Colin Cannon "Intermission (Farewell)"

di Patrizia Marinelli
11 dicembre 2016

recensione

COLIN CANNON
Intermission (Farewell)
Two For The Show Media
Qualcuno lo ha definito un album di electronic rock, altri di avant-garde, mentre c’è chi si è affidato alla parola jazz in tutte le sue declinazioni più moderne. Il punto è che descrivere il sound di Intermission (Farewell), il nuovo lavoro discografico di Colin Cannon non è una impresa facile, considerando che lo stesso chitarrista, per sua ammissione, tende a sfuggire ad ogni forma di categorizzazione, definendo la sua musica come una forma di arte esoterica...

Con questo disco, Colin Cannon – (il virtuoso chitarrista originario di Rochester, New York, che ha iniziato a suonare all’età di 9 anni e si è diplomato al Berklee College of Music di Boston) – ha fatto un passo in avanti con la sperimentazione, mescolando pompose composizioni ed arrangiamenti orchestrali con audio samples ed aggiungendo la presenza di tre solisti (Manami Morita al piano, Zac Croxall al basso e Thomas Hartman alla batteria): suoi fedeli amici e collaboratori con i quali si esibisce e registra in quartetto.

Per questo Intermission (Farewell), Colin ha deciso di affidarsi a una grande orchestra: “in sei mesi di registrazione…” – ha spiegato – “ho lavorato con il quartetto soltanto per tre...

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giorni. Loro sono dei grandiosi artisti e anche i miei più grandi amici e, qualche volta, l’amicizia rende il lavoro assieme meno facile. Lavorare quindi con ulteriori musicisti è stata una ventata di freschezza…”
Ciò che non cambia, è la scelta di Cannon di realizzare un album ancora meno “commerciale” del solito, accolto peraltro dall’entusiasmo della critica internazionale.

Tra i brani in scaletta spiccano Everyday, La Da, Bugs & Stuff e Recollections, come riconosce lo stesso autore: “il mio brano preferito dell’album? Direi un mix tra essi. Everyday, intro inclusa, è il più complicato dal punto di vista della composizione; La Da e Bugs & Stuff rappresentano qualcosa di nuovo per me, mentre Recollections è semplicemente il brano più onesto, emozionale e commovente della scaletta…”

Il mixing e la scelta dei samples sono state operazioni piuttosto elaborate e Cannon, come sempre, non si è risparmiato: “la maggior parte dei brani ambient” – ha dichiarato – “proviene da suoni che avevo già imbastito e che ho mixato con alcuni samples, mentre i brani religiosi sono nati dall’ascolto di varie emittenti radiofoniche religiose: ad esempio, filtrando il segnale-radio attraverso degli effetti di chitarra che ho chiamato “Colin Goes to Church”. I brani narrati, invece, sono nati da alcune interviste governative realizzate negli anni ‘50 riguardanti alcuni test sugli effetti dell’LSD sulle persone…”

Intermission (Farewell), album dal grande impatto, non pone la chitarra di Colin Cannon in primo piano come accadeva nei precedenti In Summary (2009) e Glenville (2012) ma, indubbiamente, si distingue per creatività e originalità.

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