ROLAND ORZABAL "Welcome To Your Life: Love, Death & Tears For Fears"

di Teri Saccone
01 ottobre 2026

recensione

Roland Orzabal
Welcome To Your Life: Love, Death & Tears For Fears
Dey Street Books
Anzitutto, una doverosa premessa: Roland Orzabal mette in piedi i Tears For Fears nel 1981 insieme a Curt Smith e subito diventano una marcata voce del movimento new wave britannico. Con i singoli Shout ed Everybody Wants To Rule The World sbaragliano le classifiche di mezzo mondo, attestandosi tra i fautori della seconda British Invasion degli Ottanta negli Stati Uniti.

Detto ciò, diamo inizio alla recensione del libro di memorie di Orzabal – Welcome To Your Life: Love, Death & Tears For Fears – che sarebbe incompleta se non ci si soffermasse sul fatto che egli sia un chitarrista sottovalutato per oltre quarant’anni.
Lo stile chitarristico di Orzabal ha molto a che vedere con quello di Andy Summers (The Police) e Johnny Marr (The Smith) e, similmente a loro, negli anni ‘80 anch’egli dà vita a brani memorabili, intrecciando con maestria tessiture, armonie ed atmosfere. Nessun virtuosismo fine a sé stesso, ma melodie indimenticabili. Paradossalmente, le sue doti vocali e il suo fecondo sodalizio compositivo con Curt Smith (basso/voce) contribuiscono a mettere in secondo piano il playing di Orzabal, pur se brani-simbolo come Shout ed Everybody Wants To Rule The World hanno provveduto a mettere in luce la voce distintiva della...

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sua chitarra.

Lo stile del musicista inglese, classe 1961, è sobrio ed essenziale, eppure profondamente musicale; ogni parte la suona per modellare il brano e non per attirare l'attenzione su sé stesso. Molti grandi chitarristi sanno cosa e quando non suonare, e Orzabal è uno di loro; il suo gran merito, quindi, non è la tecnica sbalorditiva, bensì la dote di sapere esattamente cosa richieda ogni brano.
Sintesi perfetta della matrice pop-rock degli anni '80, i Tears For Fears si distinguono infatti per l'intensità emotiva, la raffinatezza del suono ed anche per le ambizioni intellettuali, come dimostrano, ad esempio, i testi ispirati a Carl Jung.

Lo stile di Orzabal si evolve nel corso della parabola della band e se In The Hurting (1983) il suo lavoro alla chitarra riflette influenze post-punk – ritmi spigolosi, timbriche pulite e arrangiamenti essenziali che rinforzano la tensione emotiva dei brani – nel successivo Songs From The Big Chair (1985) il suo playing si fa più raffinato e, invece di saturare ogni spazio disponibile, seleziona attentamente fraseggi melodici, texture e timbriche brillanti: gli elementi che, di fatto, diventano la matrice sonora della band.
Con The Seeds Of Love (1989), Orzabal amplia ulteriormente la sua tavolozza di colori: l’album, infatti, rivela influenze che spaziano dai Beatles al rock psichedelico, con un linguaggio armonico più ricco, arrangiamenti chitarristici stratificati e accordi più audaci. Invece di limitarsi ad accompagnare, la sua chitarra diventa un colore essenziale nell’economia dell'orchestrazione.

Ma andiamo al libro di memorie vero e proprio: non si tratta della tipica autobiografia di un musicista; Orzabal prende invece i Tears For Fears e la storia delle loro origini come punto di partenza per narrare la sua storia profondamente personale, fatta di creatività, relazioni, perdite, dolore, dipendenza e rinascita. La sua capacità di comunicare attraverso la musica (è lui il vocalist e il principale songwriter dei TFF) è altrettanto efficace nel raccontare le sue memorie: l’uomo che ha scritto canzoni sui tormenti interiori, rivolge lo sguardo verso sé stesso, in modo crudo, e sincero.

Orzabal comincia il libro con la morte di sua moglie ed è il senso della perdita e della riflessione a permeare l’intera narrazione. Egli ripercorre inoltre le difficoltà della vita familiare e il rapporto con un padre emotivamente prevaricante, la nascita dei TFF insieme a Curt Smith, e in qualche caso la fragilità del loro sodalizio. Ciò che lascia perplessi è la scelta di aver infarcito il libro di massicce dosi di astrologia; pare più che altro una distrazione rispetto alla narrazione della sua vita di uomo e di musicista che è invece estremamente coinvolgente: è il parere di chi scrive, ma tant’è.
Forse il punto di forza di questo libro sta nel modo in cui Orzabal rifiuta di dipingere il successo come un percorso a senso unico, fatto di ricchezza, fama e vita modana. Certo, i Tears For Fears hanno conquistato il mondo con le loro hit; tuttavia, dietro quelle hit che hanno segnato un’epoca e dietro quelle produzioni impeccabili, si cela una storia a cui è molto più facile ricondursi, fatta di insicurezze, tensioni psicologiche, relazioni spezzate, perdite profonde. Quella tensione tra la certezza della musica e le turbolenze della vita che le ha generate conferisce al libro la sua carica emotiva.

Orzabal è davvero coinvolgente quando parla del suo sodalizio con Curt Smith; non è mai stata la semplice storia di due amici che facevano dischi insieme; è stato un matrimonio creativo turbolento, fatto di temperamenti contrastanti, obiettivi comuni e tensioni che la musica non riusciva mai a contenere del tutto. Il libro ripercorre la graduale disgregazione del loro legame personale e professionale, inquadrando al contempo la successiva riconciliazione dentro una storia complessa di dipendenza creativa, risentimento e perdono.




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