ROSS HOGARTH SOUND ENGINEER & INTERNATIONAL RECORD PRODUCER

Steve Rosen 13 set 2018
Testo di Steve Rosen
Traduzione di Paolo Pavone

Pare di avere a che fare con almeno cinque persone diverse leggendo i credit di Ross Hogarth, considerando che un unico individuo, difficilmente, può fronteggiare così tanti stili e generi di musica. Ma tant’è!...


Nativo di New York, Ross Hogarth ha lavorato praticamente con tutti, a partire da Van Halen e passare poi a Ziggy Marley, Keb Mo, Coal Chamber e John Fogerty, giusto per nominare stili diversi.
Ha lavorato su A Different Kind Of Truth (2012), l’ultimo dei Van Halen, così come sui nuovi album di Floggin Molly, di Dweezil Zappa e di una freschissima formazione americana che si fa chiamare Way Down Wanderers.

Ross è cresciuto suonando la batteria e la chitarra in una punk band, pur vivendo immerso nella musica folk, un accoppiamento piuttosto bizzarro. “Il migliore amico di mia madre, venuto a mancare proprio l’anno scorso, era Pete Seeger...” [il noto cantante folk] - ha spiegato Hogarth – “per questo sono cresciuto con la musica folk attorno, con banjo, mandolini, violini e strumenti acustici in generale. L’influenza di Pete è stata molto importante, così come le influenze che può subire un ragazzino cresciuto ...
l'articolo continua  
negli anni Sessanta, ossia i Beatles e tutte quelle rock band che nascevano in quel periodo storico. Strimpellavo il banjo e la chitarra di mio fratello che lui non suonava mai! La chitarra mi piaceva moltissimo perché ricercavo le melodie... Più avanti con l’ascolto della musica classica, mi sono avvicinato al corno francese. Era uno strumento diverso dagli altri e, soprattutto, poco consono col genere di musica che ascoltavo io, ovvero il punk! [ride] Ascoltavo molto anche i Led Zeppelin e tutte le band del classic rock…” Questo giustificherebbe in parte la sua scelta di dedicarsi alla carriera di sound engineer, mixing e produttore, abbracciando svariati generi di musica.

In questa intervista Ross Hogarth ci parla del suo percorso, di come ha fatto a raggiungere certi livelli e di tanto altro ancora…

Negli anni Settanta, quando abitavi a New York, suonavi in diverse punk band, giusto?
Giusto. Ho iniziato a suonare la batteria non ricordo più nemmeno quando... So che suonavo nel seminterrato di casa con una vecchia Slingerland e già alle elementari. Poi invece mi costrinsero a prendere lezioni di pianoforte! Mio padre aveva anche un mandolino e, sebbene non avesse tutte le corde, mi divertivo a strimpellarci sopra delle cose…

Sognavi di suonare in una rock&roll band?
Certo che sì... volevo diventare un musicista! Pensa che avevo sempre con me Outliers: The Story of Success, il libro di Malcolm Gladwell... [In questa disamina, l'autore analizza gli elementi del successo, sostenendo che, con costanza e impegno, lo si può raggiungere in 10.000 ore!] In quel periodo vedevo me stesso musicista e suonavo cover al CBGB [locale rock di New York] indossando un vestito sgualcito…

Poi però i tuoi piani sono cambiati...
Sì. A un certo punto, la mia più grande ispirazione divenne quella di diventare il migliore nel mio campo. Una caratteristica che ho ereditato da mio padre. Lui [Burne Hogarth] è stato il primo illustratore di Tarzan, uno dei più ricercati illustratori e insegnanti dell’ultimo secolo! È mancato nel 1996, ma negli anni Cinquanta ha dato vita alla School of Visual Arts, una delle più importanti e prestigiose scuole d’arte di oggi! Dunque sono cresciuto vedendo mio padre che veniva ricercato da tutti ed investito di premi e onorificenze. Credo di aver ereditato da lui il desiderio di puntare in alto e di non arrendermi mai...

