TEDESCHI TRUCKS BAND "Future Soul"

di Arturo Celsi
01 marzo 2026

recensione

Tedeschi Trucks Band
Future Soul
Fantasy Records
A sei anni dalla monumentale tetralogia I Am The Moon, la Tedeschi Trucks Band torna al formato compatto dell’album in studio con Future Soul, in uscita il 20 marzo per Fantasy Records.
Undici tracce, una produzione affidata a Mike Elizondo e la consapevolezza di essere oggi una macchina rodata, capace di tenere insieme scrittura, interplay e identità sonora senza cedere all’autoreferenzialità.

Registrato tra la Swamp Raga Recording di Jacksonville e i Phantom Studios in Tennessee, il disco nasce da un nucleo autoriale ristretto – Derek Trucks, Susan Tedeschi, Mike Mattison, Gabe Dixon e Tyler Greenwell – chiamato a distillare l’energia di una formazione a dodici elementi in un linguaggio più diretto. Elizondo, già al lavoro con produzioni lontane dal blues-rock tradizionale, aggiunge un punto di vista esterno che asciuga gli arrangiamenti senza snaturare il DNA della band.

Il primo singolo, I Got You, scritto da Mattison, si muove su un mid-tempo dal sapore classico, con richiami espliciti a Derek and the Dominos. Il riff portante è semplice ma efficace, mentre le voci si intrecciano su un ritornello costruito per restare in testa (“I got you / You belong to me”). La chitarra di Trucks lavora più di cesello che di forza bruta:...

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fraseggi lirici, sustain infinito, dinamica sempre in pieno controllo.

Crazy Cryin’ apre il disco con un impianto blues classico, giocato su un testo di perdita e orgoglio ferito. Qui emerge la capacità della band di far convivere groove e coralità, con la sezione fiati che entra a colorare senza appesantire. Who Am I vira verso una ballad soul dal respiro ampio, sostenuta da un crescendo emotivo che trova nel dialogo tra voce e chitarra il suo baricentro espressivo.

La title track, Future Soul, esplicita il manifesto del lavoro: “Hope your future’s got soul in it” . Il brano gioca su un groove essenziale, quasi asciutto, con un testo che riflette sul senso stesso di incidere musica oggi (“they want it on paper / but we got it on wax”) . È una dichiarazione d’intenti che suona come presa di posizione: tradizione e presente possono coesistere, a patto di mantenere sostanza.

Tra gli episodi più incisivi spiccano Devil Be Gone, costruita su un refrain liberatorio e corale, e Ride On, chiusura dal taglio quasi cinematografico, dove l’immaginario on the road si intreccia a un senso di redenzione personale. In mezzo, momenti più ruvidi come Under The Knife e Hero ampliano lo spettro stilistico, con accenti rock e una tensione meno accomodante.

Rispetto ai lavori precedenti, Future Soul appare più concentrato: meno dilatazioni jam, più attenzione alla forma-canzone. La band resta una delle realtà più coese della scena americana contemporanea, ma qui sceglie di dimostrarlo attraverso sintesi e misura. Non è un disco che rincorre mode o sovrastrutture: punta sulla scrittura, sull’interplay e su una visione collettiva che, dopo oltre quindici anni di attività, continua a trovare un equilibrio credibile tra blues, soul e rock.
Se il futuro deve avere un’anima, la Tedeschi Trucks Band ribadisce che quella passa ancora da strumenti suonati insieme in una stanza, da dinamiche reali e da un’idea di musica che mette la band – non il singolo – al centro.

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