NEAL MORSE BAND "L.i.f.t"

di Susy Marinelli
01 aprile 2026

recensione

Neal Morse Band
Lift
InsideOut Music
Dopo Never Been Down This Road, il disco solista di Neal Morse dello scorso anno, l’eclettico cantante, compositore e polistrumentista statunitense, classe 1960, torna con la sua Band ed il nuovo capitolo discografico, L.I.F.T, ed inevitabilmente è il prog rock a trionfare.

Uscito il 27 febbraio 2026, L.I.F.T è un concept-album nella pura tradizione prog e, articolato in tredici episodi, racconta la storia di un uomo alla ricerca di una connessione con qualcosa di più grande di sé stesso, con il mondo e con la vita, ricercando angolazioni differenti e trovandosi inevitabilmente a fronteggiare momenti di scoramento e disperazione; la Neal Morse Band – Neal Morse, Mike Portnoy, Eric Gillette, Randy George e Bill Hubauer – ne restituisce allora una profonda narrazione, là dove talento, chimica e know-how, si fondono con l’esplorazione sicura nei vasti territori prog rock.

I cinque illustri virtuosi aprono l’album con Beginning e sono 6:48 introdotti dal piano soffice di Morse, che poi conducono alla grandeur a tinte prog: seduto ora alle tastiere, Morse crea decori intricati, mentre le pulsazioni del basso di Randy George e i ritmi intricati di Portnoy alla batteria, creano il solco del tracciato, lasciando però nel mezzo lo spazio per l’incisivo...

l'articolo continua...

assolo di Eric Gilette alla chitarra. E’ quindi la volta di Fully Alive (il singolo che ha siglato il debutto di L.I.F.T, ripreso in chiusura d’album con Fully Alive, Part 2), con la chitarra acustica che apre le danze e la band che suona e canta padroneggiando i sentieri più intricati; le tastiere tengono in piedi la struttura armonica del brano, la batteria esibisce ritmiche tuonanti, le chitarre arricchiscono la melodia, e c’è anche spazio per brevi assoli di ogni strumento, prima che, di nuovo, la chitarra acustica chiuda l’episodio legandosi al successivo ed intimistico I Still Belong.

Arriva quindi Gravity’s Grip (2:03), brano tra i più brevi del disco (Contemplation, 2:20 e Shattered Barricade, 1:25) eppure pieno zeppo di energia: grandioso il lavoro di Gillette con i suoi riff e grandioso Portnoy dietro ai tamburi.

Destinato ad eccitare chi ama il lato più hard rock della NMB, Hurt People chiama in cattedra la voce rabbiosa di Gillette, il quale si conferma ottimo interprete di sentimenti universali, nonché chitarrista valente e di gran gusto. Il successivo The Great Withdrawal riflette quella parte del concept che sa di isolamento, delusione e senso di negatività: qui svettano i sontuosi chorus, gli assoli della chitarra e naturalmente la guida ritmica della batteria di Portnoy.

Dopo Contemplation, significativo sin da titolo, è la volta di Shame About My Shame e di un Neal Morse che, rivelando la sua intensa spiritualità, confeziona un brano tra i più profondi e dark del disco in questione. Con i quasi sette minuti di Reaching, il registro cambia direzione: il testo cattura il senso di ottimismo ed il sound ne sottolinea gli intenti, per poi passare il testimone a Carry You Again e ai delicati arpeggi di Bill Hubauer al pianoforte. Segue il breve Shattered Barricade, quindi, Fully Alive Part.2, la reprise della prima parte e, per finire, ecco che il cambio di atmosfera tipico del prog rock conduce a Love All Along epico, profondo ed evocativo.

La Neal Morse Band ha registrato in studio sotto la guida del fidato Jerry Guidroz, mentre il mixing è di Rich Mauser.

Podcast

Album del mese

Neal Morse Band
Lift
InsideOut Music

Dopo Never Been Down This Road, il disco solista di Neal Morse dello scorso anno, l’eclettico cantante, compositore e polistrumentista statunitense, classe 1960, torna con...

Matteo Mancuso
Route 96
Music Theories Recordings/Mascot Group

Il titolo del secondo album di Matteo Mancuso non è così esplicito come quello dell’esordio ("The Journey") ma il senso suggerito è nuovamente quello del...

Elvis
EPiC: Elvis Presley in Concert
Legacy Recordings/RCA Records

Il documentario "EPiC: Elvis Presley in Concert" di Baz Luhrmann raccontare l’artista – il genio, il performer – più che l’icona da poster. ...