REB BEACH e il nuovo dei Black Swan

di Patrizia Marinelli
02 febbraio 2026

photo credits: Enzo Mazzeo

intervista

Black Swan
Reb Beach
Paralyzed
Alzare l’asticella a un livello superiore, combinando stesure incisive con melodie intense, chitarre e riff potenti e una sezione ritmica che non lascia spazio ai compromessi: i Black Swan concretizzano il proposito con Paralyzed, terza prova discografica in uscita il 13 febbraio 2026.

Non ci sono dubbi, i Black Swan sono un quartetto di veterani dell’hard rock. Robin McAuley, al microfono, di frecce nella faretra ne ha diverse (McAuley Schenker Group, Grand Prix, Far Corporation), per non parlare di Reb Beach (classe 1963) che, registrando per Fiona, Chaka Khan, The Bee Gees, Roger Daltrey, Bob Dylan, Howard Jones, Alice Cooper, Twisted Sisters, Dokken, Whitesnake e Winger, si è posto tra i chitarristi impegnati a distinguersi in fatto di versatilità. Anche il basso di Jeff Pilson si è insinuato in numerose produzioni (Dokken, Foreigner, Michael Lee Firkins, MSG, George Lynch, Dio, Steel Dragon, giusto per fare nomi), mentre in quanto a Matt Starr, ha portato il suo drumming nelle produzioni di Joey Lynn Turner, Ace Frehley, Kevin DuBrow e niente di meno che Mr. Big.

Fatta questa doverosa introduzione, dirigiamoci verso la terza prova discografica che i Black Swan titolano Paralyzed (Frontiers Music), decisi a non allentare il tiro ma...

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anche a iniettare tinte dark nella tracklist. Sono undici le tracce e, scritte da McAuley, Beach, Pilson, e registrate a Los Angeles nello studio di quest’ultimo, mostrano l’affiatamento della band e la vocazione a un hard rock solido, genuino, intenzionato ad andare dritto al punto senza troppi orpelli e plissé.

“I Black Swan incarnano lo spirito dell’hard rock classico, basato su riff solidi e linee vocali dense e decise. L’interazione tra chitarra e voce è ciò che definisce il nostro stile...” – ha detto Reb Beach. Noi lo abbiamo intercettato e fatto con lui la piacevole chiacchierata che segue.

Robin McAuley (vocal) – Reb Beach (guitar) – Jeff Pilson (bass) – Matt Starr (drum)

Paralyzed è il nuovo album dei Black Swan: un suono più hard, addirittura cupo e dark, pensando a If I Was King, il brano che avete scelto come primo singolo. Dici che sarà questa la piega futura della band?
Nulla è nato a priori. Sono solito comporre la musica della band spontaneamente e se la percezione è che Paralysed sia più dark rispetto ai nostri album precedenti, mi fa un gran piacere. L’album precedente [Generation Mind, 2022] era già piuttosto dark e ai nostri fans è piaciuto tantissimo. Il nuovo album è nato quando ho fatto ascoltare in studio i miei riff più heavy e così ci abbiamo lavorato sopra. Jeff [Pilson] oltretutto, è un ottimo arrangiatore. Per quanto riguarda il futuro, mi piacerebbe portare il nuovo disco in tour, ma sarà difficile, visto che Jeff è impegnato con i Foreigner per tutto l’anno e per parte del 2017 e, per quanto mi riguarda, io non ho alcuna intenzione di andare in tour senza di lui. In ogni caso sarebbe fantastico poter presentare i nostri nuovi brani sul palco, anche perché in un concerto dei Black Swan ci sono ben quattro musicisti che cantano e ti puoi godere il gioco delle voci che si intrecciano.

Hai citato Generation Mind: vedi nel nuovo disco una sorta di step in avanti?
E’ una domanda difficile, anche perché non ascolto quell’album da più di un anno... pensa che non ricordo nemmeno un titolo della tracklist.

