SCREAMING FEMALES Desire Pathway

di Francesco Sicheri
01 aprile 2023

recensione

SCREAMING FEMALES
Desire Pathway
Don Giovanni
Parliamo di costanza e coerenza. 18 anni con la stessa lineup, otto album pubblicati sempre con la stessa etichetta discografica, il tutto sostenuto da un credo DIY che gli screaming females hanno imparato dai racconti di quegli anni nei quali la febbre d’intraprendenza punk dilagava a Seattle per poi dilaniare gli inizi degli anni ‘90 dall’interno. Guidati dalla chitarra abrasiva di Marissa Paternoster, gli Screaming Females tornano con un album che lavora nuovamente nel tentativo di unire riff granitici, assoli strappati dal pentagramma, ad un sound che negli anni ‘90 più indie affonda le radici in maniera strutturale.

Marissa Paternoster è una di quelle figure mitologiche che abitano l’undeground chitarristico. Sempre troppo sottovalutata rispetto a colleghi più celebri, eppure in grado di mettere a ferro e fuoco la tastiera di una chitarra con riff che non faticherebbero a trovare spazio in alcune delle produzioni più quotate del mondo rock e metal. A proposito dell’universo metal, Desire Pathway ritrova nuovamente l’aiuto di Matt Bayles, produttore che ha saputo far conoscere il suo nome grazie a dei lavori affilati e cristallini realizzati al fianco di band come Russian Circles e Isis. In Desire Pathway ritroviamo quella distorsione...

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corrosiva che nelle due precedenti pubblicazioni aveva arricchito il sound della band, ed allo stesso modo ritroviamo anche quella buona dose di riff che la Paternoster sa garantire.Dall’opener Brass Bell alla conclusiva Titan, passando per Mourning Dove e It’s All Said And Done ,

Desire Pathway non lesina mai sulla componente chitarristica, peccato però che dalla prima all’ultima traccia l’album non riesca mai a spiccare il volo definitivamente.La nuova produzione firmata Screaming Females funziona, il motore della band gira bene, ma a mancare sono gli slanci di brani che sappiano affermarsi in maniera più compiuta. Pecca di comodità, il nuovo Desire Pathway, che su quei mid-tempo che il gruppo sa lavorare così sapientemente si sofferma un po’ troppo, vanificando - in parte - anche l’ottimo lavoro chitarristico di brani come Ornament o So Low, tracce dal carattere che avrebbe meritato forse maggior attenzione e lavoro di rifinitura.
Un lavoro compiuto ma solo per una parte, che sa garantire qualche buon ascolto, ma che probabilmente non resterà fra le vostre playlist così a lungo.


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