BLOOD YOUTH Beyond Repair
recensione
È questo il mood che percorre pressoché tutte le tracce in scaletta, e che ben si sposa alla produzione compressa e diretta, che fa della forza d’urto il proprio punto di forza, soprattutto nel momento di rialzarsi dopo uno slancio melodico prolungato. Le parti chitarristiche si concentrano sulla costruzione di riff muscolosi piuttosto che su linee solistiche al fulmicotone e da ciò derivano brani dall’incedere pesante...
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e cadenzato come la buona Pulling Teeth, che si alternano a composizioni più veloci e furiose come Buying Time.
Il mid-tempo è però quello su cui la band trova maggiore spazio d’azione, soprattutto per rivelarsi nella sua veste melodica più costruita e articolata, particolare che vale all’album una buona dose si dinamismo nel districarsi dall’ovvio impasse d’immobilismo che affligge generi dello stesso ceppo artistico.
Il tema generale del disco è quello dell’affrontare i traumi causati da abbandoni sentimentali, cosa che non risulta certo nuova, ma che viene eviscerata in tutte le sue forme, da quelle più subdole e apparentemente impercepibili, per arrivare fino a quelle più devastanti e distruttive. Beyond Repair non inventa nulla, ma spazia bene fra gli estremi del proprio range espressivo, e consegna così alle stampe un lavoro solido e molto curato.
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