Davie Allan il Re del fuzz-guitar-sound!

Steve Rosen 25 giu 2019
Quando i The Ventures stavano abbandonando il surf strumentale fatto di Stratocaster pulite e imbevute nel riverbero, Davie Allan stava tirando per il collo il suo Fender Concert, mandando il segnale della sua Jazzmaster dritto in un Mosrite Fuzzrite, creando uno dei primi fuzz-guitar-sound ad essere mai stati ascoltati su disco. Già, il fuzz-sound che si è reso popolare con (I Can’t Get No) Satisfaction!

Mentre Nokie Edwards e i The Ventures, così come Dick Dale e i The Deltones – i veri Re della Surf Guitar – stavano cercando di riprodurre con la chitarra il suono dell’infrangersi delle onde, Davie Allan muoveva i primi passi nel suo personalissimo immaginario sonoro, producendo quello che tutti noi pensavamo sarebbe potuto essere il suono di una motocicletta… se questa fosse stata uno strumento musicale.

L’utilizzo del fuzz su classici quali Blues Theme dal film The Wild Angels [I Selvaggi, 1966] del quale Allan ha scritto tutte le musiche, così come le colonne sonore di Devil’s Angels [Facce Senza Dio, 1967], Thunder Alley (1967) e The Born Losers [Violence, 1967], hanno fatto sì ...
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info intervista

DAVIE ALLAN
che il chitarrista nato nella San Fernando Valley divenisse uno dei principali esponenti e sperimentatori nel campo del fuzz e della distorsione. La sua influenza, infatti, è riscontrabile su molte della band nate nella seconda metà degli anni Sessanta durante l’estate dell’amore. Gruppi come Iron Butterfly, Jefferson Airplane, Big Brother & The Holding Company e molti altri ancora, saltarono letteralmente sui pedali fuzz in tributo al sound che Allan aveva creato anni prima.

50 anni dopo, Allan dissemina ancora alcuni dei suoni fuzz più intriganti, in particolare grazie a Davie Allan & The Arrows King Of The Fuzz Guitar - Retrophonic 4 e l’album commemorativo 50th Anniversary.

Avvicinatosi alla musica dopo aver visto una performance di Elvis Presley in uno show televisivo del 1956, Allan ha capito dal primo istante cosa avrebbe voluto fare nella sua vita.“Quando avevo visto Elvis uscire sul palco con la sua chitarra ero rimasto semplicemente scioccato…” – dice Allan – “e poi scioccato di nuovo quando aveva iniziato a cantare. Era ed è il mio cantante preferito!”

Dopo aver visto Elvis, perché hai deciso di voler suonare la chitarra invece che diventare un cantante?
Quello che all’epoca non avevo intuito era che Elvis utilizzava la chitarra perlopiù per fare scena, ma avevo comunque capito chiaramente quello che avrei voluto fare nella mia vita. Anche mia madre l’aveva capito, e per questo, due anni dopo, mi comprò una chitarra a-là Elvis. Era un modello fatto dalla Emenee, onestamente niente di più che un giocattolo, e aveva soltanto quattro corde. Volevo cantare ma sentivo di non avere il talento o la voce per arrivare da qualche parte in particolare. In passato ho registrato qualche traccia vocale, ma solo negli anni ‘70 e ‘80 sono diventato molto più serio al riguardo.

La tua prima vera chitarra è stata una Gibson Les Paul Jr. – perché hai scelto proprio quella?
Mi sembrava che Gibson fosse una delle scelte migliori e avevo sentito parlare di Les Paul. I miei soldi non bastavano, quindi mi ero accontentato della Les Paul più economica, la Jr appunto.

Poi invece non ti sei più trovato a tuo agio con la Gibson?
Entrare nei The Ventures ha cambiato il mio modo di vedere le cose e mi ha spinto verso il mondo Fender. Chitarristicamente parlando, Duane Eddy è stato il mio primo vero idolo, ma quella sua “grossa” Guild non faceva per me.

