Corrado Rustici e il ritorno dei Cervello con "Chaire"

di Francesco Sicheri
01 gennaio 2026

intervista

Cervello
Corrado Rustici
Chaire
Ci sono parole che non appartengono a un’epoca precisa, ma continuano a riaffiorare come relitti preziosi, carichi di senso. "Chaire" è una di queste. Nell’antica Grecia era un saluto che teneva insieme l’inizio e la fine, il ritrovarsi e il lasciarsi, un augurio di bene che sfidava il tempo. È da qui che riparte la storia dei Cervello, una delle vicende più enigmatiche e affascinanti del progressive rock italiano.

Nati nella Napoli dei primi anni Settanta in un periodo di fermento culturale irripetibile, i Cervello si muovevano lungo una linea sottile che univa tradizione mediterranea, tensione sperimentale e visione colta. Gianluigi Di Franco (voce), Corrado Rustici (chitarra), Giulio D’ambrosio (sax), Antonio Spagnolo (basso), Remigio Esposito (batteria), accanto a realtà come Osanna, Premiata Forneria Marconi e Banco del Mutuo Soccorso, seppero costruire una voce autonoma, radicale, lontana da ogni imitazione. Melos (1973), il loro unico album, resta ancora oggi un oggetto quasi mitologico: un viaggio tra richiami alla Grecia antica, intrecci strumentali arditi, acustica e avanguardia, più vicino a un rito che a un semplice disco rock. Poi il silenzio. Eppure, quel silenzio non ha mai significato scomparsa. Nel corso dei decenni, ...

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