STAR ONE Revel In Time

di Patrizia Marinelli
29 marzo 2022

recensione

STAR ONE
Revel In Time
InsideOut Music
Chi ben conosce Arjen Anthony Lucassen sa perfettamente che il folletto del prog olandese che non ama limiti e confini, è impegnato da anni in variegati progetti musicali, a partire dal popolare combo degli Ayreon (con cui ha pubblicato ben 10 album) fino ai Guilt Machine, The Gentle Storm, Stream Of Passion e Star One. Oggi il polistrumentista, produttore e compositore di Hilversum decide di rinverdire i fasti del progetto Star One e di pubblicare l’album che ha titolato Revel In Time.

Uscito a distanza di 12 anni dal precedente Victims Of The Modern Age, il nuovo Revel In Time ricalca la formula consolidata del progetto Star One: texture coinvolgenti speziate dagli umori del prog metal, ospiti celebri a mettere la loro mano (tra essi, in questo caso, Steve Vai) ed un vocalist per ciascuna traccia della scaletta. Un viaggio, quello di Revel In Time, ispirato alle atmosfere di pellicole di successo su tematiche sci-fi, il genere che Lucassen ama in particolar modo.

È l’album più vario che abbia mai composto, ogni brano è differente dal successivo…” – ha dichiarato Lucassen – “Il primo singolo, Lost Children...

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Of The Universe , è un pezzo epico; mentre il secondo, Fate Of Man , è un brano tipicamente metal, molto spinto e veloce; Prescient, invece, è decisamente il lato più prog del disco. Con il video ho voluto replicare il mood in bianco e nero di “Ai confini della realtà” con una spruzzata di David Lynch!


La partenza della scaletta è affidata a Fate Of Man, brano heavy e speed ispirato alla saga di “Terminator”, in cui Lucassen è impegnato alle tastiere, Michael Romeo (Symphony X) alla chitarra e Brittney Slayes degli Unleash The Archer al microfono; segue 28 Days Till The End Of Time, ispirato alle atmosfere del film “Donnie Darko”, manifesto di quel prog rock che piace a Lucassen, tra orchestrazioni pompose e ridondanti e virtuosismi vari. Della durata di più di 7 minuti, questo brano consegna all’artista olandese la chance di sperimentare suoni diversi, aggiungendo una pulsante linea di basso e mescolando gli umori più hard e dark. Al microfono, un vecchio amico di Lucassen, Russell Allen (Symphony X, Adrenaline Mob).

Prescient, ispirato dalle atmosfere di “Primer”, ricalca la struttura del brano precedente ma con una melodia semi-celtica condotta dal synth di Lucassen; un bel bridge ad arricchire l’atmosfera, con il contrappunto di Michael Mills (Toehider) e Ross Jennings (Haken). Molto in stile Ayreon.

Il brano che Lucassen titola Back From The Past (ispirato al classico della cinematografia “Back To The Future”) e per il quale chiama in causa la chitarra di Ron Bumblefoot Thal e la voce di Jeff Scott Soto (Sons of Apollo), si pone tra le pieghe del rock più semplice dei Settanta e tra gli episodi meno estrosi della tracklist.

Segue Revel In Time, il brano che dà il titolo all’album in questione, e che si rifà al classico di fantascienza “Bill & Ted’s Excellent Adventures”: qui è l’atmosfera leggera e giocosa a prevalere, nella quale si erge l’adeguato fraseggio di Adrian Vandenberg (Whitesnake) alla chitarra. Brandon Yeagley (Crobot) è al microfono.

Poggiando i cardini sull’andamento delle tastiere, The Year Of 41, ispirato alle atmosfere di “Final Countdown”, ospita un buon assolo di Joel Hoekstra alla chitarra e, soprattutto, la magistrale interpretazione di Joe Lynn Turner (Deep Purple e Rainbow) al microfono.

Dopo Bridge Of Life (ispirato a “Frequency”) e con un valente Damian Wilson (Threshold) al microfono, è la volta di Today’s Yesterday, ispirato dalle atmosfere di “Groundhog Day” e caratterizzato dal ficcante growl di Dan Swanö (Edge Of Sanity); viceversa, è la voce cristallina di Floor Jansen a caratterizzare il successivo A Hand On The Clock (ispirato da “Source Code”). Del resto, era improbabile che Lucassen non coinvolgesse anche questa volta la giunonica lead vocalist dei Nightwish, qui in tandem con l’ex compagno di band Joost van den Broek, protagonista di un ottimo assolo seduto al suo Hammond.

Segue Beyond The Edge Of It All con John Jaycee Cuijpers (Praying Mantis) al microfono, per una atmosfera heavy ispirata alla serie televisiva britannica “Sapphire and Steel”, su cui si erge l’assolo di Lucassen alla chitarra.

Chiude Lost Children Of The Universe, ispirato a “Interstellar”, per oltre nove minuti di atmosfera, arrangiamenti e cori epici (Hellscore Choir), in puro stile prog. Ad entusiasmare è la voce di Roy Khan (Kamelot, Conception) ma, soprattutto, l’assolo di Steve Vai che, col suo inconfondibile suono e dinamiche, va ad ergersi sul tutto.

In estrema sintesi, Revel In Time è un album ambizioso, ben realizzato e curato in ogni dettaglio, in cui l’imprinting di Arjen Lucassen, ispirato alla sua passione per la cinematografia sci-fi, si fa sentire in tutta la sua unicità.

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