Ci parli di quando suonavi surf con Mike Curb?
Malgrado io abbia suonato molto del surf strumentale negli anni Sessanta, non ho mai chiamato la mia musica surf. Prima che Apache ’65 entrasse in classifica, la mia occupazione era perlopiù quella di accompagnare un trio vocale femminile che aveva cambiato diversi nomi: The Jaydetts, The Sharlets, e The Starlets. Suonavamo i brani più famosi del momento, soprattutto alle feste universitarie, e Curb suonava le tastiere. Poi, durante il 1965, ho iniziato a portare sul palco alcune delle mie tracce strumentali e ad accompagnare diversi artisti, come le Paris Sisters e Jerry Naylor.

Il primo singolo che hai registrato è stato War Path. Ricordi come era andata quella prima volta in studio? Com’era stato ascoltare le registrazioni della tua chitarra?
Entrare in uno studio di registrazione nel 1963 è stato qualcosa di troppo forte per essere tradotto in parole. Anche se inizialmente ho collezionato diversi flop, sentivo di essere sulla strada giusta per riuscire a combinare qualcosa.

Ci parli del tuo amore per Nokie Edwards, Duane Eddy, Link Wray e Dick Dale?
Come ho già detto, Duane fu il mio primo idolo chitarristico, seguito da Nokie Edwards dei The Ventures. Mi piaceva moltissimo anche Scotty Moore, l’incredibile chitarrista allora con Elvis. Amavo il suono distorto di Link [Wray] ma non avevo la minima idea di come lo producesse. Per quanto riguarda Dick [Dale] mi piaceva molto ascoltare il brano Misirlou.

Link Wray aveva quel sound col potente power chord style anche se non ha mai usato un fuzz, giusto?
Credo fosse soltanto la distorsione dell’amplificatore.

Quali chitarre e amplificatori avevi usato per War Path, così come per altre delle tracce registrate nei primi anni?
Era sempre la mia Les Paul Jr. e, come amplificatore, usavo probabilmente un Fender Concert con quattro coni da 10”.

Quanto ti sei avvicinato alla Fender Jazzmaster nel 1965, hai capito subito di aver trovato la chitarra perfetta per te?
Sì, lo capii dal primo momento. Sfortunatamente la prima mi venne rubata, ma ne comprai un’altra di lì a poco che suono ancora oggi. In passato ho usato anche una Mosrite col doppio manico che mi era stata data in endorsement grazie al successo della colonna sonora di The Wild Angels [I Selvaggi, 1966]. Il peso di quella chitarra però, mi aveva dato presto dei problemi alla schiena ed è per questo l’ho utilizzata soltanto per alcuni anni.

Hai mai usato qualche Stratocaster?
Non mi hanno mai convinto del tutto. Ho avuto una Ibanez per un po’ di tempo, dal 1976 al 1981 circa, quando ero con una band con la quale suonavo solo brani da classifica. Durante quel periodo avevo abbandonato la mia Jazzmaster nel garage di mia madre. Non so bene come abbia fatto a sopravvivere! Un anno ci furono piogge torrenziali ed il garage si era allagato, ma la Jazzmaster, in qualche modo, ne era uscita senza un graffio.
[Dal 1971 al 1976 Allan era nei Cherokee, coi quali ha suonato spesso nei club dell’area losangelina, tra cui nel noto night chiamato Point After. Con i Cherokee Allan eseguiva soltanto i brani più famosi del momento. Questo tipo di band erano conosciute allora come Top-40 Bands]


Hai mai voluto una chitarra con la leva del tremolo?
Ti piacerà quello che ti sto per dire e so che mi darai dell’ingenuo: non sapevo a che cosa servisse! Tutto ciò che sapevo allora era che te lo fornivano quando comperavi la chitarra. Una volta scoperto però, così come il fuzz, non sono più tornato indietro.

Crescendo nella San Fernando Valley eri sicuramente a conoscenza della scena musicale di Hollywood e del Sunset Strip. Conoscevi band come The Byrds, Love e Buffalo Springfield? Quella particolare scena musicale ti ha influenzato in qualche modo?
A dire il vero non credo mi abbia influenzato molto, ma mi piacevano molti dei loro brani e li ho suonati spesso. Ho suonato spesso anche brani dei Beatles, così come i miei brani strumentali.

