LAMB OF GOD "Into Oblivion" MARK MORTON
di Francesco Sicheri
01 marzo 2026
intervista
Lamb Of God
mark Morton
Into Oblivion
Il 13 marzo 2026 i Lamb Of God pubblicano Into Oblivion, decimo album in studio di una carriera che ha ormai superato il quarto di secolo. Un traguardo che, per molte band, significherebbe ripetersi o adagiarsi su formule consolidate. Per il quintetto di Richmond, invece, rappresenta l’occasione per riaffermare un’identità costruita nel tempo, senza più la necessità di dimostrare nulla a nessuno.
Dalle radici underground di Burn The Priest fino alle nomination ai Grammy e ai milioni di album venduti, il percorso dei Lamb Of God è stato quello di una formazione capace di imporsi nel panorama metal globale senza perdere un’attitudine schiettamente punk. Into Oblivion nasce esattamente da questa consapevolezza: la libertà di chi ha attraversato cicli, mode e rivoluzioni sonore restando al centro della scena. Come racconta Mark Morton nell’intervista, oggi la band statunitense lavora senza la pressione competitiva degli inizi. Non c’è più l’urgenza di “battere” qualcuno. C’è, piuttosto, la volontà di essere autentici, di inseguire il groove giusto, di lasciare che la musica prenda forma attraverso riscritture, aggiustamenti, stratificazioni pazienti.
Into Oblivion guarda indietro e avanti allo stesso tempo. Brani come Sepsis e Blunt Force Blues recuperano l’eco della scena di Richmond dei primi anni...
l'articolo continua...
Dalle radici underground di Burn The Priest fino alle nomination ai Grammy e ai milioni di album venduti, il percorso dei Lamb Of God è stato quello di una formazione capace di imporsi nel panorama metal globale senza perdere un’attitudine schiettamente punk. Into Oblivion nasce esattamente da questa consapevolezza: la libertà di chi ha attraversato cicli, mode e rivoluzioni sonore restando al centro della scena. Come racconta Mark Morton nell’intervista, oggi la band statunitense lavora senza la pressione competitiva degli inizi. Non c’è più l’urgenza di “battere” qualcuno. C’è, piuttosto, la volontà di essere autentici, di inseguire il groove giusto, di lasciare che la musica prenda forma attraverso riscritture, aggiustamenti, stratificazioni pazienti.
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