LYNCH MOB Dancing With The Devil
recensione
Il peso della storia è presente, ma non diventa mai zavorra. L’eredità degli anni con i Dokken aleggia in modo naturale, come un linguaggio che Lynch continua a parlare con assoluta padronanza. Il fuoco melodico e la precisione che hanno segnato Tooth and Nail , Under Lock and Key e l’intera stagione d’oro dell’hard rock americano riaffiorano qui con una lucidità maturata nel tempo. Non c’è nostalgia, semmai una conferma: quel tocco, quella voce chitarristica, non si sono mai davvero allontanati.
Sapendo che questo segna la fine dell’attività live e del percorso discografico dei Lynch Mob, il quartetto – George Lynch (guitar), Gabriel Colon (vocal), Jaron Gulino (bass), Jimmy D’Anda (drum) – ...
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sceglie di non addolcire il colpo. Dancing With The Devil affonda le radici nel blues rock più ruvido, recupera lo spirito di Wicked Sensation e lo rilegge con l’esperienza di una band che conosce i propri punti di forza alla perfezione. Il tiro resta saldo, le chitarre fendono il mix e il groove procede con l’autorità di musicisti che non hanno più nulla da dimostrare, ma ancora molto da dire.
Undici le tracce dell’album, di cui la bonus track Somewhere , in esclusiva per il mercato europeo.
Produzione/mixing: Chris Collier.
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