Bazzicavi spesso i club del Sunset Strip?
Non sono mai stato un tipo da club, ci andavo soltanto per lavoro.

Allora suonavi la cosiddetta surf music? I brani dei The Ventures? Pipeline? Canzoni di questo tipo? Hai suonato canzoni che avevano il testo?
Sì a tutte le domande. Intorno al 1961/62 avevo un trio con il quale suonavo principalmente a feste private.

Perché avevi scelto la musica strumentale rispetto a quella con testi e voci?
Inizialmente, salire sul palcoscenico mentre stavo ancora imparando a suonare la chitarra ha dato vita a quella che si è rivelata poi la scelta giusta.

Hai registrato con diverse band. Ci parli un po’ di Pow Wow dei The Sudells? In quel caso parliamo ancora di clean sound… Credi che quel modo di suonare a note singole sia arrivato in qualche modo da Dick Dale?
Non lo ricordo con precisione ma penso proprio di sì. Ricordo invece che, per la prima volta, in quel brano avevo fatto un assolo con la chitarra acustica. Dopodiché avevo suonato altri due assolo di chitarra acustica: uno su di una versione di GTO nell’album The Buddies & The Compacts, e l’altro su Blue Guitar, la versione tratta dal mio album titolato 50th Anniversary.

Anche Speedway suonata con i The Heyburners aveva quel tipo di surf groove dritto e semplice, giusto?
Ti darò una risposta breve: sì!

Dello stesso periodo si potrebbero citare molti altri progetti, dei quali tutti – o perlomeno molti – sono datati pre-1965, anno in cui hai usato per la prima volta la Jazzmaster. Cosa utilizzavi riguardo ad amplificatori e chitarre per queste band e per questi progetti?
Credo di aver usato sempre l’accoppiata Gibson Les Paul Jr./ Fender Concert Amp.

Hai mai usato un qualche tipo di effetto a pedale per quelle sessioni di registrazione?
No, figurati! A quel tempo non avevo nemmeno scoperto il wah-wah.

Quindi tutti gli effetti venivano dall’amplificatore (tremolo, riverbero, ecc.)?
Esattamente, e anche da qualche aggiunta dallo studio di registrazione.

È stato Skaterdater il tuo primo progetto cinematografico? Come è stato registrare la musica per un intero film?
Sicuramente è stato il mio primo film. Quattro ore, nessuna sessione di sovraincisione e un gran bel gruppo di musicisti: Larry Brown degli Arrows alla batteria, Al Casey alla chitarra ritmica, Jim Horn al sax e al flauto e Larry Knechtel al piano (… anche se non sono sicuro, forse era Don Randi). Inoltre, così come è stato per tutti i film, non suonavamo con le sequenze della pellicola.

A quel punto della tua carriera avevi già sperimentato il fuzz sound?
Avevo utilizzato il fuzz soltanto sul tema principale di Skaterdater, su una mia versione del brano Scratchy e su alcune parti non solistiche in un paio di brani dell’album Apache ’65. Il fuzz non divenne qualcosa di stabile fino a The Wild Angels.

Era uscito un album dal titolo Rare West Coast Surf Instrumentals, che vedeva impegnato anche un gruppo chiamato The Lancasters with Ritchie Blackmore. Conoscevi Blackmore in qualche modo?
No, in nessun modo.

Parlando di slide, eri un grande fan di George Harrison…
Tutto quello che Harrison ha fatto mi ha scosso ma, seppure fosse un mio eroe, non ho mai copiato il suo stile all’infuori di quando suonavo i brani dei Beatles dal vivo. Ho fatto un assolo di slide su una versione di Bongo Party che è inclusa in 50th Anniversary.

Hai mai visto i Beatles dal vivo?
All’Hollywood Bowl nel 1965. Che serata… malgrado non li avessi sentiti benissimo per colpa delle urla del pubblico...

Quali altri chitarristi ascoltavi allora?
In generale band delle quali, per la maggior parte delle volte, non sapevo chi fossero i chitarristi.

