INTERPOL The Other Side of Make-Believe

di Francesco Sicheri
01 settembre 2022

recensione

INTERPOL
The Other Side of Make-Believe
Matador
La recensione del nuovo album degli Interpol è inclusa nel testo della traccia di apertura, e la band probabilmente lo sa molto bene. Still in shape, my methods refined , canta Paul Banks in Toni , e niente sembra più calzante per descrivere lo stato in cui la band newyorkese torna a farsi ascoltare a quattro anni da Marauder. Là dove quest’ultimo aveva impressionato alcuni, per lasciare molti altri a bocca asciutta, sembra che The Other Side of Make-Believe abbia a disposizione qualche “mossa” in più, ma non le troverete certo in bella vista sotto la luce del sole.

In tutta onestà non troverete nemmeno la luce del sole, perché proprio come il suo artwork di copertina, The Other Side of Make-Believe è la sonorizzazione di una narrazione in bianco e nero, nella quale ogni elemento si percepisce in una sua voluta, talvolta straniante, separazione individuale.

Nel nuovo lavoro degli Interpol c’è un perfetto senso di continuità con il passato, perlomeno con quel processo di ricostruzione iniziato a partire dal 2010 con l’omonimo Interpol , e ufficializzato (non senza qualche scivolone) quattro anni dopo con El Pintor . Ricordate quanto detto poche righe fa? Still in shape, my methods refined .

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Il beat coinvolgente di Gran Hotel , le chitarre dentellate di Renegade Hearts , lo swing ipnotico di Something Changed, così come il crescendo di Into The Night e gli slanci atonali di Greenwich : The Other Side of Make-Believe ha i suoi momenti... Sono i brani che mancano all’appello. Ognuna delle tracce dell’album ha molti più strati di quanti si possano percepire in prima battuta, ma è la capacità di rimanere attaccati alla memoria che non si rintraccia in quasi nessuno degli 11 brani di questo nuovo lavoro. L’attenzione sembra essere stata riposta maggiormente nell’affinamento di una formula, di un protocollo d’azione, più che nella messa nero su bianco di brani che valga la pena celebrare e riascoltare.

Con The Other Side of Make-Believe si celebrano molto più le due decadi abbondanti di carriera della band, che il suo ritorno a fare musica. La sensazione arriva potente durante l’ascolto dell’album, ma è quando ci si accorge che il ventennale di Turn On The Bright Lights è dietro l’angolo, che prende un peso molto più ingente.

Nulla è fuori posto nella nuova produzione degli Interpol, e forse è proprio questo il problema. Tutto fila liscio e niente si increspa. Tutto, infine, pare sempre ricondurre a quel momento in cui - dopo un debutto ammaliante - la band si è presa carico di continuare ad interpretare un ruolo, piuttosto che viverlo e farlo vivere.

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