Andrea Balestra - "Lucid Dreams"
recensione
La nuova mini-produzione ci consegna quattro brani, due inediti e due re-interpretazioni, dalle quali emerge in maniera forte la vena jazz che animava anche il precedente LP, ma che in quest’occasione, grazie al carburante funk rintracciabile in tutte e quattro le tracce, risulta stemperata delle sue tinte più cupe. Al servizio del progetto questa volta troviamo Alejandra Arellano (batteria), Daniel Roberts (basso) e John Urban (contrabbasso), con l’aggiunta della voce di Tiffany Lantello per la rivisitazione di Summertime, famoso brano di George Gershwin.
Solitamente è difficile riuscire a provare un senso di completezza nel momento in cui si termina l’ascolto di un Ep ed anche Lucid Dreams non fa eccezione, ma sicuramente risulta essere un prodotto ben ragionato e conchiuso pur...
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non arrivando ai quindici minuti totali di musica. I brani, siano essi i due inediti, The Rhyme e West Of The One, o siano i tributi a Jerome Kerns e Gershwin, All The Things You Are e Summertime, sono collegati da un fil rouge che lavora su di un piano intellettuale in maniera continuativa.
Ascoltando Lucid Dreams si percepisce un processo di sviluppo comunicativo che cammina di pari passo con l’ascolto, e procede fra i brani elaborando un concetto musicale che dialoga apertamente con l’ascoltatore grazie alla voce della chitarra di Balestra, protagonista sempre discreta e sensibile nel non voler mai adombrare i suoi colleghi.
È un vero peccato che Lucid Dreams si esaurisca così velocemente, perché al termine di Summertime si rimane con il chiaro desiderio di voler ascoltare molto di più. Lucid Dreams è un piccolo gioiello, quattro brani di ottimo artigianato musicale e di sublime fattura, che senza dubbio lasciano ben sperare per future e ben più corpose pubblicazioni.
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