Nel 1964 i Rolling Stones avevano registrato I Can’t Get No (Satisfaction) che è famosa anche per il fuzz sound di Keith Richards. Conoscevi il brano? È stata davvero la prima volta che il fuzz venne usato per registrare una canzone (…Keith dice di sì)?
Il mio primo fuzz è quello che ha usato anche lui: un Gibson Maestro. I primi brani che ricordo con la distorsione erano Don’t Worry di Marty Robbins, del 1961, con un suono di basso distorto, e poi Zip A-Dee Do-Dah di Bob B. Soxx & The Blue Jeans del 1962.

Ascoltavi altri chitarristi come Ritchie Blackmore di cui abbiamo già detto, Jimmy Page, Jeff Beck o Jimi Hendrix?
A dire il vero non li ascoltavo molto in quel periodo, soprattutto perché per cinque anni sono stato in studio di registrazione tutti i giorni!

Eddie Van Halen ha detto che Blues Theme è stato il primo brano che ha imparato con la chitarra. Devi esserne rimasto felice.
È stato decisamente pazzesco e lusinghiero sentire questa affermazione!

Hai idea di quanto siano stati forti il tuo impatto e la tua influenza sugli altri chitarristi grazie a quel fuzz?
Non ho mai pensato di essere influente per nessuno. Ho semplicemente pensato che fossimo sulla stessa linea d’onda.

Recentemente i Sonic Youth e Thurston Moore hanno dichiarato quanto sia stata importante la tua influenza su di loro. Cosa ne pensi?
Onestamente non lo sapevo… Sono senza parole! Fantastico!

Successivamente, registrando altri brani, hai ricercato quel fuzz sound che avevi ottenuto in Blues Theme? Oppure hai sperimentato con settaggi diversi fra pedali e amplificatori?
Onestamente no, non sono tornato alle sonorità di Blues Theme. Molte volte, riascoltando quelle registrazioni, ho pensato che la mia chitarra suonasse troppo “flebile”. Oggi la mia distorsione principale è data da un Pro-Co Rat ed anche da un altro pedale molto simile, un Ibanez Fat Cat.

Alla fine avevi fatto rifare la circuitazione della Jazzmaster?
Sì, negli anni ‘80… Quando ho ripreso la chitarra dal suo riposo, ho fatto installare dei nuovi pickup.

Devil’s Rumble è un brano pazzesco, con un fuzz sound piuttosto compresso. Come l’avevi ottenuto?
Quello era stato merito dell’ingegnere del suono che, allora, era anche il mio batterista: Larry Brown.

In passato hai giocato e lavorato molto anche con il feedback, come nel brano Missing Light, vero?
A dire il vero non era stata una cosa voluta. Avevo soltanto cercato di far risuonare l’accordo. Bella osservazione, comunque!

Ci parli di come è iniziato il progetto Phantom Surfers? Sidewalk City era una canzone davvero fantastica!
Conoscevo Mel Bergman perché aveva suonato il basso per me in un paio di situazioni. Era stato lui a propormi l’idea di suonare le parti solistiche sul loro album Skaterhater. È davvero un album interessante, una sorta di Louie, Louie [Richard Berry, 1955] sotto steroidi, un gran divertimento. Registrammo tutto l’album in salotto, ad eccezione delle sovraincisioni delle parti vocali del brano You Meet The Nicest People On A Harley. L’ingegnere del suono ci registrò su un due canali, ma una delle due tracce andò persa.

Avevi registrato anche Ramonetures, che era un album di versioni strumentali dei brani dei Ramones. Come era nata l’idea?
Non conoscevo molto i Ramones e l’idea di Mel era quella di fare un album con i loro brani ma suonati nello stile dei The Ventures. Non avevo mai ascoltato i brani prima d’allora e quindi dovetti ascoltare e imparare a suonare tutte le melodie in un paio di settimane. I nomi di tutti i musicisti che hanno suonato sull’album sono stati trasformati in anagrammi nei ringraziamenti: Lane Valadi – Davie Allan.

