ELVIS "EPiC: Elvis Presley in Concert"
recensione
È proprio ciò che fa il documentario EPiC: Elvis Presley in Concert di Baz Luhrmann, che sceglie di raccontare l’artista – il genio, il performer – più che l’icona da poster.
Durante la lavorazione del biopic Elvis (2022), Luhrmann e il suo team hanno scoperto nei caveau Warner Bros. negativi e filmati a lungo nascosti, girati per Elvis: That’s The Way It Is (residency di Las Vegas del 1970) ed Elvis On Tour (concerti del 1972 negli Stati Uniti), oltre a rari 8mm e audio inediti in cui è lo stesso Elvis a raccontare la propria vita.
Questo materiale, restaurato in anni di lavoro con Jonathan Redmond e la Park Road Post Production di Peter Jackson, è la spina dorsale del film; al cinema, è la voce di Presley, narratore di sé stesso, a guidare lo spettatore in un documentario che mette al centro musica e arte, lasciando ai margini gossip e cronaca privata. Ne emergono con...
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ancora più forza l’incredibile talento performativo e l’umanità di Elvis: lo si vede in sala prove, prima del palco, nelle residency di Las Vegas, fino al magnetismo quasi ipnotico della sua voce mentre ride, sbaglia, si emoziona e mostra quanto amasse profondamente quello che faceva. Il risultato è il ritratto umano commovente di un artista spesso ridotto a figura mitologica o a caricatura pop.
Su questo impianto visivo si innesta la colonna sonora originale EPiC: Elvis Presley in Concert, resa disponibile in digitale, in CD e in doppio LP in due varianti di colore. Si tratta di una raccolta di 27 tracce presenti nel film: nuovi mix di esibizioni live iconiche, affiancati da remix e medley che reimmaginano i classici di Elvis all’altezza degli standard sonori contemporanei.
Ad anticipare l’uscita della colonna sonora sono stati i brani Oh Happy Day (EPiC Version) e il medley Wearin’ That Night Life Look, costruito fondendo quattro classici di Elvis (Wearin’ That Loved On Look, Night Life, I, John e Let Yourself Go) per creare, nelle parole del team creativo, “un brano completamente nuovo dal DNA di Elvis”.
L’idea è nata dalla collaborazione strettissima tra Baz Luhrmann, anche produttore esecutivo della colonna sonora, e Jamieson Shaw, produttore musicale del film: i due hanno lavorato come se avessero Elvis in studio oggi, immaginando come avrebbe potuto sperimentare nel presente.
Da questa chiave di lettura viene fuori un Elvis sorprendentemente “contemporaneo”: non un artista musealizzato, ma un performer istintivo che spingeva sulla contaminazione tra gospel, rhythm & blues, country, pop e orchestrazioni monumentali, spesso in anticipo sui tempi.
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