HEADRUSH FRFR-12 CAB
test
Un modeler può mettere in pedaliera una collezione di amplificatori, ma sul palco rimane una questione molto concreta: come ascoltarli. Le cuffie risolvono lo studio domestico, il PA porta la chitarra al pubblico; un cabinet attivo restituisce invece al musicista un punto di riferimento personale. HeadRush affronta questa esigenza con FRFR-12 CAB, scegliendo una veste che parla la lingua dei vecchi combo: rivestimento nero, tela marrone e supporti per inclinare il mobile.
La sigla FRFR, Full Range Flat Response, indica l’obiettivo di riprodurre una banda estesa con una risposta il più possibile neutra. Nel rig digitale significa lasciare al processore la costruzione del timbro, comprese le simulazioni di cabinet. La neutralità resta però un criterio progettuale: altoparlanti, mobile, posizione e ambiente continuano a influire su ciò che arriva alle orecchie.
Già presente in questo settore con FRFR-112 nel 2018, HeadRush propone qui un’impostazione più vicina alle abitudini del chitarrista. Un solo ingresso, controlli immediati e uscita XLR accompagnano...
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il passaggio dal monitor a cuneo al cabinet verticale. L’idea è dare voce ai preset senza aggiungere un altro apparecchio da programmare, accettando un ingombro e un peso che meritano attenzione.
COSTRUZIONE
Il mobile è in legno, chiuso posteriormente e rivestito in tolex nero. La griglia marrone richiama l’estetica tweed, con un bordino chiaro che completa il frontale. L’aspetto familiare favorisce l’integrazione di una pedaliera digitale in un allestimento tradizionale. Le dimensioni sono 485 × 245 × 467 mm, nell’ordine larghezza, profondità e altezza; il peso dichiarato è di 17,8 kg.
Dietro la tela lavorano un woofer da 12 pollici e un driver a compressione da 1 pollice. HeadRush dichiara una tromba con dispersione conica di 90°, una risposta da 50 Hz a 20 kHz e un livello massimo di 130 dB SPL. Questi dati non documentano da soli quanto la risposta sia uniforme. La potenza è di 325 W RMS, suddivisi in 285 W per le basse e 40 W per le alte frequenze, con 750 W di picco. Tenere distinte queste grandezze evita confronti frettolosi con i watt riportati su altri cabinet.
La maniglia superiore serve per il trasporto, mentre i supporti laterali permettono di inclinare il diffusore verso il musicista. È un accorgimento concreto: ascoltare il cabinet in asse aiuta a valutarne meglio la gamma alta e può evitare di alzare inutilmente il volume. Sulla parte interna dei supporti sono presenti inserti in gomma che proteggono il rivestimento dallo sfregamento.
Nel test pubblicato da Guitar World vengono segnalati un inserto parzialmente scollato e un lieve disallineamento del bordino. Sono osservazioni circoscritte all’esemplare esaminato. Il limite più evidente per il trasporto rimane il peso: chi passa al digitale per alleggerire il carico deve mettere questi quasi diciotto chili nel conto.
PANNELLO CONTROLLI
Il pannello in alluminio spazzolato raccoglie l’ingresso combo XLR/jack da 6,35 mm, Bass, Mid, Treble, Hi-Cut, il pulsante Pair e i due potenziometri Bluetooth Volume e Main Volume. La connessione cablata è mono e accetta un segnale a livello linea: va collegata all’uscita del modeler, anziché direttamente alla chitarra. Il connettore combo offre due formati per lo stesso ingresso, senza sommarli.
L’equalizzatore a tre bande è di tipo Baxandall e permette interventi in incremento e attenuazione. Il manuale suggerisce di partire con Bass, Mid e Treble a ore dodici, dopo aver definito il preset sul processore, e correggere gradualmente in funzione dell’ambiente. Il controllo Bass interviene sotto i 100 Hz, mentre Mid è centrato intorno a 1 kHz. Guitar World rileva l’assenza di uno scatto centrale sui potenziometri, utile per ritrovare rapidamente la posizione neutra.
