RIVER BLONDE Garage Blues
recensione
Chuck Old Hen apre la tracklist affidandosi al mandolino, accennando il popolare traditional statunitense (portato alla popolarità da Fiddlin’ John Carson nel 1923), prima che la chitarra faccia il suo ingresso per traghettare l’atmosfera in un funk-rock dinamico e vivace.
Se in Mad Men i fraseggi di chitarra slide e violino si intrecciano per sfociare in un intrigante marching-blues, la successiva traccia è un’intensa cover di Almost Like The Blues (il celebre brano di Leonard Cohen pubblicato sul suo Popular Problems del 2014) che i River Blonde sono soliti inserire nel loro repertorio live.
Atmosfera elettrica per Morning Light...
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Blues che guarda al R&R dei Cinquanta, poi è la volta di Shine On, una ballad delicata con la voce di Tavernese a restituire pathos ed emozioni; quindi, una nuova sferzata di energia, questa volta con If You Are A Rock col suo groove che rotola davvero, là dove il tandem chitarra elettrica/basso plasma un riff potente e cadenzato e lo alterna a momenti di libera improvvisazione.
A questo punto, la tracklist del disco lascia di nuovo spazio alla melodia ed è così che fa il suo ingresso If, chitarra acustica e voce per una ballad che trasmette sapori delicati; atmosfera pacata e melanconica anche per Deep Of My Heart (registrato live come i tre successivi), a cui segue una frizzante versione di Police Dog Blues, il celebre brano di Blind Blake del 1929.
La chiusura di Garage Blues è affidata niente di meno che a quel Key Of The Highway di Eric Clapton (1973) entrato di diritto nella storia del blues ed interpretato da una pletora di artisti nel corso dei decenni: qui i River Blonde regalano al brano un approccio elettrico peculiare, facendo però attenzione a non snaturarne l’essenza.
Decisamente chiaro nei suoi intenti, Garage Blues è l’omaggio dei River Blonde all’universo delle 12 battute, alle variegate nuance e colori, imprescindibili per il background di chi la musica la suona e di chi la ascolta.
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