JAKE SOBERLAK "I’m In Trouble"
recensione
Jake Soberlack cresce a Kamloops, nella British Columbia, una città canadese nota per il territorio desertico e la cultura dell’hockey, e certo non per la scena blues. Il padre di Jake, però, è un musicista ed è lui a introdurre suo figlio alla musica e alle prime lezioni. A 13 anni Jake inizia a suonare la chitarra e a 14 l’armonica. In casa c’è tutta la collezione dei dischi che il nonno ha portato con sé dall’Inghilterra e per Jake, ormai introdotto alla musica, sono una vera attrazione. Ci sono i grandi dischi del blues lì dentro e ne rimane folgorato: BB King, Peter Green ed Eric Clapton diventano i suoi mentori. Jake dà voce alla sua anima, è un ragazzino, ma sottopelle ci sono già il feel e l’autenticità del blues: in città il suo nome comincia a circolare. E via via l’eco si propaga. Oggi giunge al suo album...
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di debutto e si guadagna il titolo di teenager fenomeno del blues.
Jake è affascinato dalle registrazioni in presa diretta che catturano pathos e spontaneità e, nel momento in cui ha l’opportunità di realizzare il suo primo disco, sceglie proprio quella direzione; entra negli Afterlife Studios di Vancouver con Leon Power, batterista e produttore, Darren Parris al basso, Darryl Havers al pianoforte e John Raham alla console, e ne esce due giorni dopo con le nove tracce di I’m In Trouble, soddisfatto del risultato: “E’ stata un’esperienza fantastica. Musicisti e persone straordinarie!”
A chi gli dice che il blues è fatto delle dure esperienze della vita, Jake risponde con naturalezza: “non ne ho ancora vissute così tante, è vero, ma il blues non esprime solo tristezza; semplicemente, è il riflesso della vita. Gioia, tristezza e tutto quel che sta nel mezzo. Ho scoperto delle gemme degli anni ‘30, ‘40 e ‘50 con cui mi sono davvero connesso ed è stato bello studiarle e poter offrire una mia onesta interpretazione...”
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