JACKSON Pro Series Signature Phil Collen PC1-E

di Francesco Sicheri
01 novembre 2026

test

Jackson
Pro Series Signature Phil Collen PC1-E
Chitarra elettrica
La collaborazione tra Phil Collen e Jackson è una di quelle che hanno attraversato diverse epoche della chitarra elettrica senza perdere la propria identità. Iniziata nel 1986, quando i Def Leppard erano impegnati nella realizzazione di Hysteria, ha contribuito alla nascita di una delle signature più longeve del catalogo del brand americano. Con la nuova Pro Series Signature Phil Collen PC1-E, Jackson affronta però una questione rimasta a lungo irrisolta: come renderla più accessibile senza rinunciare agli elementi che ne hanno definito il carattere?

Alla domanda di come rendere la Phil Collen Signature accessibile ai più, Jackson risponde dallo stabilimento messicano di Ensenada, là dove prende forma una PC1 che conserva il corpo Dinky, la configurazione HSS, il Floyd Rose e soprattutto il particolare sistema Sustainer, ma introduce materiali, componenti ed estetica differenti rispetto alle costose versioni statunitensi.

La finitura Worn Black, volutamente consunta, rappresenta il cambiamento che balza all’occhio, ma sotto la vernice resta un progetto che deve molto alla concezione della superstrat degli anni Ottanta e alla ricerca di una seicorde capace di affrontare contesti musicali molto diversi tra loro.
Con un prezzo sensibilmente inferiore a quello delle PC1 USA, la nuova Jackson non vuole essere soltanto una versione...

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economica della chitarra di Phil Collen, ma la rilettura di un progetto che continua a evolversi da quasi quarant’anni.

COSTRUZIONE
La Jackson PC1 nasce dall'incontro fra due concezioni della chitarra elettrica che hanno segnato gli anni Settanta e Ottanta. Da una parte l'ergonomia e l'impostazione della Stratocaster, dall'altra la ricerca di maggiore potenza, stabilità dell'accordatura e libertà espressiva che ha accompagnato l'affermazione delle cosiddette Superstrat. Nella concezione della Signature di Phil Collen convivono influenze riconducibili a Jimi Hendrix ed Eddie Van Halen: la paletta reverse richiama il primo, mentre il Floyd Rose e l'impostazione generale della chitarra appartengono alla rivoluzione tecnica e sonora del secondo.

La nuova PC1-E riprende la classica sagoma Dinky, con dimensioni compatte e body contour pensati per favorire il comfort e l'accesso ai registri superiori. Il corpo è in Mogano e la finitura Worn Black impiega una verniciatura alla nitrocellulosa sottoposta a un trattamento di invecchiamento. Graffi, abrasioni e zone nelle quali emerge il legno sottostante riproducono l'aspetto di una chitarra che con Collen ha accumulato anni di concerti e utilizzo; il risultato si allontana dalle PC1 con top elaborati e finiture trasparenti e l'operazione Relic rimane una scelta soprattutto estetica. Se sul body Jackson rinuncia ad alcuni dettagli decorativi, per il manico mantiene un'impostazione tecnica articolata. La costruzione è bolt-on, con manico avvitato in Acero caramellizzato e rinforzi longitudinali in grafite, la cui finitura posteriore oliata offre una superficie meno “rivestita” rispetto alle tradizionali verniciature lucide, favorendo la scorrevolezza della mano sinistra. Un dettaglio pratico è invece rappresentato dalla rotella di regolazione del trussrod che, posizionata alla base del manico, permette di intervenire sul relief senza raggiungere la paletta o rimuovere componenti.

La tastiera è in ebano, differentemente dalle PC1 USA che impiegano Acero caramellizzato su alcune versioni. Il radius è compound, da 12” a 16” (305 - 406 mm) con la superficie che risulta quindi più curva nella zona vicina al capotasto e progressivamente più piatta procedendo verso il body: soluzione che ricerca un compromesso fra comodità negli accordi, controllo sulle parti ritmiche e facilità di esecuzione dei bending nelle posizioni superiori.
La scala misura 25,5” (mm 648), mentre i tasti sono 24 di dimensioni Jumbo. Anche la scelta degli intarsi è particolare: al posto della consueta sequenza di sharkfin, Jackson inserisce un'unica pinna di squalo madreperlata al dodicesimo tasto. I riferimenti laterali sono invece Luminlay, visibili anche in condizioni di illuminazione ridotta e completano una tastiera dall’estetica essenziale.
Il manico della nuova Pro Series presenta un profilo sensibilmente più sottile rispetto a quello di alcune delle PC1 personali di Phil Collen, che solitamente predilige sezioni particolarmente generose, spesso realizzate su misura dal suo tecnico, John Zocco. La PC1-E adotta quindi un'impostazione più vicina agli standard Jackson, privilegiando un'ergonomia destinata a un pubblico più ampio rispetto alla riproduzione fedele del setup del chitarrista dei Def Leppard.

