FURCH GUITARS Spectra Plus Series
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Spectra Plus è la nuova serie di chitarre acustiche firmate Furch Guitars e la tentazione potrebbe essere quella di leggerla come una semplice operazione estetica, mentre in realtà, osservandole da vicino, emerge un progetto più articolato. Il colore non sostituisce la filosofia Furch: la accompagna.
Sotto le finiture che il marchio ceco chiama Ricasoli Yellow, Maranello Red, Capri Blue, Baltic Blue, Siena Amber, Provence Violet, Bled Emerald e Connemara Green, resta infatti intatto l’impianto tecnico che ha definito le produzioni più recenti del marchio: tavole armoniche selezionate e intonate individualmente, sistema CNR Active, finiture a basso impatto sulla risonanza e una costruzione interamente solid.
Le Spectra Plus arrivano inoltre in un momento in cui...
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la chitarra acustica da palco è chiamata sempre più spesso a svolgere anche un ruolo visivo. Il chitarrista contemporaneo si muove tra live, contenuti video, streaming e produzioni social, e l’identità dello strumento finisce inevitabilmente per entrare nella narrazione artistica. La nuova serie sembra quindi voler rispondere a una domanda precisa: è possibile mantenere la tradizionale raffinatezza timbrica Furch introducendo un’estetica più audace? Per capirlo bisogna andare oltre il colore e osservare da vicino costruzione, ergonomia e comportamento sonoro.
COSTRUZIONE
La Spectra Plus Series mantiene un’impostazione interamente solid e viene proposta in due varianti timbriche ben distinte. Da una parte la Spectra Plus EM che abbina tavola in abete Engelmann a fondo e fasce in mogano africano; dall’altra la Spectra Plus ER, costruita sempre ricorrendo all’Engelmann ma accoppiata al palissandro indiano.
Entrambe vengono offerte nei formati Grand Auditorium e Orchestra Model, tutte con la singola spalla mancante (Cutaway) ad agevolare l’escursione della mano nei registri più alti: in sintesi, Furch lascia convivere la versatilità della Grand Auditorium con il carattere più diretto e focalizzato della Orchestra Model (OM).
La scelta dell’abete Engelmann per la tavola armonica merita attenzione. È un’essenza che negli ultimi anni ha trovato sempre più spazio tra i costruttori orientati alla sensibilità dinamica. Rispetto all’abete Sitka tende a generare una risposta più immediata e meno aggressiva nell’attacco, mentre rispetto all’abete europeo conserva una certa morbidezza che favorisce il dettaglio armonico e la reattività al tocco. Uno degli aspetti centrali del progetto rimane il sistema di Individual Soundboard Voicing, ormai elemento distintivo della produzione Furch: ogni tavola viene infatti intonata individualmente attraverso un processo che punta a ottimizzarne la risposta. L’obiettivo non è soltanto migliorare il volume o la proiezione del suono, ma ottenere maggiore equilibrio tra i registri e una risposta più coerente da strumento a strumento. Dal punto di vista estetico il lavoro svolto sulle finiture è probabilmente l’elemento più riconoscibile dell’intera serie. La tavola armonica utilizza il trattamento proprietario Full-Pore High-Gloss Finish UV-polimerizzato, mentre fondo e fasce adottano una finitura Open-Pore che lascia invece emergere maggiormente la matericità del legno impiegato. Il risultato è un contrasto molto evidente sia alla vista sia al tatto. La brillantezza della tavola dialoga con la sensazione più organica e naturale restituita dal retro dello strumento, creando una doppia identità che sembra voler unire presenza scenica e tradizione costruttiva.
Anche i dettagli seguono questa filosofia. Le versioni EM utilizzano binding effetto tartaruga artificiale, mentre le ER adottano inserti color avorio. Il tutto è completato da rosetta a doppio anello, linee decorative bianche e nere a contrasto, ponte e pin in ebano e battipenna trasparente anti-graffio.
Sul fronte ergonomico ritroviamo il manico in mogano africano con profilo Furch Soft V: una soluzione che, evitando sia i moderni parametri estremamente sottili, sia le V molto pronunciate di impostazione vintage, trovano una via intermedia piuttosto naturale; dal canto suo, la scala da 25 9/16” introduce una tensione leggermente superiore rispetto ai riferimenti più tradizionali, contribuendo a una risposta definita e controllata.
La tastiera in ebano utilizza un radius di 15 ¾” e integra uno dei dettagli costruttivi più interessanti del progetto Spectra Plus: i tasti non raggiungono infatti il bordo esterno della tastiera; Furch lascia intenzionalmente una piccola zona riempita con materiale flessibile color ebano, pensata per assorbire eventuali ritiri del legno dovuti alle variazioni climatiche. Una soluzione poco appariscente ma molto pratica, soprattutto per strumenti destinati a contesti professionali e itineranti.
CNR SYSTEM ACTIVE
I comunicati ufficiali dedicati alla serie Spectra Plus pongono l’attenzione quasi esclusivamente sugli aspetti acustici e strutturali delle chitarre che ne sono parte, lasciando in secondo piano eventuali sistemi di amplificazione integrati: una scelta coerente con la filosofia generale del progetto, che sembra concentrarsi innanzitutto sulla qualità della piattaforma sonora.
