HUNKA MUNKA "Demoni e Dei"

di Giorgio Fairsoni
01 maggio 2026

recensione

Hunka Munka
Demoni e Dei
M.P. & Records
Demoni e Dei... un bel tuffo nelle atmosfere del prog italiano d’annata a firma Hunka Munka, il progetto di Roberto Carlotto (all’epoca con i Dik Dik e oggi solista) divenuto un ensemble stabile grazie alla presenza fissa di Joey Mauro, tastierista, direttore d’orchestra e arrangiatore.
Accanto al duo, una squadra di sei valenti musicisti; più precisamente, Marcantonio Quinto (batteria, percussioni), Andrea Arcangeli (basso), Gianluca Quinto (chitarre), Barbara Rubin (viola, violino, voce), Tony Minerba (cori), ed in più Andrea Rinaldi in un episodio del disco.

Con le sue dodici tracce, Demoni e Dei è un arazzo di tematiche in cui bene e male, luce e oscurità, divino e diabolico, si intrecciano, si dipanano e tornano ad avvicinarsi, là dove sono l’Hammond, il Minimoog, il Mellotron e le chitarre synth a sostenere la narrazione con le loro sonorità autentiche ed avvolgenti. Dunque, musicisti in carne ed ossa e sonorità analogiche... in un’epoca fatta di musica digitale e generativa. [A questo proposito, il disco è certificato “100% Human & Organic”, dunque, nessun ricorso all’Intelligenza Artificiale]

La tracklist apre con il lirismo di Addio Dolce Edel, per svilupparsi poi nell’heavy prog intenso di Ossessioni. Se con Cavalli Alati la band sfodera coesione e...

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groove con l’aggiunta di un denso assolo di chitarra di Rinaldi, Justine è il breve ed efficace interludio che conduce a L’Aeroplano d’Argento, seguito poi da Dedicato a Giovanna G, entrambi frutto della capacità interpretativa dell’intero ensemble.

Raffinati arpeggi di chitarra e riflessioni malinconiche ordiscono la texture di Cattedrali di Bambù, mentre il teatrale La Vendetta degli Dei irrompe sulla scena con le chitarre e i synth a scambiarsi i ruoli e i cambi di tempo che si alternano in modo repentino ed efficace.

Con la palpabile tensione che lo introduce ed un climax via via in crescendo, Demoni è l’episodio più prog dell’intero disco: sette minuti e più in cui ogni strumento trova il suo spazio, generando pathos ed energia. Chiude Danza Macabra e con essa il suo universo di sonorità oscure in cui chitarre e linee melodiche incisive ne sono il fulcro.

In sintesi, Demoni e Dei non vuole essere un’operazione-nostalgia, ma la dimostrazione che il prog rock ha ancora molto da dire quando sono la competenza e la passione ad esprimersi con il massimo fulgore.

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