A un certo punto hai lasciato New York per trasferirti nella West Coast...
Terminato il liceo, per una serie di coincidenze sono finito a San Francisco, là dove gli artisti di New York erano soliti trasferirsi. In poco tempo mi lasciai inglobare dalla scena di quella città…

Ti riferisci alla scena del quartiere di Haight-Ashbury?
Sì, esatto. Gravitavo attorno a quella zona, dove i Greateful Dead la facevano da padroni. Io ero più vicino alla scena punk e new wave, ma a San Francisco c’era davvero spazio per tutti. In quel periodo, a Santa Cruz in un locale chiamato Catalyst, ho avuto modo di incontrare parecchi personaggi famosi, tra cui Jackson Browne, Ry Cooder, Bonnie Raitt e Lowell George dei Little Feat. Ho avuto anche modo di suonare con il loro batterista, Ian Wallace (morto nel 1997) e prima nella band di Dylan.

Il tuo ingresso è avvenuto come tecnico di studio, giusto?
Sì, davo una mano a sistemare gli amplificatori e apparati vari. Questo mi ha dato la possibilità di vedere da vicino il lavoro dei produttori; mi capitava di trovarmi in studio con Ian Lindley, Ry Cooder e Bonnie Raitt che mi chiedevano cosa io ne pensassi del sound che avevano appena registrato. Credo di aver ereditato una naturale propensione verso i suoni e il mixaggio…

La tua prima esperienza di sound engineer è stata ai Rumbo Studios. È così?
Più o meno. Prima di entrare ai Rumbo, avevo lavorato nei Jackson Studios, Sunset Sound Factory e Record One, seguendo Val Garay. Pensa che avevo lavorato con lui su The Visitor l'album di Mick Fleetwood registrato nel Ghana (Africa). Poco dopo ero diventato il guitar tech di Todd Sharp che, all’epoca, suonava con Mick Fleetwood e Christine McVie. Con lei avevo lavorato a Montreux sul suo disco da solista e da lì, una serie di coincidenze, mi hanno portato ai Rumbo Studios…

Sono usciti un sacco di grandi dischi dai Rumbo...
Motley Crue, Guns N’ Roses, Stone Temple Pilots... sì, dischi leggendari.

Hai collaborato con i Ratt per Out Of The Cellar e Invasion Of Your Privacy
Ero uno dei tre assistenti di studio. I primi due dischi dei Ratt sono stati registrati ai Rumbo Studios, così come Sacred Heart di R.J. Dio. Se qualche ingegnere o produttore si doveva assentare, ecco che noi assistenti entravamo in campo. Solitamente è un mestiere difficile quello degli assistenti di studio, perché sono i primi ad arrivare in studio e gli ultimi ad andarsene a casa! [ride]

Come ti eri trovato a lavorare al fianco di Beau Hill per quelle registrazioni dei Ratt?
Osservavo attentamente tutti quanti. Sono sempre stato un ottimo studente. Anche oggi, che ho 50 anni, non voglio smettere di imparare. Beau Hill è stato un grande maestro, così come Angelo Arcuri (Ronnie James Dio) e Don Gehman (Mellencamp). Penso che le doti dei musicisti, assieme ad un buon orecchio, siano indispensabili per fare un disco. Oltre, naturalmente, al rapporto che instauri con i musicisti. Nel nostro mestiere, non puoi sederti su una sedia e dirigere le danze... bisogna ascoltare gli artisti e ricercare le soluzioni che soddisfino tutti, sempre.

Diversi produttori mi hanno detto la stessa cosa…
I grandi produttori sono quelli che si inseriscono alla perfezione negli ingranaggi di un disco! Per tornare alla domanda di prima, voglio nominare un altro grande maestro che purtroppo ci ha lasciati, Don Smith. Lui aveva prodotto album di Tom Petty, Steve Nicks, Wilburys e Eurthymics. In quel periodo i Rumbo Studios erano frequentati da uno stuolo di musicisti incredibile... Shelly Yakus, Jimmy Iovine e Reo Speedwagon.

Prima hai citato i Mötley Crüe…
Esatto, ho lavorato sul loro disco Girls, Girls, Girls (1987). Incontrai Duane Baron ai Pasha Studios impegnato con alcuni gruppi metal. Il Pasha era uno studio piuttosto strano, piccolo, ma che ha sfornato tanti dischi! In quegli anni ci si conosceva tutti, la scena hollywoodiana era in fermento e ci si incontrava nei diversi locali della zona, specialmente al Rainbow Bar. Duane allora stava producendo i Motley assieme a Tom Werman al One-On-One Studios, ma volevano provare un habitat diverso, dunque vennero al Rumbo. A quel punto, entrai in azione anch'io: finimmo le tracce di basso, voce e chitarra e facemmo il mixing delle tracce che non avevano finito nell’altro studio.

