Rhiannon Giddens & Francesco Turrisi "There Is No Other"

di Umberto Poli
10 luglio 2019

recensione

Rhiannon Giddens with Francesco Turrisi
There Is No Other
Nonesuch Records
Desolazione, ferraglia abbandonata, alberi spogli, sterpaglie, un lembo di cielo plumbeo violentato da rami che paiono artigli. Prima ancora di ascoltare la musica e le parole di Rhiannon GIddens e Francesco Turrisi, a colpire l’attenzione è la copertina dell’album che la performer afroamericana - giunta al successo con i Carolina Chocolate Drops e divenuta in seguito affermata solista - ha recentemente dato alle stampe coadiuvata dal talentuoso polistrumentista italiano, moncalierese per la precisione. There Is No Other comincia infatti così, con il forte potere evocativo delle immagini, prima ancora che con i suoni. E sebbene, come noto, l’interesse per la storia, il passato e il tema della schiavitù portino spesso la GIddens ad esplorare il controverso aspetto della compravendita di esseri umani e delle responsabilità etiche e morali che esso incarna, con particolare attenzione alla figura della donna, il paesaggio (sonoro e non) - in questo caso - risulta un elemento ancor più determinante rispetto alle precedenti opere della cantante.

There Is No Other , non c’è nessun altro. Nessuno, se non i due artisti vestiti completamente di nero: Francesco e Rhiannon, lui e lei soltanto, immortalati sul retro del disco, uniti nella musica così...

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come nella vita, ritratti qui come figure spettrali in un altrettanto spettrale panorama. Lo scenario è apocalittico, cupo, fatiscente, malinconico. Sfilano davanti agli occhi tante delle vicende e delle eroine di Tennessee Williams, in particolare Willie (da This Property Is Condemned ) - la prostituta bambina che cammina sulle rotaie accarezzando i capelli biondi della sua bambola malconcia in perenne ricordo della sorella Alva, morta di tubercolosi e di cui lei ha ereditato la lunga sfilza di “clienti”; la dolce, impaurita e anziana Zia Rosa (da The Long Stay Cut Short ), rimbalzata di casa in casa, di porta in porta, da un parente all’altro in un quadro climatico che - prossimo allo scoppio di un feroce uragano - simboleggia la crudeltà di fondo insita nella natura umana; la figlia della Sig.ra Pocciotti (da The Dark Room ), reclusa da mesi nell’oscurità della propria stanza, nuda e con il ventre gonfio, la cui disperazione conosce tregua solo in occasione delle visite del giovane Max che, dopo averla messa incinta, è costretto ad abbandonarla per un matrimonio di convenienza. Solitudine, morte, follia, illusione, amore, lontananza… i personaggi di cui cantano la Giddens e Turrisi sembrano far da colonna sonora alle pagine del celebre drammaturgo americano, il quale - non a caso - aveva raccolto i personaggi sopra citati sotto l’etichetta “Blues”, concependoli come drammi in atti unici e ritenendoli particolarmente adatti agli innumerevoli adattamenti musicali che, com’è naturale che fosse, gli sono stati tributati in tutto il mondo nel corso degli anni. Come negli scritti di Williams, in There Is No Other ritroviamo la figura femminile al centro della narrazione; il Blues, inteso come autentico canto di dolore, lamento, lotta e redenzione; infine, un termine quale “lover” (amante), onnipresente: nella ballata folk tradizionale Little Margaret , in Black Swan di Gian Carlo Menotti o ancora in Letter di Ola Belle Reed, dove la protagonista lamenta la mancanza del proprio uomo, partito in nave, e ne aspetta speranzosa il ritorno.

La coerenza stilistica e la poesia presente nei testi dell’album - si tratti dei brani tradizionali riscoperti e assemblati per l’occasione oppure delle canzoni originali, composte da Rhiannon GIddens in collaborazione con partner artistici di prim’ordine come Joe Henry e Dirk Powell - la bellezza e gran parte del fascino di un album come There Is No Other risiede nella versatilità dei due musicisti, tecnicamente impeccabili, coinvolti nella realizzazione dell’intero lavoro, nell’ampia gamma di sonorità - che spazia geograficamente dall’Irlanda, agli Stati Uniti, al Medio Oriente (Ten Thousand Voices) fino all’Italia (Pizzica di San Vito)! - e, infine, nella scelta oculata e attenta del parco strumentale. Se da un lato la Giddens si applica con gusto e scioltezza nell’utilizzo di minstrel banjo, viola, violino oltre che nella straordinaria declinazione della propria vocalità, la vera sorpresa ha il nome di Francesco Turrisi, pianista raffinato e colto, ma anche esperto conoscitore di strumenti a percussione quali il Daf e il Tombak, entrambi di origine persiana, il tamburello, il Bendir (Nord Africa) e a corda: su tutti, il colascione, tipico della tradizione musicale partenopea.

Indubbiamente, There Is No Other si candida ad essere uno dei dischi più importanti dell’anno. E per chi, come il sottoscritto, ha avuto la fortuna e il privilegio di vederli in azione sul prestigioso palco del Folk Club di Torino lo scorso 18 gennaio, Rhiannon Giddens e Francesco Turrisi sono la dimostrazione vivente (e vincente) di una combinazione fatta di musica, cultura, ricerca e passione più unica che rara.

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