Dirty Boy SilverBoy Analog Preamp
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Il SilverBOY affonda le sue radici nel plugin sviluppato da Dirty Boy in collaborazione con Two Notes Audio Engineering per la piattaforma Genome. Un amplificatore virtuale che, fin dalla sua comparsa, ha colpito per la reattività, la complessità armonica e una risposta dinamica che molti utenti hanno giudicato sorprendentemente “fisica”. Da qui la decisione, tutt’altro che scontata, di trasformare quel comportamento digitale in un circuito reale, fatto di componenti discreti, potenziometri, cablaggi e tensioni.
Il risultato è un preamp che non rincorre una replica vintage specifica, ma che recupera un modo di pensare il suono più concreto: partire dalla risposta al tocco, dalla relazione tra gain, headroom e compressione, dal modo in cui l’alimentazione influenza il feel...
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sotto le dita. Il SilverBOY non vuole essere un modellatore né un simulatore nel senso moderno del termine, ma uno strumento analogico capace di funzionare come preamp da pedaliera, come drive front-end, come soluzione per il direct recording e come elemento attivo all’interno di un rig tradizionale con amplificatore.
In un’epoca in cui tutto tende a diventare preset e recall istantaneo, Dirty Boy propone un oggetto fisico, denso, regolabile a mano, che chiede tempo e ascolto. Un approccio che guarda avanti partendo da una logica profondamente radicata nel passato della chitarra elettrica.
COSTRUZIONE
Dal punto di vista costruttivo, il SilverBOY si inserisce pienamente nel linguaggio Dirty Boy: enclosure massiccio, finitura grezza lavorata dal pieno, assenza di elementi grafici superflui. Ogni centimetro della superficie è occupato da controlli o connessioni, a sottolineare una progettazione orientata alla funzione prima che all’estetica.
Il circuito è completamente analogico, sviluppato da Danny Gomez e Roberto García partendo non da uno schema tradizionale, ma dall’analisi del comportamento del modello virtuale TSM-Ai™. Non si tratta quindi di una semplice “traduzione” circuitale, ma di una ricostruzione del modo in cui il preamp reagisce a livello dinamico, armonico e di risposta in frequenza.
La dotazione di connessioni è ampia e chiaramente pensata per un utilizzo professionale: uscita Preamp Out per l’inserimento nel return del loop effetti o in un finale di potenza, uscita Emulated Out con simulazione di cassa 2×12 per il collegamento diretto a mixer o interfaccia, ingresso Line In con controllo di livello e uscita cuffie. Una flessibilità che colloca il SilverBOY non come semplice pedale drive, ma come nodo centrale di un sistema.
CONTROLLI
Il pannello di controllo riflette la filosofia del progetto: pochi elementi, ma tutti realmente incisivi. Il cuore è rappresentato da gain e volume, affiancati da un equalizzatore a tre bande che lavora in modo progressivo e musicale, senza escursioni estreme ma con una capacità concreta di rifinire il carattere del suono. L’equalizzazione non è pensata come strumento correttivo, bensì come parte integrante della timbrica, esattamente come accade nei preamp di amplificatori classici. Le regolazioni interagiscono tra loro e con il livello di gain, restituendo risposte diverse a seconda del punto di lavoro scelto.
Il footswitch consente l’attivazione del circuito, mentre l’assenza di memorie o funzioni digitali rafforza l’idea di uno strumento da “suonare” e non da programmare.
VARIAC
Uno degli elementi più interessanti del SilverBOY è la presenza del controllo Variac. Storicamente, il variac è un trasformatore variabile utilizzato per modificare la tensione di alimentazione di un amplificatore valvolare, con effetti diretti su headroom, compressione e risposta dinamica.
Nel SilverBOY, il Variac Simulator agisce sul comportamento del circuito analogico riproducendo gli effetti tipici della riduzione di tensione: breakup anticipato, compressione più morbida, attacco meno rigido e una sensazione generale di maggiore “cedevolezza” sotto le dita. Il riferimento culturale è evidente e affonda nelle sperimentazioni di fine anni Sessanta e Settanta, quando la ricerca del feel contava quanto – se non più – del volume.
A differenza dell’uso reale di un Variac su amplificatori vintage, qui non esistono rischi per componenti o affidabilità: l’intervento è controllato e progettato per essere ripetibile e sicuro, offrendo al chitarrista uno strumento espressivo in più senza controindicazioni pratiche.
SOUND
Dal punto di vista sonoro, il SilverBOY si muove su un territorio ampio ma coerente. A bassi livelli di gain restituisce un clean solido, con una brillantezza controllata e una risposta dinamica che segue fedelmente il tocco. Aumentando la saturazione, il preamp sviluppa una grana progressiva, mai artificiale, che passa da un crunch compatto a una distorsione più densa e irregolare, fino a territori quasi fuzz-like.
La caratteristica più convincente rimane la sensazione di “amp-like feel”: il modo in cui il suono si comprime, respira e reagisce alla pennata richiama più un preamplificatore tradizionale che un pedale di distorsione. Inserito davanti a un amplificatore, il SilverBOY può funzionare come boost caratterizzante o come vero e proprio canale aggiuntivo. Nel loop effetti o in direct, diventa un preamp completo, credibile e musicalmente reattivo.
L’emulazione di cassa 2×12 sull’uscita dedicata non ha ambizioni iperrealistiche, ma svolge correttamente il suo compito, restituendo un’immagine coerente e facilmente integrabile in contesti di registrazione o live silenziosi.IN BREVE
Il Dirty Boy SilverBOY è un progetto atipico, che rifiuta scorciatoie concettuali e guarda alla tecnologia con un approccio inverso rispetto alla norma. Non nasce da un circuito storico, ma da un comportamento sonoro; non cerca di stupire con funzioni digitali, ma con una risposta analogica credibile e suonabile.
È uno strumento pensato per chitarristi che conoscono il valore del feel, della dinamica e dell’interazione fisica con il suono. Il prezzo di 400 euro lo colloca in una fascia impegnativa, ma coerente con una costruzione boutique e con un’idea di preamp che va oltre il semplice pedale.
In definitiva, il SilverBOY non è un manifesto contro il digitale, ma una dimostrazione concreta che l’analogico ha ancora molto da dire, soprattutto quando nasce da una comprensione profonda del suono e non dalla semplice imitazione del passato.
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