Dici sul serio?
Sì, e questo dipende dal fatto che nel corso della produzione ho ascoltato i brani di quell’album duemila volte e così, quando finalmente è stato pubblicato, non me ne sono più occupato. In tutti i casi, penso che ascoltare la voce di Robin [McAuley] e la mia chitarra insieme, ti faccia riconoscere all’istante quel che potremmo chiamare il nostro marchio di fabbrica. Tutto sommato credo che i due album condividano lo stesso spirito rock, i riff potenti, i fraseggi e le voci favolose. A parer mio, sono entrambi molto ben fatti. Per rispondere alla domanda, potrei dire che il sound di Paralysed è un po’ più maturo e rodato, ma questo è dato dal fatto che è il nostro terzo album. Pensa che abbiamo composto Paralysed in soli dieci giorni. Sul serio! Dieci brani in dieci giorni.

Un processo rapidissimo...
Sì, sono riuscito a fare tutto al volo perché avevo le idee chiare ancor prima di entrare in studio, dunque ero ben preparato. Entravamo in studio la mattina e avevamo già il piano completo della giornata. Praticamente, è la stessa formula che abbiamo adottato per i dischi precedenti. Poi vorrei chiarire una cosa: il sound del disco sarà anche più dark ma alla fine non esageratamente, poiché Jeff [Pilson] non ama le atmosfere troppo cupe. Più di una volta gli ho proposto dei riff di chitarra davvero dark ma lui ha tagliato corto dicendo: “non sono adatti per i Black Swan, sono troppo heavy. Noi facciamo musica più melodica!” E ha ragione perché alla fine i Black Swan sono una melodic rock band.

Però il nome della band suggerisce parecchio in fatto di dark…
Sì, è vero. Alla fine, Black Swan è il Cigno Nero, il brutto anatroccolo! [ride] Ricordo quando abbiamo dato questo nome alla band e guarda che scegliere il nome è una cosa difficile, ma nel nostro caso è stata un’idea di Kip [Winger]. Comunque, sì. È un nome che suona bene, ma non lo abbiamo scelto perché sembrasse heavy, ma piuttosto perché suonasse cool. Un nome rock’n’roll.

Ascoltando If I Was King ci si rende conto che ciascuno nella band marca il proprio territorio in funzione del brano suonato: bass line martellante, batteria decisa e potente, un riff di chitarra carico di energia e la voce a salire sul piedistallo. Dici che è questa formula, peraltro perseguita per tutto l’album, a farvi sentire così soddisfatti del risultato?
Intanto ci tengo a dire che è una gioia ascoltare un brano che hai scritto dopo che è stato pubblicato. I Black Swan sono un gruppo di brave persone, siamo tutti buoni amici, e questa è una gran cosa. In quanto alla tua domanda, per i Black Swan è sempre stato così, ognuno di noi ha il proprio ruolo. Certo, la mia chitarra si pone in gran luce ed il motivo è che abbiamo voluto che la band fosse guitar-oriented ma, alla fine, c’è spazio per tutti. Oltretutto, nel disco non vi sono brani scartati a suo tempo o b-side: ogni brano è un bel brano, e questo ci inorgoglisce davvero.

Come hai detto tu, i Black Swan sono una band guitar-oriented ed è così che molti ti identificano appunto nella colonna portante: ti fa piacere?
Ritengo che il mio suono sia distintivo e riconoscibile... sarà anche per il fatto che imbraccio la chitarra ormai da tanti anni. Così sì, devo ammettere di contribuire in modo massiccio al sound dei Black Swan, ma si tratta anche di anima, quindi, anche il cantante ha un enorme peso in questo. La voce di Robin è così piena, così soulful, e ciò mi rende difficile considerarmi l’anima della band a tutto tondo. Direi che lo siamo entrambi. Aggiungo che lui canta sempre meglio e questo è incredibile. Con il passare degli anni la voce si presume peggiori, mentre invece la sua migliora. E sa bene come mantenere vivo lo stile dei Black Swan e come risultare pure radio-friendly.

Parlando dei brani di Paralyzed, ce n’è uno che prediligi su tutti?
Sì, Death Of Me. E’ un pezzo slow, orecchiabile, molto cool. Mi piacciono parecchio anche Different Kind Of Woman che è molto divertente, e I’m Ready, una bellissima ballad, molto catchy... direi à-la Bad Company.