Hai lavorato su Lapo of Luxury dei Cheap Trick (1988), al fianco di Richie Zito…
Richie è diventato una figura molto importante della mia vita. E' lui che mi ha presentato a Giorgio Moroder! Era la metà degli anni Ottanta e mi portò allo studio Oasis. Lì Giorgio stava lavorando sulla colonna sonora di Top Gun e aveva bisogno di una mano. Divenni uno dello staff dello studio e, nel tempo, lavorammo su ulteriori colonne sonore di film come Beverly Hills Cop II, Days Of Thunder...

Ambiti musicali decisamente differenti da quelli dei Rumbo Studios...
La mia educazione musicale è stata davvero variegata e mi ha portato a lavorare in ambiti diversi. Pensa che un giorno mi sono trovato nell'Indiana per la messa a punto dello studio di Mellencamp in cui sono nati album come Scarecrow, The Lonesome Jubilee ed anche Lifes Rich Pageant dei REM...

Nel 1999 hai lavorato su By Your Side dei Black Crowes...
Esatto, con Patrick Leonard, un producer molto brillante che conoscevo dagli Ottanta, quando io lavoravo all'Oasis Studio e lui lì vicino, al Johnny Yuma Studio. Assieme abbiamo lavorato per diversi artisti tra cui Jewel, Roger Waters, Tricia Yearwood e, appunto, i Black Crowes.

In quel periodo Patrick Leonard aveva anche seguito la produzione dei dischi di Madonna, giusto?
Giusto! Patrick era ed è incredibile. Siamo molto amici…

Nel 2004 hai lavorato su Deja-Vu All Over Again di John Fogerty…
Sì. E' stato un periodo molto interessante della mia vita. A quel punto, avevo lavorato a lungo con Patrick [Leonard] e pensai che fosse giunto il momento di produrre dischi per conto mio. E così è stato: tra essi, appunto Fogerty, e poi Coal Chamber e Devildriver. Di questi ultimi ho prodotto il loro primo album e collaborato anche come songwriter.

È stato difficile lavorare con John Fogerty e come sei arrivato a registrare quell'album?
Ci sono storie curiose che lo riguardano, tipo quella in cui chiuse fuori dallo studio tutta la band per lavorare per conto suo, mentre suo fratello Tom, fuori, prendeva a calci la porta! [ride] Lui era il boss ed è sempre stato un boss, lo sapevo. Una delle persone che ha influenzato parecchio la mia carriera è Kenny Aronoff [il celebre drummer] che avevo conosciuto nello staff di Mellencamp. Grazie a Kenny ho potuto registrare diversi album, tra cui quello di Belinda Carlisle e Bon Jovi. A un certo punto Kenny parlò di me a Melissa Etheridge e così registrai il suo disco. Poi ne parlò con Fogerty e finii in studio con lui. Registrai quell'album ma poi venne mixato da Bob Clearmountain che fece un ottimo lavoro.

Prima accennavi a Coal Chamber e Devildriver: un tipo di musica che richiede un determinato approccio, immagino. È così?
Assolutamente, sì. Sono stato strettamente coinvolto in un progetto della Yamaha: una chitarra a scala lunga, chiamata Drop6. Visto il mio passato di guitar tech, conosco a fondo la scalatura dei manici di Les Paul, Strat e Silvestone e so che queste ultime sono le chitarre preferite di David Lindley. Sapendo inoltre che una chitarra baritono è accordata in Si ma è priva di action, la questione sarebbe stata trovare le corde giuste e fare in modo che tenessero l’accordatura. Anche l’amplificazione doveva essere aggiornata. Ne parlai con Paul Rivera e gli dissi che i Celestion Vintage 30 dovevano essere sostituiti con i Celestion T-70 per evitare l'esagerata distorsione dello speaker... Tornando alla chitarra, ero convinto che bisognasse avere una chitarra con scala lunga, ma non quanto una baritono: insomma, una via di mezzo. Alla fine, il progetto è stato sospeso anche perché l’accordatura in Si è stata adottata sino alla fine dei Novanta, mentre oggi si tende all’accordatura in C#. Inoltre, le band si sono rese conto che seguire le melodie del cantante con una chitarra accordata in Si, non funziona... al massimo puoi urlare! [ride]