Il ponte è un Floyd Rose 1000 Series Double-Locking, installato a incasso nel corpo. La configurazione recessed permette quindi alla leva di muoversi in entrambe le direzioni, consentendo sia le tradizionali escursioni discendenti, sia l'innalzamento dell'intonazione delle corde. Rispetto alle PC1 americane equipaggiate con Floyd Rose Original, la scelta della Serie 1000 rappresenta una delle differenze più concrete nel posizionamento della chitarra, pur se si tratta di un sistema a doppio bloccaggio, progettato per affrontare l’utilizzo intenso della leva; le meccaniche sono Jackson Sealed Die-Cast Locking, anch'esse dorate.
La dotazione comprende infine una custodia Jackson Foam Core Case, un'aggiunta apprezzabile considerata già la presenza di un ponte flottante e di un sistema elettronico attivo particolarmente articolato.

ELETTRONICA
Se la costruzione della Phil Collen PC1-E conserva numerose caratteristiche della PC1 statunitense, è nell'elettronica che emerge la vera particolarità del progetto: collocato al ponte, si trova infatti un DiMarzio X2N DP102, uno degli humbucker con l’output più elevato della produzione del marchio. Introdotto originariamente negli anni Ottanta, l’X2N utilizza due generose espansioni polari a lama, anziché la tradizionale successione di poli singoli, ed è concepito per fornire un segnale particolarmente potente e una risposta adatta a spingere in maniera ingente gli stadi di ingresso di amplificatori e sistemi di distorsione. La sua presenza sulla PC1 riflette un'impostazione che Collen ha sviluppato nel corso dei decenni: ottenere un segnale consistentemente aggressivo, ma da inserire in un sistema nel quale le possibilità di selezione e trattamento del suono rimangono fondamentali.

Nella posizione centrale si trova invece un DiMarzio Sugar Chakra DP427, sviluppato specificamente per Collen. Pur adottando le dimensioni esterne di un single coil, si tratta di un humbucker in formato compatto, costruito per offrire una risposta corposa pur mantenendo definizione e controllo sulle alte frequenze. DiMarzio descrive il progetto come il tentativo di concentrare la spinta e l'attacco di un humbucker tradizionale nelle dimensioni di un pickup Stratocaster. Il Sugar Chakra impiega un magnete ceramico con una resistenza dichiarata di 21,77 kohm ed il suo carattere è molto diverso da quello di un classico single coil vintage: la risposta privilegia corposità, presenza delle medie e un registro acuto relativamente morbido.
Il pickup è stato introdotto nel 2019 ed è stato sperimentato da Collen anche durante il Tour G3 con Joe Satriani e John Petrucci e un dettaglio interessante riguarda il suo posizionamento: di base, DiMarzio lo propone per la posizione al ponte, mentre sulla Jackson PC1-E si colloca nella posizione centrale, contribuendo a creare una configurazione piuttosto lontana dagli schemi HSS tradizionali.

La posizione al manico ospita il PC1 Sustainer Driver, collegato a un sistema attivo Jackson alimentato a 18 volt. Quando il Sustainer viene attivato, il driver genera un campo elettromagnetico capace di alimentare la vibrazione delle corde, permettendo di prolungarne il movimento senza ricorrere esclusivamente all'energia della pennata. Tutto ciò consente di ottenere note dal sustain pressoché infinito e di controllare l'emergere delle armoniche, anche senza portare l'amplificazione a volumi particolarmente elevati. È un concetto che trova una parentela funzionale con dispositivi come l'EBow, pur utilizzando una soluzione integrata direttamente nello strumento.
Per Collen rappresenta un elemento importante soprattutto in relazione alle sonorità sviluppate dai Def Leppard durante le registrazioni di Hysteria (1987), quando il combo britannico faceva ampio ricorso a sovraincisioni, effetti e tecniche peculiari per costruire le stratificazioni chitarristiche del loro suono.