C’è un brano che ti ha impegnato particolarmente nel corso delle registrazioni?
The Fire And The Flame un brano velocissimo con uno spirito à-la Ozzy, ed io onestamente non sono proprio bravissimo in questo genere di cose. Fraseggi veloci e ritmo heavy non sono il mio forte e così mi sono dovuto concentrare davvero per arrivare al risultato finale.

Ci dici che genere di equipment hai utilizzato per registrare l’album?
Faccio una premessa. A mio parere, il suono di un chitarrista non sta nella sua chitarra, nei pickup o nel suo amplificatore, ma nelle sue dita. Detto ciò, evito di suonare con strumenti di scarso valore. Ad esempio, Jeff [Pilson] ha in studio un Marshall, credo un 200W, e per l’album abbiamo utilizzato quello. In tema di chitarre, ho suonato in prevalenza con la mia Suhr Reb Beach Signature che trovo fantastica!

Parliamo adesso dei Black Swan degli esordi con l’album Shake The World del 2020. Poteva anche essere un progetto estemporaneo, mentre invece ha dato il via a un percorso costante: te lo sentivi che sarebbe successo?
Certo! Avevo firmato un contratto per quattro album, quindi dovevo arrivare per forza fino a questo punto! [ride] Il primo disco è nato per lo più da svariati riff che già avevo da parte per i Winger. Kip [Winger] non li aveva ritenuti adatti per la sua band, mentre invece erano perfetti per i Black Swan. Se per l’album d’esordio avevo appunto parecchio materiale pronto, per il secondo sono invece dovuto partire da zero e mi sono messo a scrivere. Ora è la volta di Paralyzed e mi sento già pronto per il prossimo.

Hai citato i Winger ma nel tuo percorso ci sono anche Alice Cooper, Whitesnake, Dokken e diverse produzioni pop di alta caratura: in sostanza, la tua versatilità ti ha premiato...
Grazie! Sono stato molto fortunato e in più credo che conti parecchio anche il fatto di essere un musicista con cui si lavora facilmente. Sono molto rilassato, mi piace ridere e divertirmi e sono anche un buon cantante, cosa che ti aiuta a trovare le gig più facilmente. Tanto per dirti, nei Whitesnake sono entrato perché sapevo anche cantare. Credici o meno, ma questa cosa è stata la ciliegina sulla torta in quel contesto e lo stesso con Alice Cooper.

Parlando dei Whitesnake, vedi un futuro per la band dopo la recente dichiarazione di David Coverdale di ritirarsi dalle scene?
La mia risposta è no. David Coverdale ha annunciato che vuole smettere, quindi, i Whitesnake non continueranno. Ma forse tu ti domandavi se potrebbero continuare senza di lui... Beh, non credo sia possibile. Abbiamo interpellato alcuni promoter circa la possibilità di mettere in piedi una cover band dei Whitesnake e nessuno si è mostrato interessato. I Whitesnake sono David Coverdale, senza di lui il capitolo è chiuso. D’altronde ha 74 anni, ama sua moglie, i suoi figli, ha una casa bellissima sulla spiaggia, che cosa gli manca? Ha tutti i soldi che gli occorrono per vivere e quindi ha deciso di appendere i guantoni al chiodo. E’ una scelta naturale.

Ultima domanda. Prima abbiamo detto degli esordi dei Black Swan: certo, vi conoscevate già tutti, ma chi ha avuto l’idea di mettere su la band?
Questa è una bella domanda! Io e Jeff [Pilson] abbiamo suonato insieme nei Dokken nel momento in cui George Lynch aveva lasciato la band. Io e Jeff avevamo scritto insieme i brani di Erase The Slate (1999) e in quella occasione ci siamo accorti di essere una coppia in grande sintonia. Pensa che molti dichiararono che quello era l’album dei Dokken che preferivano e comunque sì, era un disco veramente buono, quindi, non vedevo l’ora che io e Jeff avessimo la possibilità di tornare a scrivere insieme. A un certo punto, lui è stato contattato da Frontiers Music per un nuovo progetto e mi ha contattato subito. Oltretutto, Robin [McAuley] e Jeff sono amici da sempre: vivono in California nella stessa area ed escono insieme abitualmente. Eravamo tutti in sintonia e desiderosi di avventurarci in un progetto insieme. In pratica, sono stati questi gli spunti che ci hanno fatto decidere di mettere insieme i Black Swan.

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