In compenso emerge con forza il ruolo del sistema CNR System Active, probabilmente uno degli elementi più importanti dell’intera architettura. L’evoluzione del tradizionale CNR utilizza una struttura che combina trussrod bi-direzionale, rinforzo in carbonio ed elemento espansivo in legno massello. Obiettivo? Mantenere stabile nel tempo la geometria del manico, adattandosi alle variazioni di umidità e contribuendo a preservare l’action.
Dal punto di vista pratico questo significa minore necessità di interventi strutturali, minore rischio di reset del manico e una risposta più costante durante la vita dello strumento.
L’hardware segue la stessa logica funzionale. Le meccaniche Furch, cromate con rapporto 1:18, lavorano insieme a capotasto e selletta Black Tusq completamente compensata, mentre la dotazione di serie prevede corde D’Addario XS Phosphor Bronze 012-053: una scelta coerente con l’idea di offrire uno chitarre acustiche immediatamente pronte all’uso, dotate di buona stabilità e di una risposta sufficientemente neutra da lasciare emergere il carattere timbrico delle essenze impiegate.
SOUND
La serie Spectra Plus parla all’istante il linguaggio che ci si aspetta da Furch. L’elemento che emerge con forza è il comportamento dell’abete Engelmann, che non ha l’attacco deciso del Sitka né il carattere più aristocratico dell’abete europeo, ma lavora invece su una risposta molto musicale, fatta di dinamica, sensibilità e una certa morbidezza iniziale che rende le chitarre della serie estremamente reattive.
Nel caso della Spectra Plus EM il dialogo con il mogano africano produce un carattere piuttosto focalizzato sulle medie. La chitarra restituisce una sensazione di immediatezza notevole e le note fuoriescono rapidamente, senza l’eccessiva espansione sulle basse frequenze. Il risultato è una voce controllata, leggibile e molto efficace nei contesti fingerstyle, negli accompagnamenti moderni e nell’utilizzo delle accordature aperte. Le basse rimangono presenti ma non dominano, lasciando spazio alla buona definizione delle corde centrali.
La Spectra Plus ER cambia completamente atmosfera. L’accoppiata tra Engelmann e palissandro indiano introduce maggiore profondità all’istante. Le basse acquistano corpo, gli acuti si aprono e compare quella tipica espansione armonica che molti chitarristi associano alle grandi acustiche in palissandro. Le note tendono a svilupparsi maggiormente nel tempo e il sustain si mostra più ricco rispetto alla versione EM. Nonostante ciò, il bilanciamento resta controllato e la complessità armonica non sfocia mai in eccessi ed è qui che emerge in modo particolarmente evidente il lavoro svolto da Furch sull’intonazione della tavola armonica. Voce quindi ordinata, con il palissandro che riesce a esprimere profondità senza perdere intelligibilità.
Le finiture dei legni, si sa, concorrono alla matrice della pasta sonora ed ecco allora che Furch si avvale di peculiari trattamenti in superficie, atti a consentire alla tavola di vibrare liberamente e al sustain di mantenere linearità e naturalezza; in sintesi, evitando quella sensazione di rigidità che talvolta accompagna finiture di maggiore spessore.
Riguardo alle dinamiche, entrambe le configurazioni Spectra Plus ER e EM mostrano un’escursione molto ampia: articolazione e presenza del suono con un tocco leggero, e incremento del volume con l’aumento progressivo dell’intensità, senza collassi improvvisi o compressioni troppo marcate.
Anche le dimensioni del body influiscono sul risultato finale come è naturale che sia: la Spectra Plus Grand Auditorium rappresenta probabilmente il punto di equilibrio più universale, capace di destreggiarsi con nonchalance tra strumming, live e registrazione; d’altro canto, la Orchestral Model restituisce una voce più focalizzata sulle medie e una sensazione più diretta sotto le dita, mostrandosi particolarmente adatta al fingerstyle del chitarrista contemporaneo.
Il manico Soft V, la scala leggermente più estesa e una tensione aggiuntiva, restituiscono al playing definizione, controllo, bilanciamento, e a quel punto la sensazione sotto le dita è chiara: la serie Spectra Plus non sacrifica nulla in favore dell’estetica. Il colore è un nuovo elemento espressivo, abbinato a una piattaforma sonora che mantiene intatto l’imprinting Furch.
IN BREVE
Con la Spectra Plus Series Furch introduce una delle evoluzioni estetiche più marcate della propria storia recente, ma certo senza modificare l’imprinting timbrico/costruttivo che ha definito il marchio negli ultimi anni. Le otto finiture colorate attirano inevitabilmente l’attenzione ma, sotto le vesti, restano inalterate la costruzione interamente in massello, la tavola armonica intonata per ciascun esemplare, il sistema CNR Active e un lavoro attento sulla risonanza. La doppia configurazione EM ed ER amplia il ventaglio timbrico/sonoro della serie: il mogano africano privilegia controllo, immediatezza e focalizzazione sulle medie; il palissandro indiano introduce invece maggiore profondità e ricchezza armonica. Alla fine, il messaggio è chiaro: Furch non rinuncia alla propria identità: sceglie semplicemente di colorarla...
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