JEFF BUCKLEY tributes

di Nena Lopez
01 marzo 2026

recensione

Jeff buckley
Live At Sin-é
Columbia Records
Un solo album, Grace, 1994 – è bastato perché Jeff Buckley (1966-1997), figlio del leggendario Tim Buckley, entrasse nella storia della musica prima della sua tragica morte all’età di trent’anni. Oggi, a 60 anni dalla sua scomparsa, esce il docu-film “It’s Never Over: Jeff Buckley”, oltre che la versione Deluxe di Live At Sin-è, ampliata e concepita per raccogliere i momenti intimi dei set newyorkesi che hanno fatto conoscere la statura artistica di Jeff Buckley nel mondo.

“It’s Never Over: Jeff Buckley” è il docu-film di Amy Berg che ricostruisce la vita e l’itinerario artistico di Jeff Buckley nel tessuto culturale della New York degli Ottanta e Novanta: una narrazione che si articola attraverso materiale d’archivio inedito, proveniente dal patrimonio personale dell’artista e dalle testimonianze intime della madre Mary Guibert, delle ex compagne Rebecca Moore e Joan Wasser, dei suoi ex compagni di band – tra cui Michael Tighe e Parker Kindred – e di artisti come Ben Harper e Aimee Mann.

Spiega la regista Amy Berg: “Ho sempre pensato di fare un film su Jeff Buckley... forse dal 1994, quando per la prima volta ho ascoltato Grace. Mary, la madre di Jeff, è la prima persona che...

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ho incontrato per abbozzare l’idea. All’epoca, 18 anni fa, lei pensava a un biopic, ma il materiale d’archivio in suo possesso era straordinario... penso ad esempio all’ultimo struggente messaggio vocale lasciato sulla segreteria telefonica. Ero certa che ne sarebbe venuto fuori un documentario, e nel 2019 la mia proposta è stata accettata. Un bel travaglio d’amore per noi che non lo abbiamo conosciuto, ma che ci consente di avvicinarci a lui il più possibile...”

Jeff Buckley è nato il 17 novembre 1966 nella contea di Orange (California) ed ha perso la vita tra le acque di un affluente del Mississippi, a Memphis il 29 maggio 1997. Emerso nella scena avant-garde dei club di New York nei primi anni Novanta, si è imposto tra gli artisti più straordinari della sua generazione, acclamato da pubblico, critica e colleghi musicisti. La sua prima registrazione commerciale – l’EP di quattro brani “Live At Sin-è” (uscito nel novembre 1993 per Columbia Records) – cattura Buckley e la sua chitarra elettrica in un minuscolo caffè dell’East Village di New York, il quartiere che aveva scelto come casa.
Al momento dell’uscita dell’EP, Buckley è già entrato in studio per lavorare al suo album di debutto Grace, insieme a Mick Grøndahl (basso), Matt Johnson (batteria) e al produttore Andy Wallace. In quella fase vengono registrati sette brani originali (tra cui Lover, You Should Have Come Over e Last Goodbye) e tre cover, tra cui Hallelujah di Leonard Cohen e Corpus Christi Carol di Benjamin Britten. Il chitarrista Michael Tighe diviene in seguito membro stabile dell’ensemble di Jeff Buckley ed è così che co-scrive il brano So Real, aggiunto all’album poco prima della sua pubblicazione.

Grace esce negli Stati Uniti il 23 agosto 1994. Nel giugno di quell’anno Jeff Buckley e la sua band si imbarcano nel primo di una serie di tour consecutivi che si sarebbero protratti per oltre due anni. Molto del materiale eseguito durante i tour del 1995 e 1996 viene registrato e pubblicato sia su EP promozionali, come il “Grace EP”, sia postumo su album come “Mystery White Boy” e “Live à L’Olympia”. Il 13 aprile 1995 viene annunciato che Grace si è guadagnato il Grand Prix International du Disque – Académie Charles Cros 1995, il premio assegnato da una giuria composta da produttori, giornalisti, dal presidente di France Culture e da professionisti dell’industria musicale. (In precedenza, tale riconoscimento era stato conferito, tra gli altri, a Édith Piaf, Jacques Brel, Yves Montand, Georges Brassens, Bruce Springsteen, Leonard Cohen, Bob Dylan, Joan Baez e Joni Mitchell).

Dopo i lunghi e impegnativi tour di Grace, Buckley inizia a lavorare sul suo secondo album. Tra la metà del 1996 e l’inizio del 1997 sperimenta in studio con sessioni di registrazione tra New York e Memphis, con la band e con Tom Verlaine come produttore. Terminate quelle session, Jeff rimanda la band a New York, mentre lui si ferma a Memphis per sperimentare il lavoro su un quattro piste da presentare poi ai compagni di band e alla casa discografica. Alcune sono revisioni dei brani incisi in studio con Verlaine, altri sono brani del tutto nuovi e, affinché lui possa rodarli sul palco, ogni lunedì sera suona al Barrister’s di Memphis: la sua ultima performance avviene lunedì 26 maggio 1997.

La sera della sua morte, Jeff Buckley sta andando a incontrare la band in arrivo da New York, per dare inizio a tre settimane di prove in vista del secondo album, My Sweetheart, The Drunk; in seguito, il produttore Andy Wallace, che aveva già lavorato su Grace, avrebbe raggiunto il gruppo a Memphis per le registrazioni del disco. Dopo la morte di Buckley, la produzione delle registrazioni è affidata a Tom Verlaine, mentre i demo di Jeff vengono pubblicati da Columbia con il titolo “Sketches for My Sweetheart The Drunk”: è il 26 maggio 1998.

Oggi Columbia pubblica Live At Sin-è in più di una versione (2CD, 4LP e cofanetto Deluxe corredato di booklet), raccogliendo i momenti intimi di quei set newyorkesi composti da brani originali, cover, monologhi e riflessioni, che hanno fatto conoscere la statura artistica di Jeff Buckley a livello globale.

Il docu-film “It’s Never Over: Jeff Buckley” sarà proiettato nelle sale italiane in tre sole date: 16, 17, 18 marzo 2026. (Regia: Amy Berg – Co-produzione: Brad Pitt – Distribuzione italiana: Nexo Studios, in collaborazione con Radio Capital, MYmovies, Sony Music Italia. – Prevendite ed elenco sale cinematografiche: www.nexostudios.it)