FENDER Tone Master ’59 Twin-Amp JB Edition

di Francesco Sicheri
01 novembre 2026

test

Fender
Tone Master ’59 Twin-Amp JB Edition
Amplificatore
Per un amplificatore digitale è difficile pensare a un banco di prova più severo di Joe Bonamassa. Il chitarrista americano ha costruito gran parte della propria matrice sonora attorno a strumenti e amplificatori vintage, fino a trasformare la ricerca del gear in un’estensione naturale del proprio lavoro. Ora però le cose sono cambiate ed il nuovo Tone Master ‘59 Twin-Amp JB Edition ha fatto il suo ingresso in scena.

Il nuovo Fender Tone Master ’59 Twin Joe Bonamassa Edition parte da una contraddizione interessante: prendere uno degli amplificatori più legati alla tradizione del marchio – 5F8-A high-powered tweed Twin – di fine anni Cinquanta, e ricostruirne risposta, dinamica e comportamento, attraverso la piattaforma Tone Master invece che con l’architettura valvolare delle origini. Non come generica interpretazione del modello storico, ma lavorando sui Twin vintage dello stesso Bonamassa, da anni parte integrante del suo rig in studio e sul palco.

Il risultato è il primo amplificatore signature della famiglia Tone Master e rappresenta un passaggio importante per la linea digitale Fender. Il problema è concreto: un Twin high-powered delle origini esprime gran parte del carattere quando il volume sale, ma proprio lì entra in un territorio difficilmente compatibile con piccoli palchi,...

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studi domestici e locali moderni; il Tone Master ‘59 Twin-Amp JB Edition prova a separare quel tipo di risposta dalla necessità di spostare quantità poco diplomatiche d’aria, mantenendo una potenza massima di 85 watt ma aggiungendo attenuazione fino a 0,5 watt, riverbero a convoluzione, loop effetti e uscita XLR con IR.

COSTRUZIONE
Il Tone Master ’59 Twin-Amp JB Edition conserva l’impostazione del classico combo tweed 2x12”, ma sotto il rivestimento tradizionale cambia il modo in cui il suono viene generato. Il riferimento è il circuito 5F8-A high-powered Twin, una delle evoluzioni più robuste della famiglia tweed, noto per headroom, pressione sonora e per una saturazione che arriva a volumi importanti con una grana corposa e aggressiva. Fender utilizza la piattaforma Tone Master per ricostruire quel comportamento partendo dagli amplificatori personali di Bonamassa, cercando non soltanto una curva di equalizzazione riconoscibile, ma anche la relazione tra attacco, compressione, basse e progressione della saturazione.

Con un cabinet in pino massello, leggero e risonante, il combo pesa 13,61 kg e misura 67,31 cm di larghezza, 44,5 cm di altezza e 26,7 cm di profondità; la configurazione resta 2x12”, impiegando due speaker Celestion JB85 NEO Signature da 12 pollici, mentre l’impedenza complessiva è di 4 ohm.
L’utilizzo del Neodimio aiuta a contenere la massa, mentre il voicing punta a basse articolate e alte presenti, così da sostenere sia suoni clean ad alto volume, sia la parte più compressa della voce tweed. La potenza massima è di 85 watt, ma il selettore sul pannello posteriore offre anche cinque livelli di attenuazione, fino a 0,5 watt. È uno dei punti in cui la filosofia Tone Master diventa riprogettazione dell’esperienza d’uso: il comportamento dell’amplificatore fatto lavorare a regime può essere sfruttato nei contesti in cui un 5F8-A originale sarebbe semplicemente eccessivo.
A questo si aggiungono riverbero spring ricreato tramite convoluzione, loop effetti, uscita bilanciata XLR e alimentazione universale 100-240 V. Fender include una cover e un footswitch a due pulsanti, mentre l’estetica resta quella familiare del tweed, con manopole chicken-head nere e griglia in stile Bassman.