Hai proprio affrontato musica di ogni tipo...
Ti dirò che ho sempre cercato nuove idee e, soprattutto, stimoli. Per questo nella mia discografia ci puoi trovare dischi dei Jewel, Shawn Colvin e Black Crowes, ed artisti quali Celine Dion e Quincy Jones, quando lavoravo ai Record Plant Studios nei primi anni Novanta.

Ti piace occuparti anche della musica heavy...
Inizialmente mi gasava fare quei dischi pazzi di heavy, ma poi sono passato ad ambiti più morbidi perché mi ero stufato di sentire tutte quelle urla. Dopo i Devildriver, avevo sentito il bisogno di dedicarmi a musica più dolce... mi sembrava di avere perso il senso della melodica. Mi sono rimesso a studiare e poi a perfezionare l’utilizzo di ProTools per arrivare a distorcere la voce in maniera creativa. È stato un periodo in cui ho studiato e praticato parecchio.

Il tutto per rendere melodici anche certi progetti metal?
Quando sono entrato in studio con i Devildriver, non avevano tutti i brani pronti, dunque li portati a pensare a Led Zeppelin, ZZ Top e ad alcuni riff dei Pantera, che sono dei Southern boogie riff in salsa metal. Insomma, li portai a pensare che anche nel metal ci sono le song... con i loro riff, arrangiamenti e melodie.

Ti riferisci al primo disco omonimo dei Devildriver?
Ad alcuni dei brani della scaletta, come I Could Care Less, nonché uno dei più importanti di Dez [Fafara, voce dei Devildriver] e della band.

Hai portato in studio questo tuo know-how anche per la realizzazione di A Different Kind Of Thruth (2012) dei Van Halen?
Certamente, io adoro i musicisti!... mi sento uno di loro. Amo avere a che fare con i talenti e puoi dunque immaginare che enorme piacere mi ha fatto lavorare spalla a spalla con il più grande chitarrista del mondo. E' stato un vero dono lavorare con loro. Alex [Van Halen] e Wolf [Van Halen] sono due musicisti brillanti e con loro mi sono messo a valutare le cose. Il mio approccio ai brani non è stato del tipo "qui cosa ci vuole?" ma "qui che cosa posso offrire?" che è cosa differente... e devi stare molto attento, non commettere errori, perché ci vuole poco a rovinare tutto quanto. Riguardo a Eddie [Van Halen], ama le sfide con se stesso: prova con la chitarra e poi con le corde, e poi con i pickup e poi con gli ampli... Al contempo, non è un engineer, pur se sa parecchio in tal senso.

Come hai affrontato il guitar sound di Eddie?
Una volta prese le misure con il suo mood, ho studiato con attenzione tutte le sfumature timbriche date dalla sua infinita tecnica. Sapevo che il mio intervento sarebbe dovuto cominciare da lì. Per ciascuna traccia, sono riuscito a consegnargli un suggerimento, o alcune dritte di un "orso di studio di registrazione" che, come me, ha anni di lavoro sulle spalle... poi ci sedevamo dietro il banco ed ascoltavamo se funzionavano o meno. La stessa cosa è avvenuta con Alex: anche lui sa perfettamente cosa vuole, soprattutto da cassa e rullante che sono un marchio distintivo della band e del suo dna.

Beh, alla luce dei fatti, possiamo dire che le tue dritte hanno funzionato alla grande!
Ho costruito un rapporto di fiducia con loro e ora siamo buoni amici. Ed e Alex hanno registrato sicuri del fatto che io fossi lì per loro, pronto ad intervenire qualora fosse stato necessario. Ad esempio, per il loro live, [Van Halen Tokyo Dome Live in Concert] mi sono assicurato che avessero tutto l'equipment necessario prima che partissero. Era fondamentale che potessero registrare ogni show ai massimi livelli e metterli sui drive. Dave [Lee Roth] ha fatto poi una selezione e scelto le performance migliori ed è venuto fuori il Tokyo Live che conosciamo.