Nel corso degli anni hai registrato molti album come solista. Ce ne sono alcuni che hanno un ruolo speciale per te (in termini di performance, esperienza in studio, suono)?
Il mio preferito è il progetto dei quattro dischi per la serie Retrophonic (2009-2013). Ad un brano in particolare sono così affezionato che l’ho registrato in una versione diversa per ogni album: Los Cabos. Le performance che preferisco sono Cara Mia e Think It Over, finiti su R4, che contengono anche i miei unici assoli di armonica; Jackhammered su R3; ed in più alcune delle performance vocali che hanno fatto tanto arrabbiare i fan dei brani strumentali! Per quanto riguarda il suono di chitarra, ti posso dire che un fan che mi aveva visto provare diversi pedali mi disse: “qualsiasi pedale tu utilizzi, suoni sempre a modo tuo!” Chissà, l’avrà detto in maniera positiva?

Ci puoi dire qualcosa di Devil’s Angels?
Devil’s Angels [Facce Senza Dio, 1967] fu fantastico, così come lavorare con Hal Blaine, Carol Kaye e Larry Knechtel, che hanno fatto un lavoro pazzesco anche su The Glory Stompers [Anime Nere, 1967] e Wild In The Streets [Quattordici o guerra, 1968]. Alcuni dei brani, come Devil’s Rumble, vedono soltanto Larry Brown alla batteria, Drew Bennett al basso e il sottoscritto alla chitarra. Quel pezzo secondo me produce un effetto ancora migliore in Inglorious Bastards [Bastardi Senza Gloria, Tarantino, 2009]

Ci parli di Fuzz Fest e di Restless In L.A.?
Fuzz Fest e Restless In L.A. sono due album speciali perché contenevano solo materiale nuovo, ma è giusto dire che non ho mai avuto alcun problema a recuperare vecchie cose inedite su cui lavorare. Ho mantenuto questo trend anche con Moving Right Along e con i due album natalizi: Fuzz For The Holidays Volumes 1 e 2. Ho registrato le parti solistiche insieme a basso e batteria. Abbiamo registrato in maniera diversa dal passato, soprattutto per quanto riguarda le sovraincisioni delle mie parti solistiche, che ho doppiato solo dopo che tutte le altre tracce erano già state incise. I brani che secondo me spiccano di più in Restless sono i miei brani western: ad esempio The Loud, The Loose And The Savage e The Stranger, ed anche la titletrack, il cui testo lo ha scritto mia moglie Janine Hosslin. Lei ha scritto anche i testi di molte altre canzoni, ad esempio di Los Cabos, che è la sua preferita.

Negli anni sono stati prodotti moltissimi pedali fuzz, hai sperimentato con altre tipologie di effetti? Qualche distorsore magari? Delay?
Ho provato molti effetti, ma per più di 20 anni ho usato il Rat per qualsiasi cosa. Qualche volta riprendo in mano anche il Mosrite Fuzzrite, per alcune parti d’armonizzazione o di riempimento.

Negli anni addietro hai creato quei leggendari suoni di chitarra registrandoli su nastro. Quando sei passato al digitale il suono della tua chitarra è cambiato? Sei un fan del digitale?
È stato bello lavorare con il nastro, ma onestamente non mi manca. Probabilmente mi ha conquistato la facilità con cui posso registrare oggi. Ho finito e mixato il mio ultimo album con Pro Tools a casa mia. Molte delle tracce erano state registrate in studio, ma sempre con Pro Tools.

