ROBBEN FORD Night In The City
recensione
Ad affiancare il chitarrista californiano in quello show vi è una super lineup, composta da Nate Smith alla batteria, Anton Nesbit al basso, Jeff Ciffin e Jovan Quallo al sax, ed il live in questione, egregiamente registrato, propone un mix di materiale risalente ad album come A Day In Nashville (Just Another Country Road) e Purple House (Cotton Candy), una traccia aggiuntiva intitolata At The Apollo, oltre a parecchi brani apparsi su Pure (2021), l’ultimo lavoro in studio di Ford che egli stesso aveva definito una sua estensione pura.
Proposto in confezione digipack, ma anche in vinile, Night In The City è introdotto dallo strumentale Go, un brano di lunga...
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durata interpretato da uno spirito da jam, sostanzialmente strutturato sulla giustapposizione di due accordi, sui quali Ford improvvisa accompagnando con la classica implacabile ritmica le scorribande solistiche di Jeff Ciffin e Jovan Quallo.
Con lo strumentale Blues For Lonnie Johnson la scaletta torna al primo amore di Ford, il blues, e pare proprio di respirare le atmosfere di quegli imperdibili album live registrati al fianco dell’immenso e mai dimenticato Jimmie Whiterspoon al microfono; album che i giovani chitarristi dovrebbero necessariamente conoscere.
Cotton Candy, così come il sornione Just Another Country Road, sono gli unici due brani cantati della scaletta, con quest’ultimo che regala un assolo da incorniciare, sciorinando alcuni fraseggi a base di minore melodica da leccarsi i baffi per quello che, a livello solistico, è probabilmente il momento più alto dell’intero album. Se qualcuno ultimamente aveva accusato Ford di aver perso il tipico graffio dei bei tempi, sostituito da un songwriting meno articolato e basato su vamp di lunga durata, con Night In The City avrà motivo di ricredersi; un album, infatti, imperdibile sotto tutti i profili, la fotografia di un artista nel pieno della maturità musicale ed in forma smagliante… con “quel graffio” che dimostra di non avere certo perso.
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