JOHN BUTLER "Prism"

di Umberto Poli
01 febbraio 2026

recensione

John Butler
Prism
Jarrah Records
Se analizziamo il concetto di Prisma in relazione alla musica, il riferimento è (quasi) d’obbligo. L’archivio mentale dei ricordi sfoglia le cartelle fino ad arrivare alla lettera “P” di Pink Floyd e a quella pietra miliare chiamata The Dark Side Of The Moon. Quello stesso gioco di rifrazione luminosa, emerge però anche nel titolo (Prism) e nella tracklist di un album distantissimo per genere e appartenenza geografica dalla band di David Gilmour e compagni: si tratta, infatti, della più recente pubblicazione dell’australiano John Butler, che va ad inserirsi alla terza posizione di un ambizioso progetto solista in quattro parti iniziato nel 2024 dal titolo The Four Seasons. Tale sequenza di dischi (tra cui spiccano l’album di stampo meditativo Running River e lo strumentale Still Searching) sono da riferirsi tutti al solo autore e non più al moniker (John Butler Trio) a cui è rimasto ancorato per la maggior parte del suo pluripremiato percorso di musicista.

Fin dal singolo Trippin’ On You, il prisma sonoro dell’autore ci pervade di luci e colori abbaglianti riversandoci addosso una cascata di emozioni con tanto di ritornello che, una volta entrato in circolo, pare essere più appiccicoso di una colla a presa rapida: trattandosi, però,...

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di un brano con tutti i requisiti per trasformarsi nel tempo in una hit irresistibile, l’autore può essere ampiamente perdonato. Il resto del lavoro non è da meno. 12 canzoni – come ha affermato lo stesso Butler – di “amore, morte, politica, crisi e redenzione”, per un’ora buona di musica, ritmo, fingerpicking, accordature aperte e weissenborn che iniziano a colpire duro fin dai primi secondi di Going Solo passando, tra le altre, per l’accorata Let Yourself Go (dedicata ai padri, di Butler e della moglie Danielle Caruana, morti a meno di 40 ore l’uno dall’altro) fino ad assestarsi sulle note di chiusura della fluttuante, evocativa Wings To Fly.

Prism mette in luce tutto il meglio di John Butler in veste di ispirato autore, chitarrista e cantante e ne mostra l’enorme potenziale: una risorsa che, è doveroso sottolinearlo, si è potuta sprigionare anche per merito di un processo creativo costruito passo-passo con James ‘Gin’ Ireland (POND, San Cisco), il noto multistrumentista e produttore originario di Perth (Australia).

Sulla scia di altri illustri connazionali – si pensi al prolifico Xavier Rudd, al blues-hero Ash Grunwald, ai fratelli Josh e Sam Teskey (aka The Teskey Brothers) o alla virtuosa Tash Sultana – John Butler rende onore alle sue origini e alla ricchezza ancestrale di una terra, l’Australia, che sempre più conferma di saper custodire e tramandare per mezzo dei suoi artisti indipendenti, un immenso tesoro di influenze, culture, talenti. Cogliamo l’occasione ed approfittiamo dell’uscita di Prism per fare qualche utile scoperta o, perché no?, un bel ripasso.

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