Hi-Cut offre una regolazione dedicata per attenuare la parte superiore dello spettro. La sua funzione pratica è contenere brillantezza e asperità senza dover riscrivere ogni preset. Prima di intervenire conviene però orientare bene il diffusore e ascoltarlo dalla posizione di utilizzo: una correzione decisa con il cabinet fuori asse può diventare eccessiva quando lo si inclina verso le orecchie.
Sul retro si trovano l’uscita XLR bilanciata, il Ground Lift, la presa di alimentazione IEC e l’interruttore. Qui il manuale precisa un dettaglio importante: Line Out invia il segnale senza l’equalizzazione del cabinet e non comprende l’audio Bluetooth. Le correzioni del monitor possono quindi rimanere locali, mentre il mixer riceve il timbro del processore. Per far arrivare al PA anche una base musicale occorre prevedere un collegamento dedicato.
Il Bluetooth 5.3 serve alla riproduzione audio da smartphone o tablet, con volume dedicato per bilanciare le basi rispetto alla chitarra; Main Volume regola il livello complessivo del diffusore. È una funzione comoda per studiare e preparare il repertorio. Per un sistema stereo servono invece due cabinet collegati separatamente alle uscite sinistra e destra del modeler: la cascata tramite Line Out replica il percorso mono e non crea una seconda immagine sonora.
SOUND
Le indicazioni d’ascolto provengono dalla prova di Pete Emery per Guitar World, condotta con una Line 6 Helix e preset già utilizzati dal vivo. Il quadro descritto è quello di un cabinet capace di conservare una buona leggibilità del timbro, con qualche correzione necessaria agli estremi della banda.
Sulle basse il recensore rileva una risposta compatta, sufficiente a dare corpo ai puliti e a mantenere ordinate le distorsioni. Manca però un po’ di impatto fisico. Aumentare Bass non risolve tutto: il suono tende ad assumere un carattere più inscatolato, senza guadagnare nella stessa misura in profondità. Il comportamento suggerisce di cercare equilibrio, soprattutto quando basso e cassa della batteria occupano già quella zona del mix.
La gamma media è l’aspetto più convincente del resoconto. Il preset ispirato a Dumble mantiene chiarezza e morbidezza, con un’identità riconoscibile che l’EQ consente di adattare alla sala. È una qualità pertinente per un FRFR: le differenze fra i suoni dovrebbero arrivare soprattutto dal modeler, senza venire appiattite dal sistema di ascolto.
Le alte sono inizialmente più appuntite. Emery riferisce di aver trovato il bilanciamento desiderato con Hi-Cut, senza dover ricorrere a interventi sostanziali su Treble. Il filtro assume quindi un ruolo centrale nella messa a punto. Anche il volume disponibile viene giudicato adeguato al monitoraggio nella maggior parte delle situazioni live, con maggiori riserve per i palchi più grandi. È una valutazione d’uso, da rapportare a distanza d’ascolto, batterista e pressione sonora richiesta: i 750 W di picco, presi da soli, non raccontano tutta la serata.
IN BREVE
HeadRush FRFR-12 CAB si rivolge a chi ha già costruito i propri suoni nel processore e vuole ritrovarli attraverso un cabinet con controlli familiari. EQ e Hi-Cut permettono di adattare l’ascolto, il Bluetooth agevola lo studio e l’uscita XLR non equalizzata rende sensato l’impiego insieme al PA. Il bilancio richiede di accettare 17,8 kg, un solo ingresso cablato e una dotazione essenziale. Le impressioni della prova indicano medie curate, basse controllate e alte da rifinire. Il vantaggio del rig resta nella varietà dei preset e nella praticità dei collegamenti; il trasporto conserva abitudini tradizionali. Per scegliere conta quindi provare il cabinet con la propria pedaliera, ai volumi e nelle condizioni in cui dovrà lavorare.
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