PRINCE "Timeless"
recensione
Dopo ventiquattro mesi senza novità dal Vault (l’archivio) la Prince Estate (il trust che gestisce il patrimonio artistico di Prince) torna a bussare le porte dei fans con dieci tracce che attraversano quasi quarant’anni: dal diciannovenne di Minneapolis all’ultima esibizione sul palco del 2016.
Il nome del disco non è scelto a caso: Timeless è una presa di posizione, un modo per dire che la musica di Prince vive fuori dal tempo. La strada per arrivare sin qui è stata lunga: cambi di gestione del Vault, progetti naufragati e una trattativa estenuante con Netflix per il documentario di Ezra Edelman (nove ore di girato), che la Prince Estate ha bloccato piuttosto che accettare compromessi. Quando l’accordo è saltato, i social ufficiali avevano scritto: “The Vault Has Been Freed” [L’archivio è stato liberato]. Oggi quelle parole suonano più vere che mai.
Sul piano sonoro, Timeless è puro Prince in epoche e stili diversi, senza filtri, con un Chris James (ingegnere di fiducia che...
l'articolo continua...
lavorò già su Art Official Age e HITnRUN) che ha curato il mastering con rispetto per l’integrità delle registrazioni originali. Si parte con I Am You (1977): funk spigoloso, chitarre taglienti, voce matura e già clamorosa... e pensare che Prince aveva all’epoca meno di vent’anni! Heaven (1985) sposta l’asse: drum machine, synth, chitarre in primo piano e un basso che guida il brano, in linea con l’universo genetico di When Doves Cry, registrato ai Sunset Sound e pensato per “The Dawn”, film mai realizzato.
Se I Wonder (1989) offre uno spaccato quasi gospel, immancabilmente compenetrato al funk rock del folletto, Stone (1995), già uscito come singolo, ha un taglio anni ’90: nato da un brano di Sandra St. Victor, fu rielaborato da Prince a Paisley Park.
Calabama (2003) è un uragano funk: basso in primo piano, trombe, batteria serrata; doveva essere la titletrack di un album mai pubblicato che sarebbe dovuto uscire prima di Musicology. Bestest Friend (2012): trombe, pianoforte percussivo, groove inconfondibile, assolo finale all’unisono.
Tra le nove tracce in studio, due sono versioni alternative di brani già pubblicati: Tick Tick Bang (1981/1989 e poi in Graffiti Bridge, 1990) e With This Tear (1991), la ballad scritta e suonata interamente da Prince e poi data a Celine Dion nel 1992.
The Guilty Ones (2007) resta il mistero del disco: nessuna conferma riguardo all’intervento di altri musicisti, quindi considerata una registrazione di Prince solista. Il testo era già nel libro “21 Nights” (2008) ma solo dopo la morte dell’artista si è scoperto che proveniva da un brano completo.
Timeless chiude con How Come U Don’t Call Me Anymore?: l’unico brano-live del disco, probabilmente registrato al Fox Theatre di Atlanta il 14 aprile 2016; una toccante performance di Prince, l’ultima della sua vita.
In fondo, Timeless dimostra che una raccolta, per quanto atipica, con brani pescati da un percorso di quasi quarant’anni e con persino un live a chiusura, può funzionare se guidata da una visione chiara. Il taglio scelto dalla Prince Estate premia la coerenza sonora rispetto alla cronologia... la matrice geniale di Prince fa il resto: anche i brani scartati, le demo dimenticate e le versioni alternative mai pubblicate non sfigurano, perché il tocco di chi li ha concepiti trascende il contesto.
1. I Am You - 1977
2. Tick Tick Bang - 1981
3. Heaven - 1985
4. I Wonder - 1989
5. With This Tear - 1991
6. Stone - 1995
7. Calabama - 2003
8. The Guilty Ones - 2007
9. Bestest Friend - 2012
10. How Come You Don't Call Me Anymore? (Live) - 2016
Leggi anche
Podcast
Album del mese
SatchVai
The Sea Of Emotion
earMusic
"The Sea Of Emotion" è il primo album firmato SatchVai, per meglio dire, il progetto in tandem di Joe Satriani e Steve Vai. In uscita...
Roland Orzabal
Welcome To Your Life: Love, Death & Tears For Fears
Dey Street Books
Anzitutto, una doverosa premessa: Roland Orzabal mette in piedi i Tears For Fears nel 1981 insieme a Curt Smith e subito diventano una marcata voce...
Riccardo Russino
Il Triangolo Rock: George Harrison – Pattie Boyd – Eric Clapton
Il Castello Editore – Chinaski
1974. Può capitare che due dei chitarristi più influenti della musica del Novecento duellino per oltre due ore senza proferire parola? Se il duello, a...