ARIA PRO II Cliff Lee Burton Signature Bass Limited Edition 2026
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Il progetto Aria Pro II Cliff Lee Burton Signature Limited Edition 2026 riporta in vita l’SB-1000 utilizzato da Cliff Burton nei primi anni dei Metallica, il basso a quattro corde che accompagnò la genesi di Kill ’Em All e contribuì a costruire quella miscela di aggressività, armonie e approccio solistico che avrebbe dato enfasi al ruolo del basso nell’heavy metal.
Aria non ha scelto la strada della reinterpretazione moderna, al contrario il lavoro sembra orientato verso una ricostruzione filologica dell’originale: corpo in frassino, costruzione neck-through, ponte QHB-1 in ottone massiccio e soprattutto il celebre B.B. Circuit, l’elemento che rese i bassi SB riconoscibili per risposta e versatilità.
Prodotta esclusivamente per il 2026, la Limited Edition di questo basso non si presenta soltanto come oggetto celebrativo; le specifiche raccontano infatti uno strumento pensato per essere portato sul palco, mantenendo intatto quello spirito ribelle che Cliff Burton aveva imposto al ruolo...
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del bassista all’interno della band.
COSTRUZIONE
L’Aria Pro II Cliff Lee Burton Signature 2026 nasce attorno alla classica architettura SB, una piattaforma che tra gli anni Settanta e Ottanta contribuì a definire l’identità tecnica del marchio giapponese e che oggi viene riproposta con un approccio estremamente fedele all’originale utilizzato dal bassista dei Metallica. Il corpo è realizzato in frassino, una scelta quasi obbligata considerando la volontà di ricostruire non soltanto l’estetica ma anche il comportamento timbrico dello strumento storico. Il frassino porta infatti con sé una risposta veloce, basse compatte e una gamma alta ben definita, caratteristiche che si sposano alla perfezione con il fraseggio aggressivo e articolato che ha sempre caratterizzato il playing di Burton.
Il vero fulcro costruttivo rimane però la struttura neck-through. Il manico, realizzato in acero e noce, attraversa completamente il corpo e rappresenta una delle firme storiche della serie SB firmata Aria. Oltre a incrementare rigidità e stabilità strutturale, questa soluzione favorisce una continuità vibrazionale superiore, traducendosi in un suono dal sustain abbondante e in una risposta particolarmente uniforme lungo tutta l’estensione della tastiera. Sul piano ergonomico Aria abbina inoltre il sistema Heel-Less Cutaway che elimina gli ingombri del tacco tradizionale e rende più agevole l’accesso ai registri superiori. un dettaglio tutt’altro che marginale considerando quanto Cliff Burton sfruttasse frequentemente tutta l’estensione dello strumento.
La tastiera del basso è in palissandro con radius da 12 pollici (305 mm) e ospita 24 tasti, mentre la scala rimane quella classica da 34 pollici affiancata da un capotasto Nubone da 40 mm. Le quote restano equilibrate, finalizzate alla ricerca di un compromesso tra feeling vintage e suonabilità moderna, offrendo sufficiente velocità senza allontanarsi troppo dalla filosofia originale del quattro corde di Burton.
Dal punto di vista estetico il basso mantiene intatta la silhouette dell’SB-1000. Le linee asimmetriche del body continuano ancora oggi a distinguersi nettamente dalle tradizionali architetture Fender-style e Gibson-style, conservando quell’aspetto quasi futuristico che aveva reso il progetto Aria riconoscibile alll’istante già oltre quarant’anni fa. La finitura è proposta esclusivamente in Black, scelta coerente sia con l’immaginario Burton sia con l’approccio quasi filologico di questa edizione limitata. Sul retro della paletta compare inoltre la firma dell’artista, un dettaglio che funziona più come omaggio e dichiarazione d’intenti che come semplice elemento estetico. Completa il pacchetto una gig bag dedicata, anch’essa personalizzata con la firma di Cliff Burton.
ELETTRONICA
Se la costruzione rappresenta l’ossatura dell’SB-CLB, il comparto elettronico ne costituisce il vero elemento identitario. Il basso utilizza infatti un singolo pickup MB-10E, per una configurazione che osservata con gli standard contemporanei potrebbe apparire minimalista ma che d’altro canto riflette la filosofia originaria della serie SB. L’obiettivo di Aria non era moltiplicare le possibilità timbriche tramite configurazioni complesse, quanto piuttosto costruire uno strumento capace di trasformare radicalmente il proprio carattere sonoro partendo da una sola sorgente.
