CARLO FIMIANI Underwater
recensione
Dopo aver studiato con Brett Garsed, Scott Henderson ed il compianto Joe Diorio, Carlo Fimiani si diploma al Musicians Institute di Los Angeles; per oltre quindici anni supporta con il suo guitar playing Gino Paoli in tour e in studio, ma anche ulteriori artisti nazionali, tra cui Vanoni, Zarrillo e Zurzolo. Infine, mette a punto il suo metodo “Stili e Tecniche dei grandi chitarristi”, in cui sfodera il suo sterminato know-how. Ebbene, tornando alla discografia da solista di Fimiani, il nuovo Underwater può definirsi la fedele immagine della sua musica e musicalità: otto tracce intense, composte con maestria.
Con il ruolo di apripista, Snorkeling rimanda ad atmosfere a-là Mike Stern (di cui Fimiani è un fan), tanto a livello melodico, quanto a livello armonico, ma filtrate dal gusto e dalla sensibilità del chitarrista campano. Tramite le chitarre Schecter e gli ampli Mezzabarba (marchi di cui è endorser), egli scolpisce a meraviglia le frequenze del suo sound, così liquido e pieno al contempo,...
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armonico, intelligibile e così personale.
A conferma del know-how vasto e maturo e delle tecniche che Fimiani padroneggia, l’album procede con brani contrassegnati da umori differenti – dal funk di Funkdown allo “sbilenco” Le Note Di Pier (in cui egli sfoggia ispirati fraseggi a base di strink-skipping, la tecnica portata ai massimi livelli da Carl Verheyen) – aggiungendoci un gusto elegante e raffinato: prova ne è la rilettura di English Man In New York di Sting, risuonata utilizzando sostituzioni armoniche interessanti e supportata dalla voce di un Paolo Ryo che non si limita a fare il verso al celebre artista britannico.
In possesso di un tone stupendo – nei suoni più smaccatamente clean ma anche nei suoni lead (tallone d’Achille di molti musicisti) e nei crunch – Fimiani firma un album non per soli chitarristi (nell’accezione assolutamente positiva del termine!) ma apprezzabile da ogni ascoltatore attento ed appassionato.
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