost, overdrive e fuzz senza perdere il centro del suono e, in un’epoca in cui molte soluzioni promettono tutto in poco spazio, PedalSmith 50 ricorda che, per certi chitarristi, il punto di partenza resta ancora una buona testata valvolare, tanto volume pulito e una mano destra capace di far lavorare il circuito.
www.britampco.co.uk
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