L’album Davie Allan & The Arrows 50th Anniversary contiene classici come Blues Theme/Born Losers Theme (medley), Shape Of Things To Come, Moon Dawg e molti altri ancora. Quando ripensi a questi brani cosa ti viene in mente? Riesci a ricordare il momento della loro creazione?
Si tratta di cose fatte per amore! Ad esempio, Shape Of Things To Come era inclusa nel mio album precedente, ma cantata dal bassista che suonava con me. Ho ripreso la stessa traccia e l’ho ricantata io stesso per il nuovo album. Inizialmente ho dato ad Apache il titolo Apache ‘65-‘15 per cercare di adeguarla al concetto di 50° Anniversario. Ti chiedi perché ho pensato si potesse fare? Semplicemente perché sotto sotto, fra le tracce, c’è anche quella mono originale di Apache ‘65. Avevo una cassetta dove era registrata soltanto la traccia base, senza parti solistiche: era soltanto una traccia mono, l’ossatura del brano stesso, e da lì sono partito per registrare fino ad otto tracce di sovraincisioni. Mi sono divertito tantissimo. L’etichetta però mi ha bocciato quel titolo. Per i remake di Blue Guitar, Bongo Party e Moon Dawg sono tornato alle registrazioni originali degli anni Sessanta. In più, c’è il classico remake di Blues Theme Disco. Era un brano mai completato, proveniente dal periodo “disco”, che avevo lasciato da parte per molto tempo e che invece ho completato per questo album. Parlando di 50esimo anniversario, The Wild Angels compirà 50 anni questo luglio.

Hai realizzato anche l’ep con Joel Grind dei Toxic Holocaust. Come è nata l’idea? Conoscevi già i lavori chitarristici di Joel?
Joel mi perdonerà…no. Prima delle mail preliminari per il progetto non avevo ascoltato i suoi lavori, ma sono davvero felice e orgoglioso di aver preso parte a quest’idea. Spero di poter rivedere Joel presto. Ad ogni modo, ho anche un altro singolo in uscita realizzato insieme ad un gruppo che si chiama Pow Wows. Per la mia metà dell’ep ho contribuito con il brano Rebel On The Run che uscirà presto per l’etichetta Get Hip.

Buzz Saw Effect è un brano stupendo, contenente armonizzazioni particolari...
Anni fa ho suonato per un progetto benefico contro la distrofia muscolare chiamato “Love Ride”, al quale partecipavano anche centinaia di biker. La maggior parte dei partecipanti erano dei fan della musica country e, durante il soundcheck, il fonico mi si è avvicinato per chiedermi: “non puoi fare nulla per quell’effetto tipo sega circolare?” Quelle parole mi sono rimaste in mente per anni, fino a che non ho deciso di usarle per il titolo di un brano. Chitarre armonizzate? Mi è sempre piaciuta l’idea, fin dagli anni Sessanta.

Per quanto riguarda l’armonizzazione delle chitarre hai mai ascoltato band come Wishbone Ash o Allman Brothers?
Ho ascoltato molte band in tal senso e sono sempre affascinato da quel tipo di effetto. Caspita, ce ne sono così tanti di bravi che non saprei davvero scegliere!

C’è qualche artista di oggi che ti colpisce? E a livello di strumenti ed effetti?
Non so se si possa definire ancora “moderno”, ma all’infuori di Elvis e di The Beatles, Jeff Lynne è uno dei miei preferiti. Il mio album rock & roll preferito è Hold On Tight dell’Electric Light Orchestra. L’ultimo pedale che ho comprato è quel Rat degli anni ‘90 di cui parlavo prima e la mia chitarra del 1965.

Al giorno d’oggi si possono creare tutti i suoni possibili grazie a multieffetti e plugin. Cosa ne pensi, tu che sei stato uno di quelli che ha originato tra i più straordinari suoni di chitarra in maniera molto più basic?
Effettivamente era qualcosa di davvero unico quello che si poteva creare in studio con soltanto una distorsione ed un echo! Riguardo alla tua domanda, non ci avevo mai ragionato sopra, ma posso rapportare la cosa a ciò che succede nel cinema: nei film di oggi si vedono cose incredibili, eppure spesso si rimane stupiti da ciò che è stato fatto in passato, vedi “King Kong” [1933] ad esempio!

Ultima domanda: un tuo pensiero sull’odierno stato di salute del fuzz?
Mi dispiace Steve, non ho molto da dire al riguardo, soprattutto perché ultimamente ascolto poca musica di oggi. Ti ringrazio davvero tanto per quest’intervista. Mi hai fatto tantissime domande, molte delle quali ti garantisco che non mi erano mai state poste!

Testo di Steve Rosen
Traduzione di Francesco Sicheri

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