LUCA GARRO’ "Jimi Hendrix, la luce che brilla il doppio dura la metà"
recensione
“In poco tempo, con la velocità della folgore, Jimi Hendrix ha reso la musica contemporanea, il rock e tutte le sue sfumature, un giardino diverso, una giungla di suoni e colori inimmaginabili. La cosa più stupefacente è forse proprio il resistere di un’idea, e vedere in quella chitarra mancina un simbolo di rivolta e di fantasia, di bellezza e di dannazione, di sentimento e di utopia...” –
dalla prefazione di Enzo Gentile che dà l’avvio al corposo libro di Luca Garrò.
Giornalista e storico della musica, prestigiosa penna di “Rolling Stone”, “Jam”, “Rocksound” e “Rock Hard”, giusto per citare qualche magazine di rilievo, Luca Garrò ha pubblicato con Diarkos Editore Le Leggende del Rock (2020), Brian May (2023) e I Folli del Rock (2024), a cui fa seguito ora il nuovo Jimi Hendrix, la luce che brilla il doppio dura la metà, un corposo libro di 304 pagine destinato a farsi leggere d’un fiato. L’autore ripercorre la vita, la breve e intensa carriera artistica di Hendrix ma anche la strumentazione, l’attività in studio, il rapporto con Bob Dylan e l’Fbi... fino a giungere all’eredità e alle controversie, con interviste esclusive a Billy Cox, Steve Vai e John McDermott. Restituendo la parola...
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al suono che l’anima elettrica di Jimi Hendrix ha impresso in generazioni di chitarristi fino a oggi, in maniera indelebile.
Contenuto – “È questo il domani o soltanto la fine del tempo?” cantava Jimi Hendrix nel 1967 in Purple Haze. Una nebbia porpora, mistica, sonora, su cui viaggiavano i fraseggi della sua Fender Stratocaster, che ancora oggi penetra e pulsa nelle vene di chi la respira. E di chi la ascolta.
Musica senza tempo. Perché, con un plettro e un amplificatore, Jimi era già “domani”. Dopo di lui il rock, molto banalmente, non fu più lo stesso. Secondo “Rolling Stone”, quel ragazzo mancino di Seattle, timido ma ribelle, è stato il più grande chitarrista di tutti i tempi. Un alchimista delle sei corde elettriche che seppe miscelare blues, rock psichedelico e virtuosismo tecnico con le vibrazioni emanate dalla sua epoca. Come uno sciamano, sapeva evocare gli spiriti animali sul palco, e domarli con pochi giri di accordi. Live dopo live, da Monterrey a Woodstock, la sua leggenda si costruì su performance incredibili e irripetibili. Fino a essere sigillata dalla tragica morte, il 18 settembre 1970. Un destino, quello di lasciare la propria musica troppo presto, che ha impresso a fuoco l’icona di Hendrix nella storia del rock.
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