ERIC BIBB In The Real World
recensione
La carriera dell’artista americano si sviluppa in ben cinque decadi (Seans The Best – 1972 – è il suo disco d’esordio) ed è costellata da svariate onorificenze, da oltre trenta album tra live e studio e collaborazioni eccellenti (Charlie Musselwhite, Bukka White, Taj Mahal, tra gli altri). In The Real World è l’ultimo lavoro in studio di Bibb e contiene quindici tracce, anticipate dal singolo, la delicata Dear Davis.
L’album è stato registrato presso il noto Real World Studios di Peter Gabriel, prodotto ed arrangiato da Glenn Scott. Si tratta di un album molto intimo, nel vero senso del termine. Nella maggior parte dei brani Bibb si accompagna con la sola chitarra acustica, come nel delizioso blues Dear Mavis che, per struttura e linea melodica, ci ricorda molto da vicino John Lee Hooker. Il suono caldo della chitarra di Bibb...
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si fonde a meraviglia con il cantato dell’artista, morbido e scuro.
L’album contiene blues ipnotici (Judgement Day), nei quali emerge l’ottimo comping di Bibb, brani impegnati come Neshoba County che richiama fatti di cronaca realmente accaduti (nel 1964 in Mississipi vennero assassinati tre lavoratori che manifestavano per i diritti civili) e dolci e raffinate ballad; tra queste citiamo la conclusiva Victory Voices nella quale Bibb duetta con Lily James, in possesso di una voce angelica. Bibb è in forma smagliante, espressivo ed ispirato, canta e si accompagna col relax tipico dei grandi artisti. L’album è in definitiva la fotografia perfetta dello status raggiunto da Bibb. “ L’album condensa le mie influenze, è una sorta di autoritratto e sento che io e Glen abbiamo posato una pietra miliare del nostro viaggio di musica”.
Come dargli torto? Per songwriting, stile esecutivo, cantato, In The Real World è probabilmente il miglior disco di Bibb da un po’ di tempo a questa parte.
Dario Guardino
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