GRAMA TERA "Sanmartin"
recensione
Sanmartin, questo il titolo del nuovo lavoro dei Grama Tera, prosegue il discorso che hanno iniziato all’incirca quattro anni fa ma, rispetto ai canti di lavoro e di non lavoro, alle calamità naturali e alle ballate criminali, si spinge oltre, andando questa volta ad esplorare in sedici tracce il tema del viaggio...
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in tutte le sue possibili accezioni e sfumature, come si legge nello splendido booklet accluso: “a piedi, in treno, in groppa a un cavallo, sopra un carro o su una corriera, a bordo di una nave, per lavoro, per fame, per trovare (o dimenticare) l’amore, per paura, per via della guerra…”
Registrato dall’ingegnere del suono Dario Mecca Aleina (Attimo Studio) e masterizzato da Gianni Vallino (Karibu Mastering), il disco alterna momenti di debordante potenza (ad esempio il nucleo centrale del brano Naufragi dla Barca Valentin-a o L’assedio di Verrua) ad altri più delicati (Farfalla di Caraglio, Jolicheur) e ad altri ancora che è letteralmente impossibile ascoltare senza essere travolti dall’impulso di agitare i piedi e danzare (Fare fortuna, Le Fabricante, Canté j euv), senza tralasciare un cospicuo lotto di canzoni in cui a regnare sovrana sembra essere la sperimentazione più selvaggia (su tutte, la titletrack ed Anteo, I son scapà da Colegn).
A restituire una così variegata ricchezza strumentale e una ricerca testuale di tale portata, è senza dubbio l’intensa sinergia di Poli e Avataneo (nella foto ritratti da sinistra a destra) che dei Grama Tera rappresentano il cuore pulsante, ma anche la loro capacità di aver saputo individuare una squadra di musicisti in grado di impreziosire il loro sodalizio artistico sia in sala d’incisione, sia sul palco: dalla voce del compianto Vincenzo “Chacho” Marchelli (Tre Martelli) a Remy Boniface (L’Orage) al violino e alla ghironda; da Simone Zoja al pianoforte a Bati Bertolio (Giorgio Conte) alla fisarmonica; da Gianfranco Nasso al basso elettrico a Enrico D’Amico a sassofono e clarinetto, fino alle percussioni non convenzionali (bidoni compresi...) di Fabio “Bramba” Brunetti, tra i tanti.
Una nota di merito va infine al disegno di copertina dell’artista eporediese Elisa Bonotti (il simbolico e poetico incontro delle mani...), nonché ai ritratti a matita di Elisa Giordano e alle opere suminagashi di Bianca Maria Bordone che impreziosiscono la grafica dell’album dei Grama Tera, e costituiscono al contempo il compendio ideale per la piena fruizione dei titoli della tracklist.
Last but not least... gli appassionati di chitarra e strumenti a corde (e accordature), potranno gustare le diverse ghiottonerie, artigianali o non, che Umberto Poli ha imbracciato nella registrazione di Sanmartin: Gibson Les Paul, Gibson SG, cigar box (GDG), bouzouki irlandese (GDAD), banjo (gDGBD), Eastwood Tenor Guitar Warren Ellis (CGCG), ukulele soprano (GCEA), ukulele baritono (DGBE), mandolino elettrico (GDAE), coffee can (DA). Insomma, chi più ne ha… più ne metta!
Che altro aggiungere? Se la musica folk oggi è più viva, attuale e interessante che mai, lo si deve anche a dischi sinonimo di qualità e passione. E Sanmartin è uno di quelli...
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