PORTRAYAL OF GUILT "Beginning Of The End"
recensione
L’episodio più inatteso resta “Chamber of Misery Pt. IV”, breve interludio che vede la partecipazione del rapper Slim Guerilla. Un’incursione che, invece di inseguire i cliché del rap-rock, si muove su coordinate più oscure e lo-fi, richiamando l’immaginario più psichedelico del southern rap. È un momento isolato nella scaletta, ma significativo nel delineare l’ampiezza delle influenze in gioco.
L’apertura del disco è più allineata al recente passato: “Human Terror”, “Heaven’s Gate” e “Under Siege” sviluppano un linguaggio fatto di riff essenziali, breakdown rallentati e improvvise accelerazioni. La scrittura appare più focalizzata rispetto agli esordi, con una gestione della dinamica che alterna saturazione e vuoto, amplificando l’impatto complessivo.
Tra le pieghe del lavoro emerge anche una sensibilità che sfiora il nu-metal, più come attitudine che come riferimento esplicito. Una libertà espressiva che trova il suo punto di rottura in “Ecstasy”, brano che introduce suggestioni legate alla scena Madchester:...
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breakbeat campionati, linee di basso più distese e un senso di sospensione che viene rapidamente destabilizzato. L’elemento nostalgico viene evitato, sostituito da una rilettura più inquieta e dissonante.
La seconda metà del disco si muove in modo meno lineare ma coerente nella sostanza. Brani costruiti su riff diretti vengono progressivamente deformati da inserti rumoristi e soluzioni atonali, in un continuo slittamento tra struttura e disgregazione. Nel finale, le composizioni rallentano e si appesantiscono, spostando il baricentro verso territori più cupi e riflessivi.
…Beginning Of The End si configura così come il punto di sintesi più convincente per Portrayal of Guilt. Non tanto per la varietà degli elementi, quanto per la capacità di tenerli insieme senza snaturarsi. Il risultato è un disco che mantiene intatta la propria identità, pur ampliandone in modo evidente il raggio d’azione.
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