Filippo Cosentino "Andromeda"
recensione
Un’introduzione così insolita per le nostre pagine si rende necessaria nel momento in cui si vada a parlare di Andromeda (per l’appunto) nuovo progetto artistico di Filippo Cosentino, il quale ha voluto mettere in musica una riflessione sugli aspetti mitologici e astronomici legati alla figura di Andromeda, che da tempo affascina il chitarrista piemontese di origini siculo-calabresi.
La storia affascinante di questo mito ci insegna che in qualsiasi momento possiamo essere attratti dalla bellezza e che nonostante alcune disavventure che inevitabili nel percorso della nostra vita, c'è qualcuno pronto ad affiancarci, a sostenerci e il più delle volte ad amarci. Si dice inoltre che le stelle stiano lì appiccicate in cielo per ricordarci tutto...
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questo. Il disco è una costante ricerca creativa di cose che potrebbero sembrare in contraddizione ma che in realtà non lo sono.
In Andromeda si calcano territori sonori che hanno a che fare principalmente con il jazz, ma che da questa base sonora si allargano a immagini proiettate su tele che sconfinano senza timore dei limiti di genere. Nell’album si alternano chitarra classica, archtop e acustica baritona, strumento (quest’ultimo) per il quale Cosentino è riconosciuto come uno dei più importanti interpreti europei. Ekkehard Wölk al piano f orte, Johannes Fink al contrabbasso e Andrea Marcelli alla batteria, contribuiscono a definire l’immaginario sonoro entro cui Andromeda si libera dalle proprie catene e rinasce nei racconti di una chitarra pronta a scalfirne le gesta.
Andromeda offre un ascolto suggestivo, a tratti poetico, pregno carica emotiva e per questo in grado di tratteggiare in maniera quasi cinematografica le gesta narrate dal mito.
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