PANNELLO CONTROLLI
Sul pannello superiore Fender evita qualsiasi tentazione da workstation digitale. Presenti due canali, Normal e Bright, ciascuno con due ingressi da 1/4”, e una disposizione immediatamente riconoscibile per chi conosce gli amplificatori tweed. I controlli sono Normal Volume, Bright Volume, Treble, Bass, Middle e Presence, a cui si aggiunge Reverb. È la concessione più evidente alla contemporaneità: il 5F8-A storico non nasceva con riverbero integrato, mentre qui Fender opta per un modello spring a convoluzione.
Il pannello posteriore concentra la parte più moderna del JB Signature. Il selettore Output Power permette di scegliere la piena erogazione della potenza, oppure uno dei cinque livelli attenuati; non è soltanto una questione di volume: per un amplificatore costruito attorno alla progressione dinamica di un high-powered Twin, poter ridurre la pressione acustica mantenendo il modello nella zona di saturazione, significa cambiare il rapporto tra regolazione e volume percepito. Sempre sul pannello posteriore trova posto lo switch Vintage/Tight che interviene sulle basse frequenze. In modalità Vintage la sfera bassa del range di frequenze conserva maggiore elasticità e una risposta più vicina al comportamento del tweed tradizionale; mentre in modalità Tight contiene le basse e rende l’attacco più fermo.

Sempre sul retro dello chassis trova posto il loop effetti, utile all’uso di delay e altre tipologie di effetti d’ambiente. Per la registrazione e il collegamento diretto al PA è presente un’uscita XLR bilanciata con controllo di Livello e Ground/Lift, associata a un selettore a tre posizioni che richiama altrettante simulazioni IR di cabinet, sostituibili con IR di terze parti.

SOUND
A bassi livelli il Tone Master ‘59 Twin-Amp JB Edition lavora nella zona della nitidezza e dell’articolazione, con una risposta pensata per seguire la dinamica della pennata e il volume della chitarra collegata. Non è quindi il clean lucido e profondamente scavato associato ai Blackface più classici, ma un suono più denso, con le medie frequenze in evidenza e una gamma delle basse importante; tuttavia, è aumentando il volume che il progetto mostra la sua ragione d’essere.
Il Twin high-powered originale non è nato come amplificatore domestico: prima di saturare, sposta parecchia aria e raggiunge una pressione sonora ingente e, quando entra nella sua zona di compressione, lo fa con un attacco ancora consistente: basse potenti e una distorsione ruvida ma sempre articolata. Il modeling consente di cercare quella progressione senza inseguire lo stesso livello sonoro, l’attenuatore non cambia quindi soltanto la comodità d’utilizzo, ma il modo in cui è possibile accedere alla parte più distintiva del progetto.

Lo switch Vintage/Tight diventa quindi molto importante, e se in modalità Vintage le basse frequenze mantengono maggiore elasticità e possono assumere quella leggera sensazione di “slabbramento” tipica dei tweed spinti a dovere, la modalità Tight rende invece l’amplificatore più controllato e focalizzato, con basse meno invadenti e un attacco più immediato.
Anche i due speaker Celestion JB85 NEO hanno un ruolo centrale. La scelta non punta soltanto a ridurre il peso, ma ad agire sul voicing, il quale privilegia basse compatte e articolate e una gamma alta brillante, caratteristiche che aiutano il combo a mantenere definizione passando dai clean al crunch più corposo. La direzione del Tone Master ‘59 Twin JB Edition è quindi chiara: grammatica sonora di stampo tweed, ma con gestione del volume pensata per le esigenze che devono rispondere agli utilizzi odierni.

IN BREVE
Il Fender Tone Master ’59 Twin-Amp JB Edition affronta un problema reale prima ancora di inseguire la nostalgia: come rendere utilizzabile oggi uno dei grandi amplificatori high-powered degli anni Cinquanta, senza obbligare ad accettarne volume operativo, peso e limiti di connessione. La risposta passa dal modeling Tone Master, da un cabinet in pino da poco più di 13,6 kg, da due Celestion JB85 NEO e da una dotazione che porta il progetto nel presente. La collaborazione con Joe Bonamassa ha un peso specifico maggiore del semplice nome sulla targhetta, perché il riferimento non è un Twin generico, ma gli esemplari vintage che il chitarrista utilizza da anni.
Con un costo di Euro 2.099, il Tone Master ’59 Twin-Amp JB Edition si colloca in una fascia in cui il digitale non può essere giustificato soltanto con comodità e riduzione del peso, deve convincere per risposta sotto le dita, qualità della risposta dinamica e coerenza del suono quando si passa dal cabinet reale all’uscita diretta. Ed è proprio qui che Fender vuole spostare la conversazione: non tra valvole e digitale in astratto, ma tra due modi diversi di ottenere la stessa idea di amplificatore.

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