Bob Clearmountain ha fatto il mixing, giusto?
Bob è formidabile a mixare i live. Io in quel momento ero impegnato con la produzione dei Flogging Molly, dunque avevo passato il lavoro a lui. È venuto fuori un documentario che mostra la magia e la musica che riescono a creare Eddie e la band. Sono convinto che abbiano ancora molte cose da offrire...

Come avviene la registrazione della chitarra di Eddie?
Eddie si mette nella control room e quel che fa suona già come un disco. Suona accanto a Wolf, spalla a spalla, ed entrambi mantengono il contatto visivo con Alex, dietro il vetro, nella live room. Sono molto affiatati. I monitor sono enormi, i cari vecchi Altecs da concerto, e tutti gli ampli sono separati a garantire un ottimo isolamento. A quel punto mi faccio da parte, capisci? Quello è il momento in cui nasce la magia firmata Van Halen. C'è una vecchia storia che riguarda il primo disco dei Van Halen... Nel corso delle registrazioni, Ted Templeman e Donn Landee dissero a Eddie di non suonare un assolo poichè lo avrebbero registrato in un momento successivo. Beh, quell'assolo, Eddie non l'ha mai più registrato. La musica dei Van Halen è unica poiché nasce della simbiosi tra i due fratelli. Se Eddie esegue un hammer-on, Alex reagisce all'istante con la sua batteria. Capisci? La loro musica e i loro dischi, nascono dall'istinto, dalla magia e dallo stile: uniti, naturalmente, alle loro doti di musicisti. Ecco perchè non puoi dire a Eddie "questo assolo lo registriamo dopo!"- considerare dunque l'assolo come una parte della song. L'assolo di Eddie nasce nella song, mentre suona in simbiosi con suo fratello Alex.

Lasciamo il pianeta Van Halen. Hai anche lavorato su World Gone Crazy dei Doobie Brothers, prodotto da Ted Templeman…
Un progetto interessante che, oltretutto, si incastrava ad hoc con i miei impegni! [ride]

Su quali progetti stai lavorando?
Sul nuovo disco dei Flogging Molly che credo uscirà l'anno prossimo. Sono molto affezionato a questa band, sono persone fantastiche e lavoriamo assieme da 20 anni. In questo momento sto mixando il nuovo album di Dweezil Zappa che dovrebbe uscire a breve. Sono passati dieci anni dal suo ultimo album e devo dire che sono felice di poter lavorare con lui. Sto anche seguendo la produzione di una giovane band di Chicago la cui musica si potrebbe definire gli Americana che incontrano Mumford che incontrano gli Old Medicine Show. Dentro c'è un po’ di tutto: banjo, mandolino, contrabbasso, chitarra acustica ed un cocktail drumkit. Si chiamano Way Down Wanderers.

Ecco la nostra consueta domanda... Gli alieni atterrano sul pianeta terra e trovano la tua capsula del tempo contenente tre dischi di cui sei parte. Quali sono?
Senza alcun dubbio Dragonfly, il primo disco solista di Ziggy Marley, e poi non posso non citare Scarecrow di John Mellencamp, pur se su quel disco ci hanno lavorato persone certamente più importanti di me. Infine, A Different Kind Of Truth dei Van Halen.

Di recente, con Blues Americana di Keb Mo, hai ricevuto una nomination come Best Engineered Album... giusto?
Hai ragione, mi sono dimenticato di parlare di Keb Mo! Nei Novanta ho vinto un Grammy con Slow Down e quest'anno, con Blues Americana, ho avuto una nomination. Mi ha fatto un piacere enorme! Sono orgoglioso di aver potuto lavorare al fianco di Keb e sono sicuro che lavoreremo di nuovo insieme. "Tutto, nella vita, è dannatamente buono!" A meno che, come dico io, "tu non abbia in mente di rovinartela!" [ride]. Grazie per l'intervista, ragazzi, mi ha fatto molto piacere...

© 2016 Il Volo Srl Editore - All rights reserved - Reg. Trib. n. 115 del 22.02.1988 - P.Iva 01780160154