Il sistema PC1 Sustainer Driver prevede un interruttore di attivazione ed un selettore a tre modalità: Fundamental favorisce la persistenza della nota fondamentale; Harmonic privilegia l'emergere di armoniche superiori producendo evoluzioni del suono che possono richiamare il feedback controllato; mentre Blend combina i due comportamenti. Infine, un controllo dedicato, denominato Intensity, permette di modificare l'intensità dell'azione del Sustainer.

La PC1-E dispone infine di un selettore a cinque posizioni, un Tone, un Volume push/pull e del già citato Intensity. La funzione push/pull permette di effettuare il coil split dell'X2N al ponte, disattivando una delle due bobine allo scopo di ottenere una risposta più vicina a quella di un single coil. Il risultato finale è quindi un circuito relativamente complesso che, se da un lato richiede una certa familiarità con le funzioni rese disponibili, dall’altro offre un approccio alla costruzione del suono molto più articolato rispetto alla classica configurazione con due humbucker e selettore a tre posizioni.

SUONO
La Phil Collen PC1-E nasce per rispondere alle esigenze di un chitarrista che ha costruito buona parte della propria carriera su suoni fortemente elaborati in studio ma riproducibili anche sul palco e l’X2N al ponte costituisce il punto di partenza più immediato. L'elevato livello d'uscita e la risposta ricca di frequenze medie lo rendono particolarmente indicato per riff hard rock, distorsioni dense e parti soliste che richiedono un segnale consistente. La sua natura non è però quella di un pickup neutro ed infatti il carattere marcato tende a influenzare in maniera evidente il comportamento dell'intera catena sonora. Dal canto suo, il Sugar Chakra in posizione centrale amplia le possibilità offrendo una risposta diversa, con le frequenze alte più controllate e un contenuto armonico che privilegia corposità e presenza. Le combinazioni intermedie, unitamente al coil split dell'X2N, permettono la ricerca di timbriche meno aggressive e maggiormente adatte a ritmiche pulite, parti funky e accompagnamenti articolati.

Il Sustainer introduce una dimensione ulteriore. La possibilità di mantenere la nota suonata e guidarne l'evoluzione verso le armoniche superiori, ben si presta a fraseggi melodici, introduzioni cariche di atmosfera, sovraincisioni e passaggi in cui la chitarra deve assumere un comportamento quasi sintetico. Collen sostiene che la PC1 possa avvicinarsi tanto al carattere di una Les Paul quanto a quello di una Stratocaster o di una Telecaster e, malgrado possa suonare come una provocazione, si tratta di una dichiarazione che racconta la versatilità della chitarra.
L'obiettivo di questa nuova Jackson Signature è chiaro: non una Superstrat concepita esclusivamente per l'high-gain, ma uno strumento capace di passare da sonorità rock tradizionali a trattamenti del segnale decisamente più elaborati.

IN BREVE
La Jackson Pro Series Signature Phil Collen PC1-E rappresenta un passaggio significativo per una seicorde che, dalla fine degli anni Ottanta, è rimasta prevalentemente associata alla produzione statunitense di fascia alta. La realizzazione nello stabilimento messicano di Ensenada permette di beneficiare di gran parte dell'architettura originale a un prezzo inferiore, senza rinunciare agli elementi che la identificano maggiormente: corpo in mogano, manico rinforzato, Floyd Rose, pickup DiMarzio e Sustainer attivo.

Le differenze rispetto alle versioni USA non sono marginali. Cambiano alcuni materiali, il ponte, la tastiera, l'impostazione estetica e diversi particolari costruttivi: sarebbe quindi sbagliato considerare la chitarra una PC1 americana realizzata altrove. Allo stesso tempo, la neonata messicana non rinuncia alla complessità che ha reso il progetto tanto distintivo. È proprio questa la sua caratteristica più interessante, che è anche la considerazione da fare pensando al suo acquisto: un Floyd Rose flottante e un Sustainer attivo offrono possibilità difficilmente raggiungibili con una chitarra tradizionale, a fronte di una gestione e di una manutenzione necessariamente più articolate.

Il prezzo di Euro 1.999,00 per il mercato italiano, colloca la Jackson PC1-E in una fascia nella quale la concorrenza è agguerrita, tuttavia, il confronto con le versioni USA resta favorevole sul piano economico. La nuova Phil Collen non è quindi una signature essenziale, né una solid body pensata per chi cerca pochi controlli e un rapporto immediato con la chitarra. È piuttosto la versione più accessibile di un progetto nato per concentrare strumenti espressivi differenti in un'unica Superstrat, conservando buona parte della filosofia che lo accompagna da quasi quarant'anni.

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