DROPKICK MURPHYS This Machine Still Kills Fascists
recensione
La formazione di Boston dà quindi alle stampe un lavoro rabbioso, diretto e, per la prima volta, interamente acustico: dieci canzoni registrate nel Church Studio di Leon Russell (Oklahoma), che prendono vita da input inediti dello stesso Guthrie. Le parole, importanti allora quanto oggi, toccano i temi della lotta, della protesta, della libertà e si sposano a meraviglia con il travolgente taglio folk su cui la tracklist è costruita. Tim Brennan (chitarra/voce), Jeff DaRosa (banjo/mandolino/chitarre acustiche/voce), Matt...
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Kelly (batteria/voce), James Lynch (chitarre/voce) e Ken Casey (voce lead/basso) mettono sul tavolo cuore, sudore e classe da vendere. (Grande assente Alex Barr, al momento in pausa per problemi di famiglia). Affiatati ed in linea con il concept del disco, convinti e convincenti, questi sono i Dropkick Murphys in estrema sintesi.
Tra le canzoni dell’album, tutte di buona fattura, spiccano indubbiamente le quattro che la band ha scelto come singoli: a partire dall’iniziale Two 6’s Upside Down, passando per Ten Times More e The Last One fino ad arrivare alla godibilissima All You Fonies, una cascata di tamburi e cori il cui ritornello ti si appiccica addosso come una colla a presa rapida. [Una nota di merito spetta a Nora Guthrie, figlia di Woody, per aver concesso il proprio benestare alla band e aver fornito il materiale che si è tramutato nelle tracce che compongono l’album in questione].
This Machine Still Kills Fascists è al tempo stesso un passo nuovo, diverso dal passato, e una conferma, quella della caparbietà di una band inarrestabile, pronta a tutto pur di non mollare la presa. Ai fan non resta che riporre fiducia nel presente e attendere, sicuri di una cosa: i Murphys hanno ancora parecchie cose da dire (e da gridare)…
Umberto Poli
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