PINO DANIELE, paladino d'incanto e chitarre

di Marco E. Nobili
30 marzo 2022
La differenza tra Pino Daniele e gli altri non è difficile da individuare: gusto musicale, originalità, personalità creativa ed interpretativa. E poi la capacità di farsi amare, non solo dalla gente e dalla cultura di cui è paladino ma anche da molti altri, semplici ascoltatori o addetti ai lavori. Insomma, un bravo ragazzo, fatto di semplicità e tanta voglia di suonare. E puntualmente Pino ci regala un prodotto discografico che, visti i tempi, è misto di coraggio e audacia, tecnologia e sentimento. Musicante è ormai una realtà di elevati livelli espressivi, dove chitarre e voci si fondono gentilmente, e Pino sembra aver ritrovato appieno la vena dimenticata e geniale dei primi tempi. In parte questo risultato è dovuto alla continua ricerca che Pino persegue sulle chitarre, sulla sonorità e sulla tecnica esecutiva, parallelamente.

In Musicante questa ricerca ha dato i suoi frutti, da un lato per l’armoniosa e dolce timbrica della chitarra classica e dall’altro per l’inserimento della chitarra battente solid-body elettrica. Lazzari felici vede Pino ai vertici della sua spontaneità creativa, e la sua voce viene accarezzata da timbriche acustiche quasi conturbanti dove i generi musicali perdono i propri confini e si miscelano gradevolmente.
Ma Pino non si limita a suonare e cantare, cerca continuamente un incontro culturale con i migliori musicisti disponibili, ed anche in questo occorre veramente rendergli omaggio, perché cerca di fare della sua musica un punto d’incontro e di partecipazione e non un’ostentata prova di bravura ed auto-emarginazione. Negli ultimi tempi le tendenze musicali o sono diventate troppo specializzate, o i bravi musicisti nostrani gareggiavano tra loro per scarsa etica di lavoro e per larvate e nascoste invidie reciproche. Ed invece occorre recuperare la voglia e il gusto di suonare insieme, non solo cercando di imitare i caposcuola d’oltreoceano ma più semplicemente facendo della musica a noi più vicina e godendo della composizione per se stessa. Insieme ad Alphonso Johnson, Zurzolo e Marangolo, questa volta Pino ha chiamato anche un sassofonista inglese, Mel Collins, che ha saputo calarsi nelle atmosfere “alla Pino Daniele”, senza invadenza, ma con interventi calibrati ed efficaci. E a proposito di atmosfere, occorre rendere omaggio anche a Joe Amoruso, uno dei più grandi tastieristi attualmente in circolazione nella nostra penisola, senza il quale ci viene da chiederci se i dischi di Pino, e quest’ultimo in particolare, avrebbero raggiunto gli stessi livelli armonici e di eccellenza esecutiva. Ci sembra inoltre che anche la voce ed il mixaggio generale siano meglio del solito, ed è lo stesso Pino che ci spiega il perché: “Ho voluto realizzare questo studio di registrazione qui a Formia perché ho sempre avuto qualche problema nel registrare da altre parti, soprattutto per quanto riguarda la voce. Ritengo che anche il tecnico del suono debba far parte dello spirito musicale di chi sta suonando, quasi un musicista a sua volta, per tradurre su nastro le intenzioni e lo spirito dei musicisti. Ma nel costruire questo studio ho anche tenuto conto di alcuni parametri acustici e debbo dire che i risultati mi hanno soddisfatto. In particolare ho curato la realizzazione dei monitor d’ascolto, in modo da avere una risposta il più possibile naturale. Li ho fatti costruire con componenti JBL e Gauss, con una particolare estetica. Con questi monitor, non ho più la solita dannosa differenza tra l’incisione sul nastro e l’ascolto finale sul disco.”

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