QUEEN OF THE STONE AGE "Perfecth"

di Andrea Martini
01 novembre 2026

recensione

QUEEN OF THE STONE AGE
Perfecth
Matador Records
Uscito qualche giorno fa, il 30 ottobre 2026, Perfecth è il nuovo album dei Queen Of The Stone Age. Prodotto da Josh Homme e Michael Shuman, l’album prende a prestito lo spirito del Kintsugi, l’arte giapponese secondo cui riparare le ceramiche rotte riempiendone le crepe con l’oro, rende più bello quel che è stato frantumato; allo stesso modo, i QOTSA costruiscono i nove brani del disco da sessioni registrate un po’ ovunque, da New Orleans a Los Angeles, mettendo insieme frastagliati frammenti accumulati nel corso del tempo: “Ogni brano proviene da un mondo diverso...” – ha detto Josh Homme – “Ed è intenzionale, perché è il tentativo di ricucire insieme le emozioni che ruotano attorno all’amore e a quel tipo di saggezza che nasce da tutto ciò come dono!”

C’è il groove serrato e ipnotico della sezione ritmica tra i solchi del disco, con il basso di Michael Shuman e la batteria di Jon Theodore che non mollano il tiro anche quando le dinamiche cambiano all’improvviso; tessiture visionarie si innestano tra le tracce ed è Troy Van Leeuwen e l’uso magistrale di delay, riverberi e modulazioni, a consegnare pathos e profondità al sound; oltretutto, lui non imbraccia soltanto...

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la chitarra ma, cavalcando lap steel guitar, tastiere e synth, si assume il compito di riempire gli spazi con l’oro, perché l’insieme sia ancora più bello e decorato, come lo spirito del Kintsugi insegna.

Il poliedrico Dean Fertita si divide abilmente tra chitarre, tastiere di stampo vintage, riff e melodie; crea sontuosi tappeti sonori, si interseca con i due colleghi chitarristi, dà man forte alla voce di Homme e ribadisce il suo ruolo di arma segreta dei QOTSA.

Josh Homme si riconferma l’elemento emotivo del progetto: chitarre sature, ruvide, medie scavate, riff sincopati, arano i terreni più spigolosi del rock, pur in una scrittura che si distanzia dal cinismo e crudezza del passato. Come sempre, Homme impugna il microfono: canta, inserisce il suo falsetto sinuoso, dà sfogo al suo registro grave ed interpreta ora la serenità, ora le tribolazioni dell’amore nelle sue forme diverse: per la famiglia, per gli amici, per le persone importanti e per quelle meno importanti: “Gli amori che ti spezzano al punto da lasciarti oltre la soglia della sopravvivenza, ma anche quelli che ti rimettono insieme...”, come ha detto lui spiegando il tema percorso dall’album.

Suono da live in studio, diretto, profondo, giocato sul contrasto di atmosfere spesso imprevedibili (c’è spazio anche per le incursioni acustiche e country di Easy Street con il guest Nikki Lane), Perfecth rispecchia alla perfezione lo spirito del Kintsugi: un rock spaccato, ruvido e spigoloso in superficie, ma tenuto insieme da melodie e groove d’oro; nove tracce in cui la alternative rock band californiana modella il concentrato solido e maturo della loro essenza.

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