È qui che entra in gioco il celebre B.B. Circuit, probabilmente la caratteristica che più contribuì a rendere i bassi SB strumenti di culto negli anni Ottanta. Il sistema lavora attraverso un filtro passa-basso controllato tramite selettore Attack Mode e mette a disposizione sei preset differenti che modificano la frequenza d’intervento del filtro agendo direttamente sul contenuto armonico del segnale. In termini pratici, significa poter passare da timbriche aperte e brillanti a risposte più compatte e focalizzate semplicemente intervenendo su un controllo.
L’aspetto interessante è che il B.B. Circuit non si comporta come un classico equalizzatore attivo. Il suo intervento appare più organico, quasi come se scolpisse la dinamica e il comportamento dello strumento anziché limitarsi a enfatizzare o attenuare determinate frequenze. Fu proprio questa filosofia a contribuire al successo degli SB tra i bassisti che cercavano maggiore espressività senza ricorrere a rack, preamplificatori esterni o processori dedicati.
Il sistema viene completato dai tradizionali controlli di Volume e Tone e da uno switch di bypass che consente di escludere completamente il circuito, riportando il basso a una risposta più diretta e lineare. Una soluzione che amplia ulteriormente la flessibilità operativa permettendo di passare rapidamente da sonorità più filtrate e vintage a impostazioni più immediate.
A completare il quadro provvede il ponte originale QHB-1BR, realizzato in ottone massiccio. La sua funzione va oltre il semplice ruolo meccanico: la massa elevata contribuisce infatti alla trasmissione delle vibrazioni e al sustain, diventando parte integrante del carattere sonoro del quattro corde in questione. Non sorprende quindi che Aria abbia deciso di riproporlo integralmente, considerando come per molti appassionati rappresenti ancora oggi una delle chiavi del suono SB.
SOUND
L’Aria Pro II Cliff Lee Burton Signature non pare voler inseguire il linguaggio del basso metal contemporaneo fatto di compressioni esasperate, basse sovradimensionate e attacco chirurgico, anzi: l’intento è quasi opposto; risposta organica, dinamica sorprendentemente articolata, e un risultato che lascia gran spazio al bassista che lo imbraccia. Il frassino e la costruzione neck-through contribuiscono a generare un sustain importante, mentre il pickup MB-10E mantiene una presenza marcata sulle medie frequenze. È probabilmente qui che emerge il vero DNA Burton: note che non si limitano a sostenere il riff ma cercano costantemente spazio nel mix.
Il B.B. Circuit modifica in modo sostanziale il comportamento del quattro corde. Le impostazioni più aperte enfatizzano attacco e brillantezza, mettendo in evidenza armonici e fraseggi veloci; quelle più chiuse spostano invece il baricentro verso sonorità più dense e compatte. Con fuzz e distorsioni, il basso sembra trovare il proprio habitat naturale, restituendo quella pasta sonora aggressiva, quasi vocale, che contribuì a dare enfasi al ruolo del basso nell’heavy metal degli anni Ottanta.
IN BREVE
L’Aria Pro II Cliff Lee Burton Signature Limited Edition 2026 non prova a reinterpretare il passato ma cerca piuttosto di ricostruirlo con un livello di fedeltà raro nel panorama delle riedizioni moderne. Corpo in frassino, costruzione neck-through, ponte QHB-1 e soprattutto il ritorno del B.B. Circuit raccontano una volontà chiaramente filologica che trasforma il progetto in qualcosa di più di una semplice versione signature contemporanea; più che un aggiornamento moderno appare quasi una macchina del tempo dedicata ai primi anni dei Metallica e alla figura di Cliff Burton.
La produzione limitata al solo 2026 aumenta inevitabilmente il valore collezionistico di questo basso, ma specifiche ed ergonomia suggeriscono il carattere di uno strumento pensato per il palco; i 24 tasti, il cutaway privo di tacco e la flessibilità del circuito attivo, lo mantengono infatti pienamente utilizzabile nei contesti moderni.
Per gli appassionati di Burton rappresenta inevitabilmente una celebrazione. Per chi ama la storia dei bassi elettrici degli anni Ottanta potrebbe invece essere qualcosa di ancora più significativo: il ritorno di un quattro corde che ha contribuito a ridefinire il ruolo del basso nel metal, riportato in produzione senza compromessi e con una notevole attenzione verso il modello originale.
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