"Left": il nuovo album degli Helmet spiegato da Page Hamilton
intervista
È soltanto un occhiale dalle linee minimali a tradire, seppur flebilmente, quello che si nasconde dietro al brutalismo sonoro degli Helmet. Si provi ad ascoltare Wilma’s Rainbow , e poi si cerchi di capire come sia possibile che l’autore di quel break-down così devastante sia anche un chitarrista jazz dalla grazia, e dal gusto, estremamente raffinati. Quei riff sincopati, e suonati con la grazia di un rinoceronte, hanno portato Betty (1994, Interscope) a divenire un album di culto, e hanno consegnato la firma chitarristica di Page Hamilton all’olimpo del rock più sgraziato, grezzo e maleducato.
Il particolare binomio di un look estremamente ordinario, e di un sound capace di perforare anche le leghe più resistenti, hanno fatto scuola sin dall’inizio degli anni ‘90, aprendo la strada per innumerevoli band heavy che sarebbero scoppiate di lì a breve. Tanto quanto la musica, la...
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